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Pagine e pagine per far capire al lettore l’importanza e la difficoltà di ritagliarsi dei momenti di silenzio nella quotidianità.

L’autore è un norvegese che nella sua vita ha fatto innumerevoli esperienze di solitudine: in mezzo alla natura, scalando l’Everest, attraversando il Polo Sud con la sola compagnia della sua slitta.

Nonostante tutto, trovare un momento per mettere a tacere il proprio pensiero e ritagliarsi dei veri spazi privi di rumori, sembra molto più facile a dirsi che a farsi.

135 pagine che invitano il lettore a riflettere sulla sua condizione di animale costantemente sovrastimolato da influssi esterni e da strumenti multimediali che invece di far emergere l’animo umano nel suo stile più vero lo snaturano fino a schiacciarlo.
Tanto che a quanto afferma lo scrittore, rimanere da soli in una stanza per 15 minuti in silenzio è per qualcuno un’esperienza insopportabile, tanto da preferire una scarica elettrica piuttosto che sopportare la tortura di trovarsi a tu per tu con il proprio io.

Pazzesco? Forse.
Eppure mi trovo seduta davanti al gate del mio volo in ritardo, sto scrivendo sul mio portatile, ho sulle ginocchia due cellulari e vicino a me il Kindle. Pazzesco, forse. Ma molto vero.

Nel primo libro dei Re si racconta di Dio che si manifesta a Elia. Prima arriva un vento impetuoso e gagliardo, poi un terremoto, infine il fuoco. Dio viene dopo, in una brezza leggera che nell’ultima versione norvegese della Bibbia è stata interpretata come << silenzio sottile>>. Mi piace. Dio è nel silenzio.