L'eleganza del riccio

Premetto che i saccenti non mi sono mai piaciuti e Paloma non fa nessuna differenza.
Paloma ha dodici anni, asserisce risposte da Treccani, giudica gli altri tutti degli inetti ignoranti e il giorno del suo compleanno decide che si sarebbe tolta la vita prendendo dei sonniferi e dando fuco alla casa dove vive per far capire alla sua famiglia ricca e superficiale l’importanza delle cose reali. Tuttavia nello stesso condominio vive una portinaia, volutamente ignorante e burbera all’apparenza come dovrebbero essere secondo lo stereotipo tutte le portinaie, nasconde in realtà una natura coltissima che viene smascherata pagina dopo pagina da Paloma e man mano che Reneè, la portinaia, emerge per quella che è, Paloma diventa più umana e più piccola rimandando l’idea del suicidio a data da destinarsi.

Da una portinaia che chiama il suo gatto Lev in onore a Tolstoj, io diffiderei a prescindere, non perché sia un brutto nome ma perché Levin è un personaggio talmente indeciso che augurerei al gatto miglior sorte. Tralasciando il fatto che non sono certa che Tolstoj sarebbe stato contento di sapere che uno dei protagonisti di Anna Karenina ha assunto sembianze feline. Chessò, Silvestro, sarebbe andato benissimo.

Il finale è a sorpresa. E lascia un po’ di amaro in bocca di quelle sensazioni in cui dici “si, però non doveva finire così.” Comunque facciamocene una ragione: finisce così che piaccia oppure no. E’ un libro da inverno e da neve perché quando vedi la scritta fine è piacevole avere una coperta con cui avvolgersi. Una cosa è certa, non guarderete mai più le portinaie con gli stessi occhi senza prima esservi chiesti cosa nascondono.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi