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Della Guida intergalattica per gli autostoppisti ne sento parlare da sempre, come di un libro che va letto perchè rappresenta un cult che non può mancare nella tua libreria mentale e fisica.

Ecco che a 39 anni dalla prima traduzione italiana (1980 Mondadori), arrivo anche io.

La storia molto in breve

Arthur Dent, si trova sdraiato nel fango davanti a casa sua o meglio davanti al bulldozer giallo che minaccia di radergli al suolo la casa per costruire una tangenziale.
Nel bel mezzo del sit-in fa il suo ingresso Ford Perfect, un amico di Dent che lo trascina nel più vicino pub locale a scolare delle birre alle 11:00 del mattino con la scusa che tra poco la Terra salterà in aria per sempre.

In effetti dopo una decina di minuti dal cielo compare una flotta spaziale assoldata per far esplodere il nostro Pianeta. E così avviene.

I due minuti sono sufficienti perchè Arthur Dent e Ford Perfect vengano caricati come due autostoppisti da un astronave galattica.

Da qui inizia l’avventura spaziale e la scoperta di nuovi mondi, grazie al fondamentale contributo della Guida Galattica per gli autostoppisti, che altro non è che un computer in grado di fornire risposte a tutti i quesiti della galassia.

Le avventure si intensificano quando Ford Perfetc, che in realtà è un alieno, approda con Dent sulla nave Cuore d’Oro e ritrova vecchie conoscenze:  Zaphod Beeblebrox, la terrestre Trillian e un robot depresso di nome Marvin.
L’avventura finale, si svolge sul pianeta Magrathea. Qui il team incontrerà il progettista che ha costruito la Terra e i clienti che gliela hanno commissionata: due topi, che stanno cercando di dare una risposta alla domanda fondamentale dell’Universo senza trovarla.

Cioè?

Personalmente non amo i libri di fantascienza, ancora meno quelli in cui capisco una parola su 4. ecco sinceramente credo che non mi sia piaciuto perchè non l’ho proprio capito.
Devo dire che mi trovo in accordo con la recensione di Solo Libri che afferma che riassumere o anche solo ricordare alla prima lettura la trama è pressoché impossibile.
Non credo però al momento di volerlo leggere per una seconda volta.

Ma..

Il mondo dei lettori è immenso e animato e credo che la fama che precede questo libro sia di tutto rispetto e davvero per gli appassionati del genere rappresenti un pilastro imprescindibile su cui costruire la propria cultura fantascientifica.
Io per ora passo, ma solo per ora.

Forse un giorno divorerò libri analoghi? La risposta è 42.

48.

Come l’asino cotto.

L’annoso problema dei calzini, ne sono certa mette a dura prova anche le massaie più integerrime e devote.
Mi trovo a raccogliere il bucato e ad avere finalmente uno spazio dove riporre tutte le cose, è ovvio che su questa scia di immacolaggine (?) e novità anche tutti i vestiti vogliono essere riposti in maniera ordinata, in scala di colori, in abbinamento di materiali. Lo so, durerà 3 giorni, però la vita è anche fatta di attimi infondo e quando la prossima settimana guarderò un ammasso di cose riposte a caso dirò… bè c’è stato un tempo in cui tutto era perfetto poi.. fu sera e fu mattina e fu il caos, la storia la conosciamo.

Ad ogni modo i calzini mi mettono in difficoltà, perchè sono molti, non si sa mai come metterli e si perdono sempre. Per ovviare, ho adottato una tecnica che a casa mia era assolutamente bandita: quella di inserire un calzino dentro l’altro facendo una specie di palla. Mia mamma direbbe che così si rovinano tutti gli elastici, sì mamma, lo so che lo stai pensando, però mi sono detta che il tempo di vita di un calzino giustifica la sua collocazione.
Adesso praticamente nel cassetto abbiamo delle bombe a mano a forma di calzetto, tanto brutte da vedere quanto comode, mi auguro da indossare.

Non siamo riusciti a sfuggire allo spaiamento, ho trovato come sempre un calzino solitario, come sia possibile non lo, ma succede sempre. Ho pensato di metterlo lo stesso a “bombetta” per amplificare l’effetto sorpresa, sono sicura che in uno dei prossimi lavaggi avremo un altro singol da appaiare.
Cosa usi la lavatrice per digerire tutti i calzini che ingerisce è un mistero che nemmeno Piero Angela è ancora riuscito a svelare.