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Il venerdì mi regala un viaggio. Un ritorno più che altro, non a casa, ma quasi. Un passaggio lungo quanto un fine settimana a Bologna a festeggiare con anticipo il Natale, ma come diceva Renato Pozzetto nella pubblicità del Pandoro Melegatti: Il Natale quando arriva arriva…

Sono molto felice che sia finalmente dicembre, sopratutto perché poi c’è gennaio e possiamo archiviare la parentesi del 2018 e iniziare un foglio immacolato scrivendo una storia che al momento si prospetta molto avvincente.

A proposito di storie, l’altra sera che non c’era verso di prendere sonno, stavo parlando da sola, come la protagonista di Settembre può aspettare. Complice anche la biografia che sto leggendo, stavo facendo la mia.
Sono nata il … a…. e poi mi sono trasferita a… buffo perché pensavo come se stessi leggendo la mia storia, dosando le parole, facendo attenzione ai doppioni e devo dire che il risultato era assolutamente soddisfacente.

Mi sono accorta contestualmente di essere troppo giovane, per poter scrivere un biografia a meno di non imbastire il libro Storie di una che ha vissuto ancora poco. Ma così di primo acchito non mi sembra un best seller.
Comunque mi sono svegliata la mattina con la sensazione di aver fatto un viaggio lunghissimo e di essermi addormentata sulla mia esperienza alla maratona di New York perché ero già spossata ancora prima di iniziare la giornata.

Ad ogni modo vi assicuro, che se volete iniziare bene questo dicembre che ci apre le porte, non potete perdervi per niente al mondo il mio post di domani, non vi anticipo niente, ma voi passate di qui.

Primavera fatti avanti

Aprile non può che essere incantevole, sopratutto in Italia se vieni da Londra, come le protagoniste del romanzo, dove normalmente piove e fa freddo come a novembre.

Il profumo dei fiori esce dal libro, insieme alla primavera, all’amore e alla scoperta di un paradiso terrestre che ironia della sorte si chiama San Salvatore, di nome e nei fatti visto l’effetto benefico che elargisce ai suoi abitanti.

La storia

Mrs Wilkins è una signora timida, riservata che come le donne del suo tempo, parliamo degli anni ’20 è sottomessa al marito. Per lui manda avanti la casa, gestisce la spesa con parsimonia e rigore e tutte le faccende. Da parte sua Mr Wilkins è ogni giorno più convinto di aver sposato una donna inetta, poco intelligente a cui passa un tanto mensile per le spese quotidiane e per se stessa.

Un giorno, al Club letterario la donna fa la conoscenza di Mrs Arbuthnot, una signora se possibile ancora più austera e religiosa.
Le due, loro malgrado, condividono un sogno riposto in un annuncio appena uscito sul giornale del Club: fuggire da Londra per un mese in un castello in Italia, lontano da tutto soprattutto dai loro mariti.

Le due estranee si trovano ben presto a condividere lo stesso ardore di fuggire, ma le spese sono alte e devono ricorrere per pagare l’affitto di San Salvatore ad altre due donne: la bellissima Lady Caroline, figlia della nobiltà inglese e l’anziana e vittoriana Mrs Fisher poco incline a qualunque dimostrazione di affetto nei confronti del mondo.

La partenza

Le quattro donne, riescono a programmare la loro partenza raccontando mezze verità ai rispettivi mariti con il desiderio di ritagliarsi finalmente un periodo di isolamento personale, in quello che sembra essere un paradiso in terra.

E’ il primo aprile quando inizia la vacanza a San Salvatore. Di nome e di fatto perché le 4 donne non solo impareranno a convivere con le loro paure e i loro limiti ma sarà anche l’occasione per rivalutare tutta la loro storia personale, la loro vita familiare e prima di tutto quella coniugale.

Le donne alla fine si sa, la sanno lunga su tante cose e in quanto a padronanza di se, e riscatto non sono seconde a nessuno.

E’ un libro primaverile, che toglie da addosso il freddo dell’autunno con tanta voglia di novità, colori e fiori sul balcone.

Il finale, ammetto un po’ scontato o meglio prevedibile, ma questo non toglie la freschezza di questo racconto uscito per la prima volta nel 1922. Immagino la faccia della critica di allora davanti a questo testo, il primo commento deve essere stato sicuramente di irriverenza nei confronti della società di allora.

Forse anche per questo vale davvero la pena una lettura.

Invece bisognerebbe continuare (con dignità, naturalmente) a cambiare, per quanto vecchi si diventi. Non aveva niente contro il cambiamento, il maturare ulteriormente, finché si era vivi non si era morti, ovvio – perché cambiare e maturare sono, appunto, la vita.

 

Valutazione

 

 

Scrivo questa recensione in volo, nel tragitto aereo tra Italia e Spagna. Non so perché ma mi sembra un momento opportuno per raccontare il viaggio che narra questo libro. Un po’ sospeso nell’aria, a metà tra terra e cielo come me in questo momento.
La storia ruota attorno al personaggio di Helena, che conosciamo poco più che bambina nella steppa della Mongolia nel 1850, figlia di una famiglia aristocratica, predestinata a sposare un uomo molto più vecchio di lei e a rimenare segregata in una prigione dorata per il resto dei suoi giorni.
Helena capisce ben presto di essere chiamata ad un vita diversa e trova conferma nelle sue visioni di Spiriti misteriosi che le indicano la strada da seguire per incontrare il suo destino di predestinata per cambiare le sorti del mondo. Così Helena, nella versione femminile di Atreyu de “La Storia infinita”, scappa in sella al suo cavallo alla ricerca del suo futuro… Falcor, ve lo dico subito, non c’è.
La prima tappa della sua nuova vita è Londra, Helena si imbarca su un mercantile, scortata da un giovane Sir William Spacer , angelo custode muto e paziente, che incontriamo sulla banchina del porto per la prima volta ai confini dell’Asia e ci portiamo dietro in sporadiche ma quanto mai propizie apparizioni fino a pagina 363.
Londra nel 1870 si rivela un crocevia di vite e di umanità, un tassello importante per la protagonista per prendere consapevolezza della sua nuova vita, delle proiezioni della suo futuro, ma il percorso non è ancora completo, Helena si imbarca nuovamente verso il Canada, spinta ancora una volta dalla sete di conoscenza del mondo circostante e dei suoi equilibri. Dopo mesi di navigazione approdiamo nelle terre sconfinate del Nord America e facciamo la conoscenza degli Uomini Rossi, gli Indiani, portatori di conoscenze ancestrali sull’Universo e i suo equilibri.
Qui Helena nella sua versione PRO, entra in contatto con Madre Terra e tutti i suoi elementi e vive a pieno la sua libertà in spirito anima e corpo prima di tornare al duro impatto con la realtà che non tarderà a manifestarsi.

E’ un libro per il quale, ammetto, occorre essere un po’ predisposti, aver già assaggiato i temi mistici e avere una buona apertura mentale, penso che solo così si possa comprendere a pieno il messaggio del libro che parla di un cambiamento interiore che parte da noi stessi.
Io personalmente non ho esperienze sensoriali vissute e per fortuna non mi sono mai apparsi spiriti ad indicarmi la via, anche perché credo sarei morta sul colpo o immediatamente diretta a fare un tac al cervello ma credo che questo libro nasconda un messaggio molto significativo che ci sfugge nella quotidianità carica di sovrastrutture.

Chiudo con parole non mie quello che penso di aver capito che trovo racchiuso nella preghiera della Serenità:

[…] concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare;
la forza ed il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare;
e la saggezza di conoscerne la differenza.[..]

Nel frattempo sono atterrata e dal basso della mia umanità accetto di essere arrivata in ritardo di solo 2 ore…

P:S. Ringrazio davvero Patrizia per la fiducia che mi ha concesso nel recensire sul suo libro.
Chi fosse interessato all’acquisto di Londra 1870 può richiederlo a questo indirizzo: patti.u@libero.it e riceverlo a casa in un paio di giorni! Prezzo 15 €.
Buona lettura!

Diciamo subito che se metti sullo stesso scaffale Shantaram e I pilastri della terra devi quanto meno assicurarti che sotto non ci sia un vaso di cristallo.

  • La prima difficoltà reale è tenerlo in mano e leggere la pagina sinistra senza schiacciarsi una mano sotto il peso delle parte destra.
  • La seconda è che se avete intenzione di leggere questo libro in un periodo in cui andate in giro con una pochette, è meglio cambiare i vostri piani e dotarvi di uno zaino o una borsa dal fondo largo…oppure optare per la versione digitale.

Superate queste facezie non rimane altro che immergersi nella lettura e strappare un immaginario biglietto per l’India, perché quello che accade è un’immersione totale nella Bombay degli anni ’80.

La storia in breve

Robert viene condannato a 19 anni di reclusione per alcune rapine commesse quando era tossicodipendente ma due anni dopo evade dal carcere di massima sicurezza australiano. Per la maggior parte del periodo di latitanza, vive a Bombay, precisamente negli slum dove organizza una clinica medica per i popoli delle baraccopoli e impara a convivere e conoscere la cultura indiana . Qui incontriamo alcuni dei personaggi principali: il buon Prabacker tipico indiano di Bombay iper servizievole e sorridente che purtroppo vediamo morire di una morte orrenda quando oramai ci eravamo completamente affezionati a lui e Carla, croce e delizia per tutto il volume. Ma veniamo anche  in contatto con una realtà poverissima,  quella degli invisibili, la casta dimenticata dove manca tutto: cibo, pulizia, medicine, ma c’è molto cuore ed è impossibile rimanere indifferenti.

Robert ad un certo punto subisce una vendetta dalla maîtresse di Bombay e viene rinchiuso in carcere dove uscirà solo grazie a un capo mafia che diventerà il suo mentore, ma non prima di aver ricevuto pestaggi da parte delle autorità e aver pensato al suicidio per una situazione apparentemente senza scampo. Robert inizierà a lavorare per lui immischiandosi in molti scontri tra gangs locali. L’ultima parte del libro è dedicata al viaggio in Afganistan per il contrabbando delle armi da fuoco dove morirà Khader Kan. La fine del libro coincide anche con l’esame di coscienza di Robert che decide di tornare in India a vivere una vita onesta trasformarsi davvero in Shantaram che in indiano vuol dire “uomo di pace”.

Il fatto che la storia sia realmente accaduta inevitabilmente fa si che il lettore si appassioni ancora di più

alla vicende che legge, sentire tutti i pugni sulle costole sulla propria pelle e chiedersi ad un certo punto sopravviverà? Impossibile non commuoversi al capezzale di Prabacker trafitto da un palo.
Non si può non patteggiare per i “cattivi”, perché è un libro di “cattivi”. Quelli solo cattivi contrabbandano armi e falsificano passaporti, quelli molto cattivi ammazzano la gente. Diciamo che personaggi legali non ce ne sono. Robert è un fuggitivo, un tossico, ma è anche una vittima che si lecca le ferite e prova a ricostruire se stesso nell’arco delle 1177 pagine del libro.
Robert viene catturato realmente in Germania e rimandato in Australia dove sconta la pena rimanente e decide di mettere nero su bianco la sua storia più o meno romanzata. Diciamo con un sorriso sulle labbra, che Shantaram è senza dubbio l’emblema di un lavoro socialmente utile.

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