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Vivo, emozionante, educativo.

La guerra è un tema affascinante, c’è poco da dire. Per quelli come me che non l’hanno vissuta se non indirettamente rimarrà sempre difficile rispondere alla domanda, come si viveva durante il conflitto mondiale?

La speranza è di non trovarci mai a rispondere a questo quesito, ma limitarci a rispolverare i cassetti della memoria annebbiata dei nonni. Eppure c’è un che di affascinante nella vita di coloro che hanno vissuto la guerra in prima persona.

E’ così nella mia concezione e anche in quella di questo bellissimo romanzo Settembre può aspettare.

La trama

Rebecca è una studentessa giunta quasi al termine del suo dottorato universitario.
La sua tesi è dedicata a Emily Parker, un astro nascente della letteratura inglese nel periodo della seconda guerra mondiale, scomparsa nel nulla l’8 maggio 1955 durante la parata dei festeggiamenti del decimo anniversario della conclusione del conflitto bellico.
Le sue ricerche la portano a Londra, ad indagare come un vero Sherlock Holmes i motivi di questa sparizione così sospetta.

L’esperienza londinese non sarà solo l’occasione per indagare la vita di Emily Parker ma anche il momento di fare chiarezza sulla propria esistenza.

Le coincidenze non esistono, le cose succedono sempre per un motivo, anche se non hai la minima idea di come il caso intrecci i giunchi a formare le proprie reti.

Un libro bellissimo che si leggere facilmente tanto ci si prende a cuore l’ avventura di Rebecca di riscoperta del passato.
Allo stesso tempo un libro educativo che mette in mostra i retroscena di una guerra che a posteriori ha lasciato grandi danni non solo fisici ma soprattutto emotivi, sensibili.

Non il classico romanzo che pretende di insegnare, piuttosto un volume che fa emergere la fragilità umana in un’epoca davvero poco lontana da noi e per certi versi irraggiungibile:

[…] Ascoltandolo, ripensai a nonno Francisco, e riflettei che avevo davanti un uomo di un altro mondo. Un mondo fatto di guerra, miseria, farabutti e dei che stava per scivolare nel tubo di scarico della Storia.

 

Grazie a Il Libraio per avermi fatto scoprire questo libro.

 

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Questo libro è un’armonica ballata in cui si mischiano personaggi con soprannomi da battaglia.

Il partigiano Bob è accusato dalla sua brigata di aver sterminato brutalmente una famiglia e questo mette a rischio la fiducia del paese nei combattenti. Così “La Garibaldi”decide di fare fuori Bob. Ma qualcosa non torna e viene chiamato il maresciallo Santovito a fare chiarezza, ma la guerra impazza e l’indagine viene archiviata. Ci ritroviamo negli anni 60 e davanti ad una lettera che Santovito riceve in merito proprio a quella fucilata di vent’anni addietro che lo obbliga a riaprire il caso. Il finale si svela nell’ultima riga del libro.

Eccezionale. Se hai apprezzato Guccini cantautore saprai bene quanta ricerca ci sia nei suoi testi, quanta forza, passione, umanità. C’è tutto anche qui ma è ancora meglio grazie all’unione con un altro grande dei gialli: Macchiavelli. La storia è orchestrata perfettamente: la riscoperta dei valori, la vita del paese, la diffidenza degli abitanti, l’amore, l’indagine che cavalca i decenni ma tutto sembra immutato. E poi c’è Santovito che rientra a pieno titolo nel “the best of” insieme a Montalbano e all’avvocato Guerrieri di Carofiglio. Personaggi a cui è impossibile non affezionarsi e non seguirne poi tutte le tracce nei tanti libri di cui sono protagonisti.

Non aspettatevi un Guccini da “la ragazza dietro il banco mescolava birra chiara e seven up..” e neanche quello de “La locomotiva”. Anche se in un certo senso scorre tutto con un’armonia di ballata, qui c’è tutta la maturità di un vecchio signore che ritorna alle origini, ai suoi monti con tutte le bellezze, le difficoltà e le sue debolezze. Ti fa venire voglia di tornare a casa.

 

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