Credo che in Italia non si dia molta attenzione a San Giorgio, o almeno di solito quando se ne parla il commento è: “San Giorgio? Chi è pure? Quello del Drago?”, almeno lui è ricordato epicamente, ci sono santi e martiri a cui tocca rimando ben peggiore: Santa Lucia a cui hanno strappato gli occhi, San Ignazio frumento macinato dai leoni, San Pietro crocifisso al contrario, insomma per la saga “se santo vuoi apparire un po’ devi soffrire” ci sarebbe da aprire una parentesi degna di un film dell’orrore, ma torniamo a San Giorgio.

A Barcellona il 23 aprile si festeggia San Jordi una bella circostanza per celebrare più cose, come nella migliore tradizione catalana che in quanto a fiesta non è seconda a nessuno, contemporaneamente è un’occasione per ricordare gli innamorati e per omaggiare la giornata mondiale del libro. Così è tradizione che l’uomo regali una rosa rossa alla sua compagna e lei di rimando un libro ben scelto.

La leggenda racconta che in un villaggio viveva un famelico drago a cui gli abitanti inviavano, pur di placare la sua crudeltà, una vittima sacrificale ogni anno scelta tra i cittadini. La figlia del re, estratta a sorte come agnello da immolare, venne salvata da un impavido cavaliere errante che sconfisse il drago trafiggendolo a morte. Dal sangue sparso dell’animale nacquero delle rose, sigillo d’amore da quel giorno in poi.

I libri sono stati introdotti più tardi: nel 1930 venne scelta la data del 23 aprile come giornata del libro, per commemorare molti autori tra i quali Shakespeare e Cervantes che pare siamo passati a miglior vita proprio in questo giorno.

Non sono proprio sicura che San Jordi sia felice di condividere la sua festa con la giornata mondiale del libro, forse per paura che qualcuno possa associarlo ad un martirio legato alla cultura: San Giorgio, schiacciato sotto un centinaio di volumi, ma ai miei occhi è diventato una specie di paladino della lettura, un supereroe dell’educazione. Mi piace pensare che ci sia una festa istituzionalizzata in cui si regala un libro: intanto perché non sussiste la domanda “cosa gli regalo?” Il che già di per sé rappresenta un vantaggio, e poi perché sicuramente quando entri in libreria per comprare un libro per lui, esci con un libro anche per te. Infondo la cultura arricchisce, che poi siano anche le tasche del libraio poco importa.

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