Non ho mai fatto mistero di quanto mi piacciano i personaggi che “a volte ritornano”, ritrovo sempre con piacere l’avvocato Guerrieri di Carofiglio, il Commissario Montalbano di Camilleri, e non fanno eccezione il Maresciallo Santovito e Poiana di Guccini e Macchiavelli.

Il romanzo che si svolge sull’Appennino tosco-emiliano in un paese  dove la modernità è rimasta ai confini, non prende il cellulare e la vita si snoda in pochi angoli: al bar trattoria da Benito, nei boschi di Ca’ di Sopra e nell’ufficio dell’ispettore della forestale Marco Gherardini, per tutti Poiana.

La storia racconta di elfi: persone che vivono di e nella natura cibandosi di quello che viene dalla terra, lavandosi nei torrenti, e abitando in baracche abbandonate nei boschi in comunità autogestite pacifiche e rispettose. Sembra.
Sembra perché il bucolico paesaggio viene rovinato dal cadavere di un Ramingo a cui Poiana cercherà di dare un nome, una spiegazione e una giustizia.

L’Appennino non sarà come le Alpi, o le Rocky Mountains, ma ogni tanto, come tutte le montagne, richiede le sue vittime sacrificali, la vita di chi, in un momento d’orgoglio o d’incoscienza, si ritiene più forte di loro, e l’uomo, più forte dei monti, non lo è quasi mai.

Le indagini paesane si intessono con quelle internazionali in una fotografia che sembra non venire mai a fuoco, fino alla fine.
Il colpevole è celato, ben nascosto e inaspettato fino al penultimo capitolo e così il libro scorre veloce tra le tante storie che si intrecciano di paesani che abbiamo imparato a conoscere nei romanzi precedenti: Adùmas, Benito, la cucina di Adele e nuovi venuti.

I dialoghi diretti, sfiorano il burbero ma con quel fare genuino e sincero della gente di montagna dove il rispetto lo si guadagna con i fatti e le differenze di età sono solo un tagliando anagrafico a cui nessuno fa caso.

Spero non passi troppo tempo al prossimo romanzo, intanto mi godo ancora la scia del racconto guardando da lontano Berto che fa la sua deposizione:

Berto sospese il racconto per frugare in tasca e accendersi un sigaretta. Al primo tiro, un attacco di tosse.
<< Creperò, un giorno o l’altro>> disse quando si calmò.
<<dov’ero rimasto?>>

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