Ken Follett
Caro Ken Follett,
Capisco perfettamente che se hai avuto la fortuna di scrivere un libro di fama mondiale che i posteri trasmetteranno ad altrettante generazioni future, non tutti i tuoi volumi possono essere dello stesso tenore.
Però, mi chiedo, tra il bestseller universalmente riconosciuto e il vuoto cosmico potevi trovare una via di mezzo?
A cosa pensavi mentre scrivevi La caduta dei giganti ? Un pippone di 999 pagine stracolmo di personaggi e di intrecci, lungo, a tratti noioso, privo di pathos.
Dicci la verità, non l’hai scritto tu? Hai assunto un team che ha ricalcato i tuoi libri precedenti, ha cambiato i nomi ai personaggi, l’ambientazione storica, questa volta siamo nel bel mezzo della prima guerra mondiale, e voilá ecco il nuovo romanzo d’autore.
Ho letto abbastanza libri scritti da te per essere giunta, con un po’ di disappunto, alla conclusione che il template della narrazione (in quelli che ho letto) è sempre lo stesso:
  • storie di più famiglie di solito almeno una è ricca e una è povera
  • Scontro tra le classi sociali
  • Donne che rimangono incinte per colpa di ricchi signorotti locali. Ovviamente sedotte e abbandonate
  • Vessazione dei poveri da parte dei ricchi
  • Rivalsa delle vittime sui prepotenti
Era così in Pilastri della terra, – però attenzione! Quello era un capolavoro – In Mondo senza fine, persino in La cruna dell’ago. E qui.
Liquidi i tuoi lettori così? Scrivendo con il pilota automatico? Dai Ken, te lo direbbe anche Barbie, non si fa così!
Ti salvi solo perché le storie alla fine sono ben scritte e in un qualche modo riesci ad affezionarti ai personaggi e vuoi vedere come va a finire.
Ripasserò da te tra qualche tempo, spero di trovarti, come va tanto di moda dire adesso, rinnovato.
Saluti
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