Montalbano

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Leggo Camilleri e penso Montalbano. Penso Montalbano e vedo Zingaretti.

E’ un trucco della tv, che impedisce ogni immaginazione rispetto ad un personaggio diverso da Zingaretti anche quando il testo è scritto e non a tutto schermo. Dopo le prime pagine in cui devi rimasticare un po’ la lingua prima di capirne il senso eccoti a Vigata, non luogo in cui tutti ci riconosciamo perfettamente, a Marinella con il suo terrazzo che affaccia sul mare, il forno pieno delle delizie di Adelina, il caffè nella moka che aspetta il commissario e una puntuale telefonata di Catarella che annuncia na’ mazzatina.

Forse uno dei racconti più belli: apparentemente senza indagini il commissariato vegeta in uno stato irreale di pace, il paese è il set di una Fiction una sorta di “come eravamo”, prodotta da una tv svedese, e Vigata è trasformata nella vecchia Vigata anni 40: tutto il paese partecipa come comparsa, come attore e perfino i malviventi come dice Montalbano non ammazzano, troppo presi a fare i bellimbusti con le svedesi giunte per le riprese.

La vita quiete di Montalbano è turbata da attori che occupano i suoi posti preferiti: la trattoria da Enzo, il suo scoglio delle passeggiate e persino il suo terrazzo.

Chi conosce Salvo sa bene quanto mal sopporti i cambiamenti. L’indagine arriva per caso, quando il sig. Sabatello porta al commissario 6 vecchi filmati registrati dal padre in cui compare un muro bianco. Ogni anno ripreso nello stesso punto, nella stessa ora, nello stesso giorno. Si intreccia una seconda indagine quella di un coraggioso Mimì che sventa una sparatoria nella scuola del figlio Salvuzzo che nasconde una storia di bullismo.
Del muro verrà a sapersi alla fine, che era l’eterno ricordo di un omicidio a fin di bene, per quanto suoni come un ossimoro, la motivazione sfiora la tenerezza.

Leggere Montalbano è un po’ come strappare un biglietto per la Sicilia e soggiornare da un amico: sei contento di rivedere Fazio, Livia, Mimì, di ascoltare le notizie di Televigata e riprendi un po’ in mano le vite di tutti per poi salutarli al punto fine.
Particolarmente ricco anche sotto il profilo linguistico con molto più dialetto che in altri raccolti, è il primo libro scritto sotto dettatura da Camilleri.
Ciao Montalbano, ci vediamo presto.

 

 

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