venerdì

5.

Dio benedica il venerdì! Mi sento meglio solo al pensiero che domani non sia un giorno lavorativo, o almeno non da computer, telefono incollato all’orecchio, ansia crescente.
Conosco davvero poca gente che ama il suo lavoro, ad eccezione di mia madre, una mosca bianca d’altri tempi posizionata stabilmente sulla sua scrivania, sempre la stessa, da 41 anni!
A me solo l’idea mette i brividi.

Per fortuna il venerdì aiuta a reinstaurare un equilibrio e gettare luce sul futuro prossimo con la prospettiva di due giorni di stacco per ricaricare le batterie per la settimana a venire.

Il momento più bello del weekend è il sabato mattina: svegliarsi con calma, fare colazione osservando il tempo di ustione/non ustione del caffè. La parola d’orine è Slow!
Prima chiaramente di buttarsi nella mischia di: spesa, coda al banco del pesce, coda al banco della carne, coda per pesare la verdura, coda alla cassa, no, signora c’ero prima io, si rompe la busta, arrivo a casa, ho dimenticato l’acqua, torna al supermercato, coda alla cassa, no signora, le dico che c’ero prima io, posso passare ho solo l’acqua? Quanto pesano le bottiglie, coda in ascensore, stramazzo sul divano, sono già le 2, ma non dovevamo pranzare?

Ecco Slow!

Poi è domenica è già mi viene l’ansia che il giorno dopo è lunedì e il vortice riprende implacabile fino al venerdì successivo. Vi risparmio i miei giorni festivi lavorativi perché oltre alla coda ad ogni banco del supermercato sarebbe infarcito da telefonate di gente che si lamenta perché il figlio non ha potuto fare la foto con il Mio Mini Pony, e no, non lavoro in un maneggio di animali fantastici.

Mi viene in mente un frase di Siddartha che ho ripescato dal sito delle frasi celebri:

La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca, che si libra nell’aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri pochi sono, come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c’è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino.

Personalmente il 99% del mio tempo mi sento una foglia portata dal vento, saltuariamente per quel 1% mi sento di fare la cosa giusta. Forse è sufficiente, chi lo sa. Guardo sempre con molta diffidenza gli articoli di quei soggetti che si dicono felici, dopo aver lasciato il lavoro che li opprimeva ed essersi trasferiti nei boschi a fare marmellate con le bacche. Saranno davvero felici?

Non ho esperienze dirette, ma davvero mi piacerebbe chiedere a qualcuno che ha staccato con il passato se si è pentito, se ne vale la pena? E soprattutto a un certo punto qualcuno ti fornisce un paracadute?

Come dicevo, Dio benedica il venerdì soprattutto perché domani è sabato…

 

 

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