casa

46.

Mia nonna aveva appesa in cucina una targhetta di ceramica su cui c’era scritta una poesia dedicata alla casa che diceva:

Casa mia, casa mia
per piccina che tu sia 
resti sempre casa mia

Da pochissimi giorni abbiamo preso possesso di questa nuova dimora, bellissima e vuota. C’è un senso di devozione nell’entrare nelle case sgombre, quasi un timore dovuto alla scarsa conoscenza reciproca. Così appena metto piede in ingresso saluto le stanze in attesa di mobilio. Non mi risponde nessuno, sarebbe preoccupante il contrario, ma mi sembra un atto dovuto.

Sono qui che attendo forzuti omini Ikea che vengano a incastrare, montare, avvitare, pezzi di legno tra loro per fare sembrare quello che al momento sono 4 muri da circa 12 mq in una camera da letto. Sono molto curiosa del risultato finale che abbiamo solo fantasticato tra una tirata di metro e l’altra.

Mi dicono tutti che le case vuote sembrano molto più piccole e che poi arredate non si sa come la roba ci sta.
Io non ho mai avuto una predilezione per i numeri e le misure non fanno differenza, tuttavia so quelle due o tre nozioni che mi sono sufficienti per capire che l’armadio che volevo io di 250 cm sicuramente non ci sta, però chissà può essere che gli operai svedesi esperti in arredamento minimal, che tra l’altro hanno suonato proprio adesso alla porta, mi facciano cambiare idea e che improvvisamente da dentro l’armadio si apra una porticina come in Alice nel Paese delle meraviglie e si moltiplichi di spazio… Ah sarebbe bellissimo!

Vi aggiorno.

 

 

 

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