Don Camillo

Si stava meglio, quando si stava peggio. (dicono)

Don Camillo e Peppone hanno abitato la mia infanzia più o meno come il Commissario Montalbano ha partecipato alla mia adolescenza. Con la differenza che Il prete di paese e il Sindaco rosso, hanno vissuto anche con i mie nonni prima e con i miei genitori poi. Don Camillo e Peppone fanno parte della mia tradizione più o meno come il panettone a Natale o i film della Principessa Sissi al mese di agosto su rai uno.

Così quando ho aperto un inaspettato regalo di nozze con all’interno ben 3 libri di Guareschi, ho pensato che non potesse esserci modo migliore di inaugurare questa nuova avventura in compagnia di vecchie conoscenze.

Il libro

La prima stesura è del 1953, è un opera divisa in racconti, sono per la precisione 49 storie ambientate a Bresciello, nel paese della bassa che fa da sfondo a tutte le vicende.
Tutte la “avventure” ruotano attorno all’eterna lotta etica/morale/religiosa tra il prete Don Camillo e il Sindaco Giuseppe Botazzi alias Peppone che rappresentano almeno in teoria i due estremi politici del tempo: cattolici e comunisti.

Dire in teoria è d’obbligo, perchè in quasi tutte le vicende è difficile prendere una posizione politica e i due nemici amici, si trovano per lo più in lotta su principi morali e punti di vista in cui alla fine prevale più il buon senso che il valore del partito.

Guareschi ci regala uno spaccato della realtà della campagna del dopo guerra dove la gente aveva poco, alcuni pochissimo, ma nella loro povertà erano persone semplici, umili, portatori di valori morali alle volte recuperati a suon di sonori e ben meritati schiaffoni elargiti dal gigantesco Don Camillo e dalle sue grandi mani.

Ci sono nel libro, molti degli episodi raccontati nei film, ma non per questo la lettura è meno affasciante. Leggere Don Camillo è un po’ come riassaporare il profumo di casa, del pane appena sfornato o del piacere di ascoltare una storia raccontata dai nonni che inizia sempre con “ai miei tempi…”

Il dialogo con “l’Altissimo”

Uno degli aspetti che ho sempre preferito, forse proprio per la sua schiettezza sono i dialoghi che Don Camillo intrattiene con Gesù, che dall’alto del crocifisso assiste a tutte le vicende del paese e come un buon papà, consiglia, consola e sgrida con semplicità e tenerezza. Ma sopratutto risponde.

cito

Peppone [in confessione]: E infine, sono io che, un mese fa, una sera che tornavate con un paniere di uova, vi son saltato addosso col bastone.
Don Camillo: Eravate voi…
Peppone: Io non vi ho bastonato come ministro di Dio ma come avversario politico, eh.
Don Camillo: Dieci Padre e dieci Ave! Ego te absolvo in nomine Patri, Filii et Spiritus Sancti. Amen.
Peppone: Amen.
Don Camillo [uscendo dal confessionale]: Gesù! Io lo polverizzo!
Gesù: No, io ho perdonato e anche tu devi perdonare.
Don Camillo: Gesù, se sono un buon servo di Dio lasciate che gli rompa questo candelotto sulla schiena, cos’è una candela…
Gesù: No! Le tue mani son fatte per benedire e non per percuotere!
Don Camillo: Le mani son fatte per benedire… ma i piedi… [Prima di tirare un calcio a Peppone]

I libri di Don Camillo, sono volumi che consiglierò sempre perchè come dicevamo i puzzle della Ravesburger si prestano da 0 a 99 anni; sono perfetti per le favole della buona notte, per le giornate sotto l’ombrellone o davanti al camino, per quando si ha voglia di fare un tuffo nel passato e poter affermare come diceva mia nonna, “si stava meglio quando si stava peggio”.

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