E’ uscito fresco fresco il 31 maggio, come ha detto con un tweet la Sellerio:

“è uscito il nuovo Montalbano hanno fatto il governo. Se bastava questo potevate dirlo prima.”

Trovo assolutamente logico che un’istituzione come Camilleri esca, inconsapevole, lo stesso giorno in cui sono stati eletti i Ministri, e il fatto che io l’abbia terminato il 2 giugno è la perfetta conclusione della celebrazione di uno scrittore tutto nostrano. Sui politici purtroppo non possiamo avere la stessa garanzia di successo e lo stesso spessore culturale che ci assicura Camilleri, ma questa è un’altra storia.

La nuova indagine di Salvo non delude, come sempre.

Dopo le prime pagine, in cui bisogna riabituarsi al linguaggio, un po’ ostiche per chi come me viene dal profondo nord, in un attimo ti ritrovi a Vigata, anzi in questo caso in attimo ti ritrovi nel sogno di Montalbano.

Il “caso” parte subito quando Mimì, reduce da una fuga d’amore dal balcone, si imbatte in un cadavere nell’appartamento sottostante a quello dell’amante. A gambe levate si catafotte dal commissario nel cuore della notte per raccontagli quanto accaduto… da questo punto in poi il cadavere di Augello ci accompagna fino alla fine del romanzo e fa il paio con un altro morto, quello di Carmelo Catanalotti: uomo misterioso, strozzino, amante del teatro.

Sarà proprio quest’ultima sua passione ad occupare le pagine del libro.

Pare infatti che il Catanolotti, responsabile di una piccola compagnia di teatro amatoriale, ricercasse i suoi attori sottoponendoli a provini talmente realistici da tirare fuori da ciascuno la sua paura più recondita come un vero manipolatore o un sapiente psicologo in grado di liberare le emozioni più nascoste dei suoi personaggi.
E il palcoscenico rivelerà la chiave di lettura per risolvere il delitto.
Accanto ai personaggi più noti, fa la sua comparsa Antonia, la nuova responsabile della scientifica che avrà un ruolo del tutto nuovo nello sviluppo delle indagini condotte congiuntamente con più o meno professionalità dal Commissario…

Personalmente leggendo un nuovo romanzo di Camilleri, non mi chiedo neanche più se il libro mi piacerà oppure no. lo leggo a prescindere, certa che sarà un’immersione totale come quando vedi un amico che abita all’estero e si ferma a casa tua per il fine settimana.

Forse perché Montalbano è un personaggio che è entrato in famiglia,

tutti lo conosciamo per il suo amore per il cibo, per la Sicilia, per le donne, per i suoi modi d’altri tempi che abbiamo imparato ad apprezzare.  E lui ci ricambia con un dono eccezionale: la condivisione, per fortuna Montalbano ha il dono dell’obliquità!
Ed è bello avere la consapevolezza di trovarlo sempre lì, finché Camilleri ce lo consentirà in questa realtà sospesa, in un città che non esiste sulla carta geografica, incantato a guardare la bellezza del mare o davanti alle prelibatezze dei piatti di Adelina, di cui ti sembra di sentire l’odore.
Peccato che il fine settimana sia finito e domani sia lunedì, tutti torniamo alla nostra realtà, salutando Salvo fino al prossimo romanzo.

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