di corsa

Parlare di corsa. Di corsa.

Non ho mai ascoltato molto la radio e non ho mai dovuto fare né per studio prima, né per lavoro dopo molti km in macchina quindi non ho mai avuto l’abitudine di ascoltarla o di affezionarmi ad un programma o a un dj.

Quando andavo alle superiori i miei compagni ascoltavano lo Zoo di 105, ma in casa mia le parolacce sono sempre state poco tollerate e la voce di Marco Mazzoli che inserisce un’imprecazione ogni concetto, come è immaginabile era al bando. Per cui la mia cultura musicale va di poco oltre alle canzoni di De Gregori che ascoltava mio fratello. (Mi sembra di parlare del paleolitico!).

Linus quindi per me era uno sconosciuto o quasi. L’ho sempre considerato uno bravo, ma a pelle mi è sempre stato antipatico, con quella faccia tanto troppo milanese (che poi è nato a Foligno).
I milanesi hanno un’espressione propria, li riconosci dappertutto come i cani dalmata, anche se provi a camuffarli rimarranno sempre la coppia di Pongo e Pegghy.

E invece il libro non solo mi è piaciuto ma rientra a pieno titolo in questa sezione dei pensieri di corsa, per niente pretenzioso, solo una bella raccolta di esperienze, a tratti anche molto divertenti, sul running e in particolare sulla maratona di New York.

La cosa che ho sempre trovato di stimolo in libri come questo è la normalità dell’atleta,

non un fuoriclasse dell’atletica leggera, nessuna promessa dello sport o stella nascente. Una persona normale che inizia a correre, con costanza e determinazione certo, ma pur sempre uno che si è fatto da solo, per caso.

Il fisico bestiale servirebbe anche, diciamo però che se non si fa parte del mondo dei professionisti ci si può tranquillamente accontentare di quello che passa madre natura.
[…] alla fine, più che un fisico bestiale ci vorrebbe un cervello normale…

Ho sempre pensato che leggere la fatica aiutasse a comprendere il dolore, a renderlo più sopportabile perché condiviso e allo stesso tempo fosse uno stimolo a fare meglio a confrontarsi.
Come se avessi portato a termine oggi una maratona anche io, dedico questo libro a un’amica con un sogno di 42 km nel cassetto con un augurio che è anche un bell’insegnamento: nella corsa non si è soli, neanche quando sembra così.

Ogni tanto mi affianca qualche altro randagio con la canottiera italiana, sorpreso di trovarmi da solo. Ci facciamo coraggio a vicenda e poi ognuno per la sua strada. Che è la stessa, ovviamente.

 

 

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