Non c’è bisogno di valutare l’autore perché il Premio Pulitzer lo valuta da solo. E’ uno di quei libri in cui prima o poi ci imbattiamo tutti, forse dietro ai banchi di scuola o forse sbattendo sulla mensola della camera da letto, forse per questo non può passare inosservato.

La storia è semplice: un pescatore solo e anziano dopo 84 giorni senza aver pescato nulla, decide di prendere il largo alla ricerca di pesci. Qui si trova a combattere una lotta estenuante con l’animale più grande che abbia mai visto e a passare i successivi 3 giorni in mare aperto. La lotta con il Marlin che ha abboccato alla sua esca ovviamente racchiude molto di più di un rapporto uomo-pesce: è una scoperta, un reciproco rispetto dell’avversario, una lotta interiore tra il bene e il male e un esame di coscienza continua a cui tutti gli uomini sono chiamati a rispondere prima o poi. Sulla quella barca che via via va disfacendosi, nelle forze del vecchio che vengono meno, ci siamo un po’ tutti con le nostre fragilità, debolezze, ma anche con il nostro orgoglio e la voglia di rivincita.

E’ un libro saggiamente scritto con un linguaggio diretto, chiaro senza fronzoli. Mi trovo d’accordo con chi dice che questo libro appartiene ad un periodo buio di Hemingway ormai stanco, malato e depresso. Si sente tutto in questo volume, ma nonostante un pessimismo che aleggia non si può che apprezzare un capolavoro che va oltre ogni tempo.

Felice che mi sia caduto addosso mentre riordinavo la libreria.

 

Valutazione

 

 

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