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37.

Riprendiamo con le vecchie abitudini. Ristabiliamo i ritmi editoriali precedenti, dopo 17 giorni di vacanze anche questo blog ha risentito dei pranzi, delle cene e in generali del tempo dedicato ad altro.
Il 2019 si è aperto con un grande punto interrogativo sulla mia vita lavorativa, così grande da prendere in mano la famosa lista di cui parlavo qui e farsi delle domande serie sul proprio futuro.

Una cosa è certa, se aspettavo uno stimolo a cambiare, mi è arrivano uno scossone talmente significativo che modificarsi è diventata un’imposizione.
Il mondo è pieno di opportunità, e questo è vero, che si chiude una porta e si apre un portone e altrettanto positivo e che a tutto c’è un motivo, completa il terzetto delle frasi fatte.
A questo punto davanti a questo oceano di possibilità, sono un po’ disorientata e certo non posso lasciarmi trasportare dalla corrente.

Faccio appello al mio buon senso,

alla voglia di cambiare e alla speranza di non cadere dalla famosa padella alla ben più ustionante brace. Oggi ho terminato un libro di una giovane autrice, ad un certo punto la protagonista scrive una lettera che segna un punto di svolta nella sua vita e da quel momento in poi inizia per lei un nuovo capitolo. O almeno l’entusiasmo è quello.
Allora ben vengano le epistole, scrivo una lettera a me stessa come monito per imprimere nero su bianco quello che penso in questo momento

Cara te,  
in tutti i sensi, perché in questo momento cara te hai una bella bega per le mani e cara te perché a te ci tengo.
C’è un tempo per cambiare, prendere in mano la vita e far di testa propria. E’ questo.
Ben venga quel che non sai e che dovrai imparare, i tuttologi non sono mai richiesti. Che sia ben accetto un cambiamento, quant’aria nuova può entrare dalla finestra?
Che sia propizio il fatto di non saper dove sbattere la testa, come dice la mia amica Giulia, il Buon Dio scrive dritto sulle righe storte. Dietro all’impensabile si può nascondere un’opportunità.
Che finalmente abbia il tempo per capire cosa voglio fare da grande. Non per comodità ma per convinzione.
Che possibilmente mi paghino, gioverebbe al mio umore. Possibilmente tanto, migliorerebbe ulteriormente la mia attitudine positiva alla vita.
Che questo tempo di ricerca non sia un tempo sprecato. Il tempo per sé non è mai buttato.
Coraggio pure!

Ecco!

 

27.

Da stamattina alle 8:26 a stasera alle 21:07 ho ricevuto 56 telefonate!
56 chiamate di lavoro, di ansie gettate addosso, di problemi, di risoluzioni, di fastidi altrui, per farla breve di beghe.
E domani nuovo round.

Odio il suono del mio telefono aziendale. Non lo sopporto, sono anni che per rifiuto ho tolto completamente la suoneria, è un rumore che generalmente è associato all’agitazione e a problemi da risolvere, che se potessi lo nasconderei sotto il materasso per essere certa di ignorarlo. Eppure non posso, se non suona lo cerco, perché non suona? Perché non mi risponde? perché non chiamano?

Ho sonno, ma sono rimasta in debito di tante cose oggi, di chiacchiere con la mia famiglia, di frasi da completare, di 10 minuti consecutivi senza interruzioni. Dov’è si è nascosto tutto quel sapore di natale che ho aspettato tanto? E il profumo di cannella?

In questi 6 minuti che mi separano alle 00:00 del 9 dicembre, mentre il mio gatto russa sulla sedia acciambellato mi accorgo per la prima volta che sono a casa.
Ecco forse alla fine il senso anche oggi di questa giornata. Sono a casa.