le stanze dell'addio

Ho fatto tante premesse in queste recensioni che ho scritto, alcune superflue. Questa però è d’obbligo.
Mi affaccio a questo libro a 18 giorni dalla scomparsa di mio papà, leggo il titolo e lo scelgo apposta, forse per trovare negli scritti di qualcun altro una spiegazione ad un evento completamente inatteso, forse per ricevere da chi c’è già passato una risposta ad una realtà che ancora mi sfugge, non realizzo. Non l’ho trovata.

E’ la storia di un uomo che ha perso la sua compagna, mamma di tre figli, lettrice instancabile, che si ammala e muore. Lui la cerca, la fa rivivere attraverso le stanze dell’ospedale dove non riesce più a trovarla, si perde. La cerca per anni nei gesti ripetuti che compie ogni giorno presentandosi tra le file dei malati, nei reparti di lunga degenza, tra i terminali oncologici, alla ricerca di chi non c’è più, senza essere in grado di dirle addio.
Poi a un certo punto la vita riprende, riaffiora, rinasce. Non dimentica, va oltre.

Così non è possibile. Tradisco non solo la mia vita, ma la sua, che era capace di non sprecarla, a qualsiasi costo, lei che ha insegnato soprattutto questo, a non arretrare, a non accomodare. Io devo andarmene, anzi dobbiamo tutti e due tornare al mondo.

Non sono in grado di esprimere un giudizio sul libro, non saprei neanche dire se mi è piaciuto, ma ha un potere molto forte, quello dell’esperienza. E’ un libro che va vissuto, io l’ho sentito nella pelle; in quelle stanze asettiche che odorano di disinfettante, nelle ore  che sembrano interminabili in attesa di un risultato, nella speranza di avere ancora un domani davanti con la presunzione dei sani di dire “poi lo faremo”, in un non luogo che è un mondo a parte dove si snoda la vita dal primo vagito all’ultimo respiro.

Ci vogliono strati, ce ne vogliono molti per andare avanti.

Ma la vita va avanti. Nonostante tutto. Nonostante noi, chi resta e chi parte dai due lati opposti della stessa banchina.

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