Articoli

35.

Questo post si chiama “35” ma avrei voluto chiamarlo 13esima. Che fu.
Ebbene sì, ieri come promesso ho acquistato tutti i regali di Natale con un tempo record di circa 6 ore.
Ho acquistato libri? Certamente, pensati, mirati e con una dedica ad hoc.
Vi starete chiedendo se ho tenuto fede ai miei propositi comprando anche calze e mutande…no. Nè gli uni né gli atri.

Ho anche fatto il presepe, guidato per 400 km, risposto alle solite 80 telefonate, e sta mattina mi sono svegliata contattata niente po po di meno che da Babbo Natale. Lo giuro.
Ho risposto al telefono e ho detto: << Pronto?>>, risposta << Buon giorno, sono Babbo Natale! >> , momento prolungato di silenzio da parte mia seguito da domanda di rito poco intelligente, << in che senso? >>; a mia discolpa dico che erano le 8 del mattino e sono andata a letto alle 2:30 per fare il presepio di cui sopra.

Comunque Babbo in realtà voleva istruzioni dettagliate per il suo appuntamento di domani all’evento, mi chiedeva orientamento gps preciso e dove poteva parcheggiare le renne.
Ha insistito anche sul fatto che lui, costume o meno è Babbo Natale tutto l’anno, merito a quanto pare della sua barba che arriva fino all’ombelico.
Rassicurata sulle potenzialità del mio uomo, ho chiuso la telefonata tra l’incerto e il surreale non troppo convinta che la conversazione si fosse realmente effettuata, ma piuttosto certa di aver parlato con il vero Babbo Natale…

Cronaca di una giornata normale l’antivigilia di Natale.

34.

Il tempo. Sotto Natale, tutti dicono che bisogna dedicare del tempo a qualcuno. Trovare il tempo per parlare con un amico che non si vede da un po’, passare delle ore in famiglia, ritagliarsi dei momenti per stare con gli altri.

Ma il tempo per stare con se stessi arriva mai, mi chiedo?

Mi accorgo involontariamente di soffermarmi sempre a leggere articoli di gente che ha mollato tutto per cambiare radicalmente, e con successo, il suo stile di vita. Da un lato provo un forte senso di invidia per un coraggio che io credo non avrò mai, ma dall’altra mi interrogo su come abbiano fatto a trovare la risposta a una domanda che io mi faccio sempre più spesso.

Se mollassi tutto, cosa farei?

Guardo Linkedin con abbastanza frequenza e ogni volta mi sento smarrita. 3/4 dei lavori che leggo non li comprendo. L’altro giorno ho letto un annuncio per un’agenzia di servizi in Milano che ricercava un Senior Home Cleaning. Ora, con tutto il dovuto rispetto alla categoria che ha tutta la mia stima, mi ci sono voluti 30 secondi per capire che la richiesta era per una donna/uomo delle pulizie con esperienza.

La mia difficoltà più grande è quella di incasellarmi in una categoria. Senior, Junior, Account, Junior Manager, Junior Specialist? Per non parlare della decifrazione delle richieste che compaiono nelle descrizioni dei lavori, cito:

  • Conoscenza di tool di analytics per il monitoring della presenza digital del Bran
  • Conoscenze di Crisis Management e capacità coordinamento con il cliente per la gestione delle crisi;

Ma che crisi? Ma cosa vuol dire? Diamo uno sguardo alle skills, se non metti parole a caso in inglese nel mondo del lavoro sei fuori, mi sembra ovvio:

  • orientamento al cliente
  • attitudine al multitasking
  • spiccate capacità organizzative
  • precisione
  • problem solving
  • predisposizione al coordinamento di altre persone
  • proattività
  • spirito di squadra
  • flessibilita’
  • tolleranza allo stress

Taglia 42, non suscettibile a sbalzi di umore, possibilmente vegana non lo mettiamo?

Quello che volevo dire

con tutto questo sproloquio sul lavoro in realtà era un riferimento al tempo. Non credo, consapevolmente, di essermi mai soffermata più di tanto su quello che davvero volevo fare nella vita. Quand’ero all’Università lavoravo perché volevo avere la mia indipendenza economica, ho fatto un po’ di tutto come tutti: barista, consegne a domicilio, baby sitter, poi ho preso al volo un tirocinio proposto dal mio prof. di Marketing e al termine di quello mi hanno chiamato per una prova in un’agenzia; ci lavoro da 8 anni.
Sono capitate cose, non ho fatto niente per arrestare la corsa e niente per invertire il passare del tempo mi sono lasciata coinvolgere da quello che succedeva per inerzia, ma anche per comodità.

Eppure nei rari momenti in cui potrei dedicarmi a pensare a cosa fare nella vita, ho talmente tanti pensieri accumulati nella testa che i miei neuroni fanno effetto centrifuga e il risultato è un frullato Tuttigusti+1. Per Natale vorrei in dono del tempo e un organizzatore di cassetti della mente.

So che non sono brava a coltivare le piante, che ho la fobia dei pennuti e che non mi piace immergermi sott’acqua per paura di incontrare uno squalo o un pesce più grande di Nemo. Quindi escluderei a priori addestratrice di animali a Marineland o agricoltore per esempio, so anche che non mi piace toccare la gente quindi no infermiera né parrucchiera, o simili. Con gli animali… belli da lontano, alcuni carini e coccoloni da vicino purché non abbiamo le piume, il becco e le zampe da uccello, ma quando stanno male scappo, quindi no veterinaria o cat/dog sitter.

Il mio impegno per il prossimo Natale è ritagliarsi 2 ore di tempo per fare una lista delle cose che mi piacciono e di quelle che proprio non potrei fare. Sono abbastanza sicura che ne uscirà una risultato che potrebbe assomigliare a: guida alpina bibliotecaria, ristoratore a richiesta, organizzatrice di cose a caso. In Inglese potrebbe essere Senior Relaxing Operation Specialist.

Che dite?

 

33.

Attenzione all’uomo col cappello.

Sopravvissuta al weenkend inteso mi appresto, come tutti all’ultima settimana prima di Natale.  Persevero purtroppo ancora nello sciopero da acquisto regali anche se sabato ci siamo ricavati una breve parentesi per andare a vedere due negozi nei quali non abbiamo trovato assolutamente niente.

Poco male, mi ridurrò all’ultimo, cioè a sabato. Ho già pronti i parastinchi e le polsiere per spingere la coda verso la cassa di altri individui come me ritardatari cronici natalizi. L’unico vero problema di comprare i regali all’ultimo è l’uomo con il cappello!

Si perché anche a piedi, l’uomo con il cappello che prende la macchia solo sabato e guida ai 4 all’ora, non sa parcheggiare, mette la freccia a destra e gira a sinistra, taglia la rotonda contro mano, c’è sempre. Magari non è al volante, ma è sicuramente fermo in mezzo alla corsia con il suo carrello di traverso ad impedire il passaggio oppure fermo in cassa indeciso se acquistare anche la penna di corredo al diario oppure no.

A Biella c’è un negozio, un’antica drogheria molto bella, di quelle vere dove ci sono ancora i saponi fatti a mano, le spezie, e la frutta secca. E’ il classico posto che profuma di Natale: persino i commessi sembrano degli elfi, quindi come è normale che sia, è preso d’assalto. Fuori dal negozio in semi ibernazione ci sono, di solito, delle ragazze che distribuiscono il vinbrulè un modo per allietare la gioia dell’attesa.

Mia nonna ogni anno mi spediva a comprare la frutta secca per le feste, sacconi da 1 kg traboccanti di zucchero e colore, una gioia per gli occhi. Mi ricordo che il 23 dicembre ho passato circa 2 ore in coda perché il signore con il cappello davanti a me, che doveva comprare 3 sacchetti da 200 g di frutta secca non sapeva decidersi se mettere, o meno, il cocco, per dirne uno, nella confezione. Ad ogni ingrediente proposto chiamava la moglie al telefono per confermare la sua scelta. Persino la frutta secca aveva ripreso vita tanto era lunga la conversazione. Ad un certo punto siccome non era soddisfatto al 100% della sua scelta ha detto che ci pensava e se n’è andato senza comprare niente.

E qui persino l’elfo negoziate ha avuto un cedimento, ha rimesso tutto nelle pirofile sbattuto con energia la sua paletta e ripreso a servire con la sopracciglia tremolante il prossimo cliente cioè io. Le ho garantito subito che:

A) Faccia lei, per me va bene tutto purché sia 1 kg

B) il pacchetto va benissimo, quant’è? Avendo cura di sventolare i gettoni della nonna in faccia all’elfo per garantire che avrei pagato il servizio.

Quindi, se siete indecisi sull’abbigliamento, a costo di un’ otite, rimanete natur 🙂

 

 

 

 

32.

Qualche giorno fa, era la Giornata Internazionale della Montagna. Ci sono dei libri meravigliosi che raccontano la storia di uomini che hanno speso la loro vita tra le vette, Walter Bonatti per esempio, ma anche Mauro Corona, Nico Valsesia, degli specie di Iron man delle rocce.

Ieri è uscito un bell’articolo su Il libraio con una raccolta di scritti che parlano di montagna, dove gli appassionati potranno senza dubbio placare il loro appetito di ascesa almeno attraverso la lettura.

Nella mia famiglia la montagna è sempre stata un’occasione. Andavamo a camminare regolarmente e con qualunque tempo tutte le domeniche, ognuno con il suo zaino, con il suo pranzo al sacco e l’immancabile cioccolata.
Non siamo mai stati particolarmente bravi con le parole in casa, d’altronde siamo abbastanza montanari e quindi un po’ orsi. Ma salire verso la vetta ci ha sempre fornito l’opportunità di confrontarci su tutti i temi che ci stavano a cuore: la scuola, i compiti, l’università, la casa, nel modo che ci era più familiare, camminando.

Quando non riesco a dormire

invece che contare le pecore, percorro mentalmente tutta la strada dal Carameletto a Oropa, di solito alla casa della Celeste prendo sonno. Sono parole che a voi che leggete, non dicono nulla, ma è talmente radicata nella mia mente quella strada che è come muoversi al buio in casa propria.
Andare a camminare con quello stato d’animo, in famiglia, con quella regolarità è una delle cose che mi manca di più da quando vivo fuori casa.
Mi è sempre sembrato strano che la maggior parte delle persone che conosco dovesse prendere ferie e lasciare tutto per una settimana o più per andare in montagna, per noi è sempre stata una consuetudine, ha sempre fatto parte delle nostre vite. Ricordo che una volta mio padre, sul balcone della casa al mare, seduto sullo sedia con il cavalletto, stava facendo un dipinto, e davanti a quella distesa d’acqua lui dipingeva il Monte Mucrone in primavera. Come dicevo, la montagna per noi ha sempre rappresentato una parte di famiglia che valeva sempre la pena portarsi dietro.

Per me è una grande maestra, un’amica che ho sempre voglia di vedere, alle volte mi ha fatto penare ma quale rapporto sincero non prevede la fatica per rimanere in piedi?

Poi in certi rari giorni di vento, in autunno o in primavera, in fondo ai viali di Milano comparivano le montagne. Succedeva dopo una curva, sopra un cavalcavia, all’improvviso, e gli occhi dei miei genitori, senza bisogno che uno indicasse all’altra, correvano subito lì. Le cime erano bianche, il cielo insolitamente azzurro, una sensazione di miracolo.
(Paolo Cognetti)

 

[amazon_link asins=’880622672X,8817078433,8863803463′ template=’ProductCarousel’ store=’Default Marketplace’ marketplace=’IT’ link_id=’45812310-0052-11e9-b2aa-0591ec467909′]

31.

Che fatica arrivare in fondo a questa settimana, che ovviamente non è ancora finita e se possibile il weekend si prospetta ancora più impegnativo degli altri 5 giorni che l’hanno preceduto.

Sono stata latitante, però mi sono detta che infondo questo progetto si chiama “360 post fanno un libro?” non ho, intelligentemente perché mi conoscono, esplicitato in quanto tempo…

Non ho avuto molto tempo per leggere, solo un libro, Il piano inferiore, di giovane autore di cui ho fatto la recensione proprio ieri.
Mi sono però lanciata in un’acquisto molto audace sotto consiglio della mia prof. di Spagnolo, di comprare un libro in lingua.
Ho optato per un romanzo giallo di Julia Navarro che si chiama Dime quién soy, sono oltre 1000 pagine, ovviamente questo è un dato che non avevo calcolato, ma suppongo che questo piccolo investimento potrà risultare molto utile al mio spagnolo ancora un po’ claudicante, per quanto migliorato.

Ovviamente sono rimasta indietro su tutta la tabella di marcia per quanto riguarda i regali di Natale.
Non ne ho ancora comprato uno. Pensavo di fare un bel biglietto con scritto “il regalo più bello è il pensiero, ti ricordo spesso”. Ma pare brutto.

Ah sabato porta consiglio! Comunque se posso suggerire, un libro in lingua è un ottimo regalo!

 

30.

E’ uscita la sestina finalista del Premio Wondy per la letteratura resiliente. Il riconoscimento, dedicato alla giornalista Francesca Del Rosso, vede in lizza tra gli altri, due libri che ho avuto il piacere di leggere e recensire: Resto qui e Le stanze dell’addio.

La resilienza, come dice la Treccani, è la capacità di reagire di fronte ai traumi, alle difficoltà e allora oggi
la storia ricorda la strage di Piazza Fontana del 1969, sembra ancora più azzeccata la canzone di De Gregori:

Viva l’Italia […]
L’Italia del 12 dicembre
L’Italia con le bandiere
L’Italia nuda come sempre
L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste
Viva l’Italia
L’Italia che resiste.
[amazon_link asins=’8845295559,8806237411′ template=’ProductCarousel’ store=’Default Marketplace’ marketplace=’IT’ link_id=’c6c87fa2-fe1f-11e8-8fd5-25a25f120178′]

29.

Ho letto una notizia su Repubblica che mi ha lasciato sgomenta. Faccio riferimento alla circolare del Ministro dell’Istruzione contro i compiti durante le vacanze di Natale perché cito, “gravano sugli impegni delle famiglie”.
Pare addirittura che secondo il Moige, la pausa natalizia sia un periodo di assenza da scuola talmente breve, che gli alunni non corrono il rischio di dimenticarsi quanto fatto sui banchi.

Eeeee???

La scusa dietro a tutto questo è che a quanto pare, i temutissimi compiti, sottraggano tempo alle giovani menti per stare con i parenti.
Infatti il figlio adolescente senza compiti per 17 giorni sicuramente reggerà il gomitolo alla madre nottetempo per permettergli di finire il tanto agognato maglione fatto in casa. O forse, no dico forse, passerà le sue ore con gli amici al baretto o sulla panchina insieme ad altri come lui, per i quali non regge neanche più l’ammonimento urlato dal balcone “torna a casa che devi fare i compiti”.

Quali siano le competenze per fare il Ministro non lo so, ma credo che almeno dare uno sguardo ai numeri potrebbe essere utile. Il 57% degli Italiani con un’età superiore ai 6 anni non ha letto nemmeno 1 libro in un anno. Stiamo parlando di 33 milioni di persone e nella fascia 11 – 14 anni la percentuale tocca il 46,8% !

Cito solo a favor di cronaca che esiste un movimento nominato “basta compiti” secondo il quale i lavori a casa degli alunni sono una pratica “dannosa e inutile”, che ha già toccato le 32.000 firme con la sua petizione. Ci sono petizioni serie dedicate all’ambiente, alla salvaguardia degli animali, ai diritti umani che non superano le 1000 adesioni.
Sono dati preoccupanti. Non solo perché trasmettiamo alle generazioni un’ignoranza radicata, ma perché ancora una volta viene insabbiato il ruolo degli insegnanti e della scuola in generale. Un luogo che dovrebbe essere di stimolo e di aiuto a sviluppare le abilità dell’individuo.

Quando andavo alle elementari, avevo un compagno che non era proprio una cima, e i suoi genitori sostenevano ardentemente ad ogni consiglio di classe che le insegnanti dovessero darci meno compiti. Le madri degli altri, figlie di una generazione in cui esisteva ancora il rispetto del docente, erano tutte schierate con le maestre non solo a sostenere l’importanza del lavoro a casa, ma la necessità dei bambini di essere responsabili nei confronti dei loro doveri e dei loro impegni quotidiani.

Non voglio banalizzare dicendo che una volta era meglio, è troppo facile, e non è vero. Una volta si stava peggio per tante cose, ma c’erano dei valori e della battaglie per cui valeva la pena schierarsi. Ma firmare una petizione contro i compiti??

Io, lo ripeto sono basita e non lo nascondo, molto preoccupata.

Umberto Eco, pensaci tu:

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.

 

 

28.

Consiglio a tutti un viaggio in treno o in aeroporto una volta ogni tanto. Per rendersi conto dell’umanità che c’è qui fuori. C’è un mondo davvero.

Oggi ho preso nell’ordine 3 treni e sto aspettando davanti al gate del mio volo. Mi sono seduta davanti ad un bellissimo bambino africano con la sua mamma che per tutto il tragitto ha cercato di mangiarsi i piedi, poi vicino ad un signore belga che mi ha preso e ridato la valigia senza che io glielo chiedessi e con un gran sorriso mi ha detto “molce graccie” e un signore pelato con la testa lucidissima che pretendeva che qualcuno si sedesse sulle sue 4 valige.
Adesso ho davanti a me due ragazzi, 30 anni in due, lui maglietta della nasa ciuffo e anelli, lei apparecchio, coda di cavallo frisè masticano un big babol… mi guardano strano, forse perché sto osservando con fare indagatore tutti i presenti o forse perché sto mangiando una puzzolentissima insalata di tonno e ho appena tirato fuori dalla valigia un’arancia.
La signora dietro di me fa i compiti per telefono con il figlio, stanno cercando di capire quanto misurano gli angoli di un triangolo se uno è il 3/7 dell’altro… non sono sicura di aver capito bene, alla parola angolo retto il mio cervello si è sconnesso. La risposta è fenicottero,sicuramente.
Lo dicevo che c’è un mondo qui fuori. I due mangiatori di big babol si sorridono e si scoppiano le bolle a vicenda, c’è un mondo qui. Variegato e bellissimo.

 

27.

Da stamattina alle 8:26 a stasera alle 21:07 ho ricevuto 56 telefonate!
56 chiamate di lavoro, di ansie gettate addosso, di problemi, di risoluzioni, di fastidi altrui, per farla breve di beghe.
E domani nuovo round.

Odio il suono del mio telefono aziendale. Non lo sopporto, sono anni che per rifiuto ho tolto completamente la suoneria, è un rumore che generalmente è associato all’agitazione e a problemi da risolvere, che se potessi lo nasconderei sotto il materasso per essere certa di ignorarlo. Eppure non posso, se non suona lo cerco, perché non suona? Perché non mi risponde? perché non chiamano?

Ho sonno, ma sono rimasta in debito di tante cose oggi, di chiacchiere con la mia famiglia, di frasi da completare, di 10 minuti consecutivi senza interruzioni. Dov’è si è nascosto tutto quel sapore di natale che ho aspettato tanto? E il profumo di cannella?

In questi 6 minuti che mi separano alle 00:00 del 9 dicembre, mentre il mio gatto russa sulla sedia acciambellato mi accorgo per la prima volta che sono a casa.
Ecco forse alla fine il senso anche oggi di questa giornata. Sono a casa.

 

26.

Se, come dicevamo ieri, si apre ufficialmente la stagione di “cosa regali a”, è altrettanto vero che dicembre è il mese per eccellenza dedicato alle rimpatriate.

Tutti vogliono fare cene per rivedere vecchi amici, vanno per la maggiore almeno nel mio caso, le cene di classe, dall’elementari alle superiori si alternano gruppi di whatsapp e messagger per proporre date e organizzare mangiate conviviali al suono di “ti ricordi quella volta che..”

Devo dire che non sono mai stata un’accanita sostenitrice del rimpianto, ma ho scoperto che queste occasioni sono estremamente piacevoli, spensierate. E solitamente rimango sorpresa nello scoprire quanto siamo cambiati nel corso degli anni, la maggior parte in meglio, pur mantenendo infondo la nostra identità. La cena di classe è lo specchio della vecchiaia.

Questa, almeno oggi mi sembra così, è una di quelle cose che fa tanto Natale, che sa di buona abitudine, di casa.

25.

Da sabato 8 dicembre ufficialmente si apre la stagione “cosa regali a…?” Quest’anno per ovviare il problema ho deciso che mi focalizzo su due oggetti, che potrebbero diventare 3 se sono ispirata:

  1. libri
  2. mutande
  3. calze

diciamo che tutti e tre si possono indossare in tutte le stagioni, si prestano all’utilizzo quotidiano e non ce ne sono mai abbastanza. Non so voi, ma io di solito alla decima lavatrice ho già spaiato per sempre la coppia dei calzetti.

Stavo pensando, per movimentare un po’ la faccenda, di regalare un calzino a una persona e il secondo ad un altro in modo che i due si possano incontrare e scoprirsi “gemelli di filo di scozia”, così per vedere cosa succede. Ma forse abbandonerò l’idea social in favore della proprietà privata dei possessori di piedi.

Le mutande hanno il grande vantaggio di essere indivisibili e già suddivise per genere, quindi non mi resta che scegliere il modello e possibilmente la taglia giusta, che poi…,scusa utilizzata per tutte le mutande ricevute di dimensione errata o semplicemente orrende, c’è l’elastico e non le vede nessuno.

I libri vanno scelti con molta più attenzione sulla base del futuro possessore. E soprattutto, se posso consigliare, se fate una dedicata molto sentita di accompagnamento, abbiate l’accortezza di aver letto il libro che regalate o almeno di sapere di cosa parla. Giusto per evitare di regalare al vostro miglior amico La metamorfosi, con parole tipo

Quando ho letto questo libro ho pensato: è fatto apposta per te!
Mi è piaciuto moltissimo e ti auguro la stessa fortuna capitata al protagonista.

Buon Natale.

Per chi non lo sapesse, è la storia di un ragazzo che il mattino si sveglia trasformato in una blatta, tutta la famiglia lo schifa e lui muore di stenti, non prima di aver ricevuto una sonora ciabattata.
E, altro consiglio spassionato, se ve l’hanno regalato e volete farvi portatori dell’economia circolare, assicuratevi di aver tolto il vecchio biglietto di accompagnamento. Mia madre l’anno scorso ha ricevuto un vaso orrendo e nella nota c’era scritto: Cara Giovanna, buon Natale a te e famiglia. Peccato che mia mamma non si chiami Giovanna…

Se volete ispirarvi sui libri da regalare a vostri cari potete prendere spunto dall’Oroscopo del Cactus!

 

24.

Mi accorgo che non è facile avere sempre qualcosa da dire. Trovare un argomento interessante o qualcosa che ti ha colpito al punto di volerlo condivider con la rete.

Il trucco, mi dicono, per creare un blog di successo è creare contenuti validi e pubblicare tutti i giorni. Io lavoro da casa, il che implica che il movimento più significativo che faccio dopo essermi alzata dal letto e  aver fatto colazione è quello di mettermi alla scrivania e stare sulla sedia per 8 ore finché non finisco di lavorare.

Indubbiamente la mia vita è molto meno movimentata di quella di Michelle Obama, e anche meno rischiosa. Io posso andare al supermercato senza scorta e anche affacciarmi alla finestra. L’unico rischio reale è rappresentato dal cane mio dirimpettaio che abbaia ad ogni sguardo.

La mia invidia va a tutti quei siti che hanno la capacità di dare news intelligenti e pensate ogni giorno, che con un articolo divertente trovano l’occasione per strapparti 5 minuti e lasciarti qualcosa di utile fosse anche solo uno spunto. Ma come fanno?

Direte voi, e mi dico io per darmi una giustificazione, lo fanno per mestiere. Vorrei copiare i loro link e metterli nel mio blog spacciandoli come miei, ma c’è una cosa chiamata etica che me lo impedisce.
Il mio mestiere assomiglia più alla gestione di Animali Fantastici dove trovarli e come gestirli nella maggior parte dei casi. Si sostituisca “animali fantastici” con una parola qualunque, oggi per esempio sono nella fase “associazioni”, ieri “cori” e anche “volontari”… sono una specie di Ispettore Gadget dei poveri praticamente.

Nel frattempo mentre penso a come fare per diventare famosa, se siete interessati a sapere in quanto differisce la vostra vita da quella di Michelle Obama potete leggere la mia recensione di Becoming uscita proprio oggi nella sezione recensioni.

 

[amazon_link asins=’881114986X’ template=’ProductAd’ store=’Default Marketplace’ marketplace=’IT’ link_id=’e7b4d028-f8ac-11e8-b0c3-97cf7e62c9bf’]

23.

Ho dormito poco, pochissimo e adesso non so come fare a scrollarmi di dosso questo senso di nullafacenza. Vorrei essere operativa o come va tanto di moda dire “proattiva” ma la verità è che ho un sonno che mi si porta via…

Fino ad un certo punto della notte ho dormito, un paio d’ore credo. Poi sono andata dietro ad un pensiero nel dormiveglia e non c’è stato più niente da fare. Mi dava fastidio tutto; da prima i pantaloni del pijama, poi le lenzuola, il piumone, troppo caldo, troppo freddo, le lenzuola che si arrotolano e vorresti tirare fuori le mani ma non riesci perché hai creato un bozzolo indistricabile.

Stamattina avevo uno strano ciuffo in testa che rispettava perfettamente il mio stato d’animo: confuso e altalenante.
Non so se avete letto le tre del mattino, un bel libro di Carofiglio che racconta la storia di un ragazzo affetto da una singolare forma di epilessia che è costretto a rimanere sveglio 3 giorni di fila per verificare se la terapia a cui si è sottoposto ha fatto effetto. Ecco lo stato di alienazione è più o meno lo stesso.

Voi che rimedi usate contro l’insonnia?

Io le ho provate tutte, tranne i rimedi chimici, ho tentato con la camomilla che funziona fino a quando non devi andare a far pipì alle 3 di notte perché hai bevuto prima di andare a letto.
Ho provato con lo sport durante il giorno, ma se ho fatto un movimento audace mi viene mal di schiena ed è peggio ancora.
Ho provato con la meditazione guidata, ma quando finisce di parlare mi viene l’ansia che non dormo e mi agito oppure ha una voce fastidiosa e non riesco a concentrarmi.
Una volta ho provato ASMR per chi non lo sa, si tratta di gente che simula dei suoni che dovrebbero rilassare: leccare delle cose per esempio, ma l’immagine di questa tizia che lecca degli auricolari per simulare il suono mi ha letteralmente disgustato.
Se ve lo state chiedendo, no, non c’era niente di ambiguo o volgare era una tizia che leccava degli auricolari.
Credo che il panorama sia molto più variegato di quello che ho ascoltato io, ma la mia esperienza nasce e muore con l’indigestione del microfono e sicuramente l’effetto e stato tutto tranne che rilassante.

Mah!

 

22.

Un lunedì di grandi soddisfazioni: il mio pomodoro autonomo sta crescendo a vista d’occhio. E’ ancora molto verde ma rimango fiduciosa sulle sue possibilità di arrossire in tempi rapidi. Se volete vederlo con i vostri occhi vi invito a farlo cliccando qui.

Ho deciso che quando sarà il momento ne farò una bruschetta! Speriamo non si congeli nel frattempo, che sarebbe poi anche giusto considerando che la stagione dei pomodori va da giugno a settembre. Poi dicono che i cambiamenti climatici sono un’invenzione degli attivisti.

Intermezzo semiserio- semi di parte

Qualche giorno fa, a questo proposito ho letto un articolo che trovate qui dedicato ai 10 romanzi sui cambiamenti climatici, che sembrano molto interessanti.
Il clima, il riciclo dei materiali, la dispersione nell’ambiente di materiale plastico, sono argomenti che ci devono importare almeno quanto ci interessa quello che mangiamo e il fatto che non interessi ai leader politici non deve essere un deterrente per chiudere gli occhi.
Lo dico prima di tutto a me stessa perché mi affatica il solo pensare di dividere ogni cosa in settori e andare alla ricerca del bidone giusto dove inserire cose sgocciolanti dal dubbio profumo, ma quando leggo che nello stomaco di una balena la scorsa settimana sono stati trovati:

  • 115 bicchieri di plastica
  • 25 borse di plastica
  • 4 bottiglie di plastica
  • 2 paia di infradito
  • oltre 1000 pezzi non identificati di plastica

mi viene il voltastomaco. Anche perché l’altro ieri ho mangiato salmone e mi chiedo disgustata cos’ho ingerito insieme alla sua carne?

E’ faticoso avere un atteggiamento corretto, lo è sempre anche quando non si parla di ambiente. Anche evitare di mandare a quel paese il tuo capo tutti i giorni richiede una buona dose di self-control, e un respiro profondo allo stesso modo che allungare il tuo passo di 10 metri e mettere i rifiuti nel giusto contenitore. Mia madre direbbe che è tutto questione di educazione.
Motivo per cui, almeno al momento, non sono ancora disoccupata.

Comunque non è normale che un pomodoro cresca a dicembre anche se è tanto carino!!

Fine pippone semi serio.

[amazon_link asins=’8863809909,8865593393,889176857X’ template=’ProductCarousel’ store=’Default Marketplace’ marketplace=’IT’ link_id=’39f07b09-f717-11e8-93b3-a1d1b3045475′]

21.

Prima domenica di avvento, prima candela di quattro accese.

Dicembre si è aperto con la conclusione della biografia che stavo leggendo, un polpettone buonissimo, e un pranzo di Natale pieno di bambini in una bellissima casa di campagna. Un fantastico modo di festeggiare l’ultimo mese dell’anno.

Ho anche comprato una nuova agenda del 2019 su cui ho già annotato le cose importanti: estetista 4 febbraio, per esempio.

Sono appena ripartita da Bologna su volo low-cost per tornare a Barcellona, e questo momento esprime perfettamente il mio stato d’animo: sospeso.

E nelle orecchie fin troppo azzeccata:

Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio e occhi bendati su un cielo girato di spalle, la pazienza a casa nostra il coraggio, il tuo conforto ha che fare con te.

Bologna addobbata a Natale è bellissima. Elegante, viva e piena di panettoni e biscotti in ogni vetrina.

Una volta ho parlato con una ragazza spagnola che ha fatto l’Erasmus a Bologna, diceva di essere diventata improvvisamente un’integralista nei confronti del suo paese e di aver mangiato molto più Jamon Serrano in Italia di quanto non ne avesse mai mangiato in Spagna.

Quanto la capisco.

Mi sembra che solo gli italiani sappiano cucinare, il pane con l’olio esiste in tutto il mondo, ma vuoi mettere con l’olio toscano? La pasta la puoi fare anche a Barcellona, ma vuoi mettere con quella della zia? Il polpettone non lo vendono anche in Spagna? Eh! Ma la carne non è mica buona come quella italiana!

Tutte cose a cui ovviamente non avrei mai dato peso 2 anni fa. Eppure, ho imparato che le cose di casa hanno un sapore diverso che va molto oltre gli ingredienti in senso stretto è un retrogusto di nostalgia che rende anche i cavolfiori più saporiti.

Stasera per vincere l’idea del ritorno in “terra straniera” e che domani è lunedì cederó a una pizza surgelata ai 4 formaggi! Chiodo scaccia chiodo!

20.

Avete visto l‘oroscopo del Cactus? Sono le 00:07 tecnicamente oggi non ho pubblicato un post vero e proprio e sarebbe già anche domenica ma tutto sommato l’Oroscopo del Cactus può essere considerato tale! Quindi aggiungo un altro giorno al mio calendario!