terapia

68.

Ho letto un articolo estremamente interessante sul New Yorker dedicato ai Bibliotherapist. Parola a me assolutamente sconosciuta fino a ieri ma che mi ha aperto un mondo.

Pare infatti che la pratica di bibliotherapy, terapia attraverso i libri, fondi la sua origine dopo la prima guerra mondiale, quando ai reduci venivano proposte letture specifiche per contrastare il trauma del conflitto bellico.

Andando a scavare però si scopre che le radici sono ancora più profonde e risalgono ai tempi dei Greci che scrissero sopra l’ingresso della biblioteca di Tebe “questo è un luogo di guarigione dell’anima”. Da qui in avanti la nuova scienza si è propagata, passando da Freud, che utilizzava i testi di letteratura nelle sessioni di psicoanalisi, fino ad oggi, dove la terapia libraria viene utilizzata in ospedali e centri anziani come valida modalità di terapia.

Un libro può essere uno stimolante o un sedativo o un irritante o un soporifero. Il punto è che deve farti qualcosa e dovresti sapere di cosa si tratta. Un libro può essere della natura di uno sciroppo calmante o può essere della natura di un intonaco di senape. “A un cliente di mezza età con” opinioni parzialmente ossificate “, Bagster dà la seguente prescrizione:” Devi leggere più romanzi. Storie non piacevoli che ti fanno dimenticare. Devono essere romanzi inesplorati, drastici, pungenti e incessanti. 

La terapia negli anni 2000

Oggi, c’è una rete affermata di biblioterapisti in tutto il mondo. I disturbi più comuni, ahimè sono schiavi del nostro tempo: crisi di carriera, depressione per una relazione non funzionante, lutti, incapacità di sentirsi adatti a svolgere un ruolo o ad assumersi responsabilità.

Avevo un cliente a New York, un uomo che stava avendo il suo primo figlio, ed ero preoccupato di essere responsabile di un altro piccolo essere”, dice Berthoud. “Ho raccomandato” Temperatura ambiente “, di Nicholson Baker, che parla di un uomo che dà da mangiare al suo bambino una bottiglia e di avere questi pensieri meditativi sull’essere un padre. E naturalmente “To Kill a Mockingbird”, perché Atticus Finch è il padre ideale in letteratura. 

La cosa bella, che voglio assolutamente avere nella mia libreria al più presto, è “The Novel Cure: An A-z of Literary Remedies”, scritto nello stile di un dizionario abbina disturbi con cure di lettura suggerite. E’ stato tradotto in 18 paesi, ognuno dei quali ha aggiunto alcune paure tipiche del suo luogo, sembra che nella versione italiana sia stato aggiunto il termine “paure delle autostrade”, “impotenza”, “desiderio di imbalsamare”, la connessione logica non l’ho trovata.

Nuovi orizzonti dei lettori

l’articolo prosegue elencando esempi e teorie contrastanti su empatia e mondo dei libri, ma si conclude con un consiglio che è anche uno specchio del tempo. Uno dei disturbi frequenti è il sentirsi sopraffatti dal numero dei libri nel mondo. Ovvero, non essere in grado di leggere tutti i libri che vengono pubblicati. Nella storia infatti non sono mai stati pubblicati così tanti volumi, ma paradossalmente sembra che tutti i circoli letterari, i club specifici, ecc, vendano e propongano sempre gli stessi libri. Quelli acclamanti dalla stampa. Riducendo così il pool di scelta del titolo ad un numero sempre più esiguo.
La cura è essere maggiormente selettivi per sfruttare al meglio il tempo che dedichiamo alla lettura. Motivo per cui il consiglio è di vedere al più presto un Biblio terapista per avere un elenco studiato sulla tua persona.

Voglio sapere cosa devo fare per diventare biblioterapista. Subito.

 

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