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32.

Qualche giorno fa, era la Giornata Internazionale della Montagna. Ci sono dei libri meravigliosi che raccontano la storia di uomini che hanno speso la loro vita tra le vette, Walter Bonatti per esempio, ma anche Mauro Corona, Nico Valsesia, degli specie di Iron man delle rocce.

Ieri è uscito un bell’articolo su Il libraio con una raccolta di scritti che parlano di montagna, dove gli appassionati potranno senza dubbio placare il loro appetito di ascesa almeno attraverso la lettura.

Nella mia famiglia la montagna è sempre stata un’occasione. Andavamo a camminare regolarmente e con qualunque tempo tutte le domeniche, ognuno con il suo zaino, con il suo pranzo al sacco e l’immancabile cioccolata.
Non siamo mai stati particolarmente bravi con le parole in casa, d’altronde siamo abbastanza montanari e quindi un po’ orsi. Ma salire verso la vetta ci ha sempre fornito l’opportunità di confrontarci su tutti i temi che ci stavano a cuore: la scuola, i compiti, l’università, la casa, nel modo che ci era più familiare, camminando.

Quando non riesco a dormire

invece che contare le pecore, percorro mentalmente tutta la strada dal Carameletto a Oropa, di solito alla casa della Celeste prendo sonno. Sono parole che a voi che leggete, non dicono nulla, ma è talmente radicata nella mia mente quella strada che è come muoversi al buio in casa propria.
Andare a camminare con quello stato d’animo, in famiglia, con quella regolarità è una delle cose che mi manca di più da quando vivo fuori casa.
Mi è sempre sembrato strano che la maggior parte delle persone che conosco dovesse prendere ferie e lasciare tutto per una settimana o più per andare in montagna, per noi è sempre stata una consuetudine, ha sempre fatto parte delle nostre vite. Ricordo che una volta mio padre, sul balcone della casa al mare, seduto sullo sedia con il cavalletto, stava facendo un dipinto, e davanti a quella distesa d’acqua lui dipingeva il Monte Mucrone in primavera. Come dicevo, la montagna per noi ha sempre rappresentato una parte di famiglia che valeva sempre la pena portarsi dietro.

Per me è una grande maestra, un’amica che ho sempre voglia di vedere, alle volte mi ha fatto penare ma quale rapporto sincero non prevede la fatica per rimanere in piedi?

Poi in certi rari giorni di vento, in autunno o in primavera, in fondo ai viali di Milano comparivano le montagne. Succedeva dopo una curva, sopra un cavalcavia, all’improvviso, e gli occhi dei miei genitori, senza bisogno che uno indicasse all’altra, correvano subito lì. Le cime erano bianche, il cielo insolitamente azzurro, una sensazione di miracolo.
(Paolo Cognetti)

 

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31.

Che fatica arrivare in fondo a questa settimana, che ovviamente non è ancora finita e se possibile il weekend si prospetta ancora più impegnativo degli altri 5 giorni che l’hanno preceduto.

Sono stata latitante, però mi sono detta che infondo questo progetto si chiama “360 post fanno un libro?” non ho, intelligentemente perché mi conoscono, esplicitato in quanto tempo…

Non ho avuto molto tempo per leggere, solo un libro, Il piano inferiore, di giovane autore di cui ho fatto la recensione proprio ieri.
Mi sono però lanciata in un’acquisto molto audace sotto consiglio della mia prof. di Spagnolo, di comprare un libro in lingua.
Ho optato per un romanzo giallo di Julia Navarro che si chiama Dime quién soy, sono oltre 1000 pagine, ovviamente questo è un dato che non avevo calcolato, ma suppongo che questo piccolo investimento potrà risultare molto utile al mio spagnolo ancora un po’ claudicante, per quanto migliorato.

Ovviamente sono rimasta indietro su tutta la tabella di marcia per quanto riguarda i regali di Natale.
Non ne ho ancora comprato uno. Pensavo di fare un bel biglietto con scritto “il regalo più bello è il pensiero, ti ricordo spesso”. Ma pare brutto.

Ah sabato porta consiglio! Comunque se posso suggerire, un libro in lingua è un ottimo regalo!

 

30.

E’ uscita la sestina finalista del Premio Wondy per la letteratura resiliente. Il riconoscimento, dedicato alla giornalista Francesca Del Rosso, vede in lizza tra gli altri, due libri che ho avuto il piacere di leggere e recensire: Resto qui e Le stanze dell’addio.

La resilienza, come dice la Treccani, è la capacità di reagire di fronte ai traumi, alle difficoltà e allora oggi
la storia ricorda la strage di Piazza Fontana del 1969, sembra ancora più azzeccata la canzone di De Gregori:

Viva l’Italia […]
L’Italia del 12 dicembre
L’Italia con le bandiere
L’Italia nuda come sempre
L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste
Viva l’Italia
L’Italia che resiste.
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29.

Ho letto una notizia su Repubblica che mi ha lasciato sgomenta. Faccio riferimento alla circolare del Ministro dell’Istruzione contro i compiti durante le vacanze di Natale perché cito, “gravano sugli impegni delle famiglie”.
Pare addirittura che secondo il Moige, la pausa natalizia sia un periodo di assenza da scuola talmente breve, che gli alunni non corrono il rischio di dimenticarsi quanto fatto sui banchi.

Eeeee???

La scusa dietro a tutto questo è che a quanto pare, i temutissimi compiti, sottraggano tempo alle giovani menti per stare con i parenti.
Infatti il figlio adolescente senza compiti per 17 giorni sicuramente reggerà il gomitolo alla madre nottetempo per permettergli di finire il tanto agognato maglione fatto in casa. O forse, no dico forse, passerà le sue ore con gli amici al baretto o sulla panchina insieme ad altri come lui, per i quali non regge neanche più l’ammonimento urlato dal balcone “torna a casa che devi fare i compiti”.

Quali siano le competenze per fare il Ministro non lo so, ma credo che almeno dare uno sguardo ai numeri potrebbe essere utile. Il 57% degli Italiani con un’età superiore ai 6 anni non ha letto nemmeno 1 libro in un anno. Stiamo parlando di 33 milioni di persone e nella fascia 11 – 14 anni la percentuale tocca il 46,8% !

Cito solo a favor di cronaca che esiste un movimento nominato “basta compiti” secondo il quale i lavori a casa degli alunni sono una pratica “dannosa e inutile”, che ha già toccato le 32.000 firme con la sua petizione. Ci sono petizioni serie dedicate all’ambiente, alla salvaguardia degli animali, ai diritti umani che non superano le 1000 adesioni.
Sono dati preoccupanti. Non solo perché trasmettiamo alle generazioni un’ignoranza radicata, ma perché ancora una volta viene insabbiato il ruolo degli insegnanti e della scuola in generale. Un luogo che dovrebbe essere di stimolo e di aiuto a sviluppare le abilità dell’individuo.

Quando andavo alle elementari, avevo un compagno che non era proprio una cima, e i suoi genitori sostenevano ardentemente ad ogni consiglio di classe che le insegnanti dovessero darci meno compiti. Le madri degli altri, figlie di una generazione in cui esisteva ancora il rispetto del docente, erano tutte schierate con le maestre non solo a sostenere l’importanza del lavoro a casa, ma la necessità dei bambini di essere responsabili nei confronti dei loro doveri e dei loro impegni quotidiani.

Non voglio banalizzare dicendo che una volta era meglio, è troppo facile, e non è vero. Una volta si stava peggio per tante cose, ma c’erano dei valori e della battaglie per cui valeva la pena schierarsi. Ma firmare una petizione contro i compiti??

Io, lo ripeto sono basita e non lo nascondo, molto preoccupata.

Umberto Eco, pensaci tu:

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.