uomo bianco

Oceania vs Europa.

Questo libro ribalta la concezione che l’uomo bianco è migliore di altri, quindi ve lo dico subito puritani della razza questo libro non fa per voi.
Tuiavi, un Capo indigeno delle isole Samoa all’inizio del secolo (‘900) affronta un viaggio in Europa e viene in contatto con gli usi, le abitudini e i costumi dell’uomo bianco.

Il racconto che ne esce fuori è un punto di vista diverso dal quale guardiamo noi solitamente, perchè sono gli occhi di Tuiavi che ci vede come noi non potremmo mai vedere noi stessi.

Il Papalagi, l’uomo bianco, è costantemente preoccupato di coprire il suo corpo, di accumulare ricchezza, di catturare il tempo, di somigliare a Dio nel dominare gli altri o nel esercitare il potere sul prossimo, accumulare denaro.

Ecco un discorso rispetto al lavoro

Ogni signore dà sua figlia solo a un pretendente che abbia un buon mestiere. Un Papalagi senza mestiere non si può sposare. Ogni uomo bianco quindi può e deve avere un mestiere. Per questa ragione ogni Papalagi, molto prima che venga il momento di farsi tatuare, deve decidere quale lavoro vuol fare per tutta la vita. Questo lo chiamano: scegliere una professione. Si tratta di una cosa molto importante e la famiglia ne parla tanto come di ciò che vuol mangiare il giorno seguente. Se vuole iniziare il mestiere di intrecciatore di stuoie, allora il signore anziano porta il giovane signore da un uomo che non fa altro che intrecciare stuoie. Quest’uomo deve spiegare al giovane come si intreccia una stuoia. Deve insegnargli a farlo così bene da poterlo fare a occhi chiusi. Spesso per questo ci vuole molto tempo, ma non appena ha imparato il giovane lascia l’uomo, e allora si dice che ha imparato il mestiere.

Quando il Papalagi, più avanti nella vita, si avvede che preferirebbe costruire capanne invece che intrecciare stuoie, allora si dice che ha sbagliato mestiere, che in altre parole vuol dire ha mancato il bersaglio. Questo è un grande dolore, perché è contro i buoni costumi mettersi a fare un altro mestiere; è contro l’onore del buon Papalagi dire: «Questo non lo so fare, non ne ho voglia», oppure «Le mie mani non mi vogliono ubbidire».

Il Papalagi ha tanti mestieri quante sono le pietre della laguna. Di ogni cosa che si può fare, lui fa un mestiere. Se uno raccoglie le foglie avvizzite dell’albero del pane, questo è il suo mestiere. Se pulisce le stoviglie, anche questo è u n mestiere. Mestiere è tutto ciò che deve essere fatto con le mani o con la testa. Mestieri sono anche avere dei pensieri nella testa o osservare le stelle. Non c’è nulla in effetti che un uomo possa fare, di cui il Papalagi non faccia un mestiere.

Considerazione

Per capire a fondo il messaggio del libro occorre immedesimarsi in un capo tribù delle Isole Samoa che si scontra con la “altri” per la prima volta. E in cuor suo era convinto che i suoi antenati avessero commesso un gravissimo errore lasciandosi sedurre dalle luci dell’Europa.
Tuttavia leggendo il libro non si può non sentirsi presi in causa e pensare che Tuiavii ci avesse visto chiaramente e con lucidità nella nostra costante insoddisfazione.

E’ un libro che aiuta a riequilibrare il nostro super ego e che invita a riflettere non tanto sul nostro piccolo mondo da uomo bianco, quando sulla possibilità di essere felici con poco.

La vita del Papalagi assomiglia molto spesso a quella di un uomo che deve andare con la barca a Savaii e che, non appena lasciata la riva, pensa: «Quanto tempo potrò impiegare per arrivare a Savaii?» Pensa, e intanto non vede il bel paesaggio che attraversa nel corso del suo viaggio. Ora gli si presenta sulla sinistra il dorso di una montagna. Non appena il suo occhio l’ha afferrata, non può più lasciarla: «Che cosa ci può essere dietro quella montagna? Ci sarà una baia profonda oppure piccola?» E per il molto pensare dimentica di cantare le belle canzoni dei giovani navigatori, e neppure ode le parole scherzose delle fanciulle. Appena la baia e la montagna sono alle sue spalle, subito lo tormenta un nuovo pensiero: se prima di sera non verrà una tempesta. Sicuro: se verrà la tempesta. E cerca nel cielo limpido le nuvole nere. Continua a pensare alla tempesta che potrebbe venire. La tempesta non viene e lui giunge a Savaii la sera stessa senza danno. Ma per lui è come se non avesse neppure fatto il viaggio, perché i suoi pensieri per tutto il tempo sono stati lontani dal corpo e fuori dell’imbarcazione.

 

 

Potete trovare il libro anche online gratuitamente a cliccando qui

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi