Che pazienza con Zeno Corsini

Personalmente è un libro da orticaria. Ti verrebbe da prendere il protagonista per il collo e scuoterlo fortissimamente nella speranza che torni in sé.
Sempre personalmente, a differenza di Oceano Mare, che è un libro in cui non ho capito niente ma mi sono rifatta gli occhi di bellezza, questo è un volume in cui non si afferra niente, perché niente c’è da capire.
Mi sono chiesta più volte durante la lettura – che ho abbandonato più volte e poi ripreso per puro senso di colpa e per quella voce nel cervello che dice “quello che è iniziato va finito”- , che senso potesse mai avere questo libro. Di cosa parla? Qual è il senso finale di 500 pagine?

Zeno è un personaggio che si sente malato per scelta. Inadatto alla vita, e nella speranza di migliorare la sua situazione, da cui non c’è rimedio visto che non ha intenzione di guarire, si lancia in avventure controproducenti e tentativi assurdi di rimedio a circostanze ben più grandi di lui.
E’ un soggetto incapace, perché vuole essere tale: ozioso, perdigiorno, recidivo, tutto quello che una persona non vorrebbe essere è. Consapevole, di essere inadatto all’ambiente ma maturo al punto giusto per sapere quale sarebbe la soluzione giusta da adottare, puntualmente rifugge dalla decisione per inseguire non si sa quale ideale di inadeguatezza. Tutti gli altri personaggi del libro, definiti da Zeno “i sani” rimangono tuttavia fissi e sempre uguali a se stessi davanti a tutte le occasioni della vita, lui accettando il suo “essere diverso e inadatto” si modella di volta in volta alle circostanze, ai vantaggi.

Sinceramente quando ho chiuso il libro ho provato un senso di soddisfazione, forse questo era lo scopo, se posso sopportare Zeno Corsini, posso sopportare chiunque.

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