La regola dell'equilibrio

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Forse si è già capito dai titoli riportati in questa breve lista: ebbene sì, ho una passione per gli avvocati, i marescialli e i commissari. Per tutti quei soggetti narrativi a cui è facile affezionarsi e che ritrovi in più libri, come incontrare una persona di cui hai un buon ricordo dopo tanto tempo. Sempre piacevole.

L’avvocato Guerrieri per me è così: nella sua Bari vecchia, a combattere con mostri più o meno reali, a tirare pugni al suo sacco, nelle sue passeggiate notturne pensando con affettuosi, non sempre, ricordi alla ex, ai suoi sbagli. Nevrotico e fragile, amante della buona musica, vagamente adolescente ogni tanto, ma maturo e completo. Uno giusto.
L’indagine, forse una delle più ambigue, riguarda un vecchio compagno di università di Guido, sempre primo ai concorsi e integerrimo giudice del tribunale, accusato di aver incassato 50.000 € da un malvivente per scagionare un detenuto. Il giudice si rivolge all’amico Guerrieri per la difesa.
Guido accetta l’incarico che si rivelerà pieno di non poche sorprese.

Ricco di emozioni anche grazie all’immancabile presenza femminile, sempre molto particolare nei libri di Carofiglio, è un libro veloce che sonda le pieghe fitte e inestricabili del sistema giudiziario italiano. Il confine tra il legale e l’illegalità a volte è solo un sottile scambio di vedute e punti di vista.

Scritto con il solito linguaggio di Carofiglio: duro, diretto a volte volgare ma sempre efficace, preciso, lucido, ben scritto è, a mio giudizio, imperdibile.
Non tutti apprezzano Carofiglio: io lo trovo eccezionale.
Va letto per andare a fare un saluto a Guido, un po’ più solo e un poi più triste che in altri raccolti, ma sempre guerrigliero. Anzi, Guerrieri.

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