Bisogna opporsi a ogni ostacolo con pazienza, perseveranza e con voce gentile

Thomas Jefferson

Mathis è un ragazzo giovane, di talento e dai solidi principi. Ha 23 anni, è laureato e sta svolgendo il suo praticantato nello studio di un avvocato amico di famiglia.
Il primo approccio più che con i clienti da tutelare è con la fotocopiatrice, amica fidata e unico passatempo del suo impiego, almeno fino a quando non fa la comparsa Norman, un ragazzino liceale che chiede al giovane avvocato di scrivere una diffida per il suo preside che ha rifiutato di pubblicare un articolo sul giornale scolastico contro un professore che condannava l’omosessualità.
In un certo senso, tutta la storia parte da qui.
Il borioso e conservatore titolare dello studio legale non può assumere l’incarico che Mathis aveva già preso in carico, e davanti alla reticenza del capo a Mathis non resta che difendere i suoi ideali e ribattere con forza i diritti in cui crede licenziandosi.
Ma non tutto è perduto, all’accanita disputa tra i due, assiste un rampante avvocato, Charles Spencer, proprietario di uno degli studi legali di maggior lustro di Washington che decide di assumere il ragazzo, colpito dalla sua tenacia e dal suo carattere.
Ancora una volta l’ambiente lavorativo è al di sotto delle aspettative, in tutti i sensi perché Mathis sarà rilegato nel sottoscala. Ma la forte influenza sul titolare, unita ad un concreto senso del dovere gli faranno conquistare da prima il cuore di Charles e poi il ruolo d’avvocato tanto agognato.
E’ una storia d’amore in piena regola che ricala un po’ a tratti il fine Two Week Notice, con tanto di anziani che rischiano di essere sfrattati.
E’ un racconto che parla della paura di essere amati e di amare, che fa da cornice ad una bellissima Washinton imbiancata e addobbata a Natale.
Il libro di Cristiano Pedrini è acquistabile qui.

Un libro che sa di Natale

Elsa è una giovane donna con un passato complicato alle spalle: orfana di madre, padre sconosciuto, giovane sposa alle prese con la separazione dal marito. Un amore sincero verso la nonna, che vive in una fattoria in Germania dove si sta dirigendo Elsa quando facciamo la sua conoscenza per la prima volta.

Nonna Hildegard è una signora tenace con alle spalle tutta l’esperienza sufficiente per portare avanti una fattoria e una famiglia da sola, da quando almeno il marito è morto al fronte sotto i colpi della seconda guerra mondiale.

Eppure, nonostante siano passati tanti anni, Hildegard custodisce un segreto mai rivelato che piano piano si dischiude con l’arrivo di Elsa in fattoria e le sue continue domande sul passato.
La verità svelta getterà non solo nuova luce sulla vita della giovane donna, ma anche una chiave di lettura completamente stravolta per comprendere il futuro a lei riservato e poter dire con rinnovata felicità: le stelle brillano ancora.

Non so se complice il periodo dell’anno in cui stiamo vivendo o la mia immaginazione che lega le parole fattoria e nonna a dei ricordi felici, ma è un libro dal profumo natalizio. Una bella favola, non sempre felice ma con un risvolto positivo, che si legge facilmente sorseggiando un bel tè davanti al camino. Mi sembra quasi di sentire l’odore di cannella!

E’ il primo romanzo di Mattia Cattano ed è uscito da pochissimo, il 3 dicembre.
Se volete acquistare il suo libro e scoprire qualcosa in più di lui, trovate tutte le informazioni qui: www.mattiacattaneoautore.com

 

 

Quando la neve copre tutto e lascia solo desolazione.

Sotto la neve nasconde un dramma, il lettore se lo deve aspettare anche perché c’è scritto proprio in copertina [Il Dramma], e poi sotto: Questa storia è realmente accaduta in un altro universo.

All’inizio pensavo si trattasse di una storia di bambini in gita scolastica: piccole scaramucce vicendevoli, antipatie ormonali, stili differenti, insomma la classica situazione in cui abbiamo visto tutti dai 12 ai 15 anni.

Invece no.

Sotto la neve, racconta la storia di un gruppo di studenti delle scuole medie, in gita, che rimangono vittime di una valanga dentro all’albergo che li ospita. Prima di arrivare al nocciolo della trama conosciamo i personaggi più da vicino.

Ci sono le gemelle Barbie, ossessionate dai mezzi di comunicazione e dal loro aspetto fisico, la bambina emo che ama infliggersi dolore, i bambini in carne che subito vengono presi di mira per il loro peso e la loro ingenuità e Sara, una ragazza apparentemente normale e forse per questo fuori dal coro.

Il dramma

Sul rifugio che ospita gli studenti si abbatte una valanga che seppellisce l’abitazione e tutti i suoi abitanti. Ad uno ad uno perdono la vita tutti gli studenti, chi ibernato, chi perché talmente amante del dolore decide di sua sponte di passare a miglior vita, chi soffocato dopo aver subito una violenza sessuale.

Sono onesta, non credo di aver davvero capito il messaggio dietro a questo libro, ma sicuramente il titolo è azzeccato: Sotto la neve, si possono nascondere tracce, infamie, si può fingere di essere chi non si è o essere quello che siamo veramente nascosti agli occhi del mondo.
Sotto la neve è più facile morire che sperare nella salvezza. Sotto la neve c’è un’altra vita.

E’ un libro che ti rende estremamente triste, solo, come davanti ad un paesaggio imbiancato sospeso nel vuoto.

Credo di aver già detto più volte che non sono mai stata in grado di scrivere poesie.

Mentre non ho mai sofferto della crisi da foglio bianco davanti a un tema narrativo, scrivere poesie equivale a mettermi davanti ad una tela e chiedermi di riprodurre Van Gogh. Probabilmente il risultato finale sarebbe un miscuglio mal riuscito di colori informe.

Forse anche per questo stimo coloro che sanno tradurre in versi i sentimenti. Mi sembra un po’ una magia.

Il libro di Stefano Di Ubaldo gode di un incanto, perché è un’opera in versi che a tratti è una vera e propria narrazione breve. Non c’è una trama, ogni poesia ha una storia a sé eppure c’è un filo conduttore che le lega tutte.

Qual è? In verità credo che la risposta sia molto soggettiva. Io ho visto un percorso di crescita, qualcuno, ho letto, ha visto la libertà.
Ogni parte del libro è introdotta da un testo Posti Riservati, che ti traghetta alla fase successiva.
Il linguaggio intelligente, originale e il modo di dar vita ai versi fanno di quest’opera una bellissima scoperta.

Certi giorni
mi piacerebbe uscire di casa
con un pacco di candele in tasca, di quelle da chiesa,
che proteggono le preghiere.
E alla pausa sigaretta
di una qualunque serata tra amici, avere anch’io un motivo
per chiedere nel bisogno:
“Scusa, ce l’hai un accendino?” Procedere all’innesco,
ringraziare con sorriso
e godermi un momento di libertà, mentre fornisco il mio contributo di luce passiva
all’aria che respiro,
tra una chiacchiera e l’altra.

Leggetelo. Potrete sempre giocare al gioco delle macchie e rispondere anche voi alla domanda: cosa hai visto?

 

Poesie d’amore, poesie di attesa, poesie in battaglia. Comunque poesie.

Mauro Cesaretti è giovane, ha 22 anni ed è un poeta. Ossimoro? Invece No.

Ho sempre pensato, evidentemente sbagliando, che chi scriveva poesie d’amore inevitabilmente fosse vecchio, oppure sfortunatissimo e malaticcio come Leopardi, insomma un soggetto che dall’alto della sua tristezza o esperienza poteva a ragione dire la sua << Eh! Sapessi quel che mi è successo, quando… >>

E invece questo giovane poeta mi insegna tutt’altro.

Le 112 poesie raccolte in Se è Amore lo sarà per sempre, parlano di sentimenti contrastanti. Di amore certo, ma anche di rabbia e di nostalgia.
Questo libro chiude la trilogia Infinito, che con gli altri due libri: Se è Poesia, lo sarà sempre e Se è Vita, lo sarà sempre danno un quadro a 360 gradi dell’autore.
Ancora più sorprendente, per me, è stato scoprire che questo ultimo libro è una raccolta di scritti del poeta dai 13 ai 16 anni!

Se penso a me a 13 anni, vedo una tuta con un orsetto, improbabili accostamenti di colori e molta confusione in testa. Gli scritti più poetici che ricordo sui diari erano tipo: come il vento lascia la scia, qui lascio la firma mia… è ho detto tutto!
Per fortuna non siamo tutti uguali e qualcuno che supera con successo la fase adolescenziale riuscendo ad elaborare scritti di senso c’è.

E’ un libro da leggere con calma.
Ringrazio l’autore per avermi dato la possibilità di immedesimarsi nei suoi versi e avergli dato voce nella mia testa. Non è infondo questo che fa la poesia?

Acqua sparsa

Vorrei poterti trattenere, ma come acqua passi
ed io non so imbracciarti.

 

Augurando il massimo successo per i futuri scritti a Mauro Cesaretti, segnalo volentieri il link per acquistare il suo libro qui

I 10 comandamenti revisionati.

Certo mettere mano ai 10 comandamenti non è cosa che possono fare tutti. Riscriverli con una propria interpretazione, accettando l’ipotesi di un fulmine divino, ancora meno.

Lo fa Mike Papa nel suo decalogo semplice, un libro di 10 racconti, ognuno con un rimando ad un comandamento: Non avrai altro produttore all’infuori di me, Non evocare il nome di Dion in vano, Non desiderare la roba che non conosci, ecc..

Il protagonista è un Abramo dei giorni nostri, o più semplicemente Rocco Raspa, un imbianchino solitario che vive con il gatto Babbo, frequenta il bar Tradicional, e si guadagna da vivere grazie ai lavori che gli procura suo zio Nello mezzo mafioso, solo mezzo.

Rocco è protagonista di diversi episodi che vanno dal comico al grottesco, animati di volta in volta da personaggi che sfiorano il surreale.

Capisaldi di quasi ogni capitolo: il nipote muto Giuseppe Maria, la sorella Rachele, lo zio Nello e Abramo il proprietario del Tradicional, la bella Amelia e il gatto Babbo.
Attorno a loro si costruiscono scene: dall’ apparsa del locale “La donna di Quori” (è proprio Quori con la Q) che promette a ciascuno di visualizzare i suoi desideri, al sequestro del protagonista alla pompa di benzina, fino allo smascheramento di un caso di pedofilia.

Rocco potrebbe essere l’anti eroe per eccellenza: squattrinato, solo come un cane con un gatto, empatico e volgare ma dalla parte dei più deboli a suo modo: con una Beretta di plastica nello zaino.
Non credo che Abramo (quello della Bibbia) si sarebbe espresso nella stessa maniera, suppongo che con i francesismi di Rocco, ad Abramo avrebbe si sarebbero frantumante le tavole della legge in mano, tuttavia è un libro originale che ti fa avvicinare al protagonista, sicuramente meno biblico ma certamente più terrestre. Reale.

Ogni tanto forse tutti noi vorremmo essere Rocco Raspa.

Dalla favola alla storia e ritorno.

Sergio è un bambino, e come tutti i bambini non ne vuole sapere di andare a dormire.
Una sera di agosto chiede al nonno di raccontargli una favola prima di chiudere gli occhi. Ecco che nella stanza iniziano a prendere vita i personaggi e i fatti della seconda guerra mondiale e i protagonisti hanno i nomi del nonno e della nonna.

Michele è un giovane d 25 anni inviato a combattere a Rodi nell’esercito italiano, qui conosce Gentile, una ragazza di appena 17 anni di cui si innamora all’istante.
Le giornate si susseguono in un clima disteso e di pace, i due giovani decidono di sposarsi non appena finisce la guerra.
Ma l’8 settembre viene firmato l’armistizio e fra il governo italiano dei fascisti e i tedeschi è subito  scontro.

Rodi finisce in mano tedesca e gli italiani presenti vengono imbarcati sulla “Donizetti” con destinazione Italia. Ma la nave carica di italiani batte bandiera tedesca e così la contraerea inglese si abbatte a suon di proiettili sull’imbarcazione e sulle scialuppe di salvataggio cariche di soldati trucidandoli tutti.

Michele, riesce in qualche in qualche modo a salvarsi trasformando una porta di legno in una zattera su cui riesce perfino ad imbracare un suo commilitone.
Qui passano alcuni giorni alla mercé dei pesci cani, con i morsi della fame e centinaia di km di mare aperto a far loro compagnia.

La favola si stoppa ad un certo punto, al finale. E’ ora di andare a dormire!
Solo anni dopo in un cassetto Sergio troverà una lettera del nonno con l’epilogo di quella vicenda accaduta tanti anni prima nel mar Egeo.

E’ un racconto breve di 33 pagine, piacevolissimo e tenero come solo le favole sanno fare. Da leggere a tutti i bambini prima della buona notte!

 

Chi lo desidera può richiedere il libro online qui

Niente è come appare.

Mark: un uomo premuroso, felice, innamorato della sua Sarah, un lavoro come attore, un vita di affetti.
Karl: un serial killer represso, accanito, perfido.
Mark e Karl sono la stessa persona ma Mark non lo sa. lo scopre strada facendo, quando il disturbo dissociativo di identità si fa sempre più forte fino a prevaricare sull’uomo in favore della bestia.

E’ un triller psicologico tesissimo con scambi continui tra i personaggio. Ti tiene attaccato al libro dall’inizio alla fine: un mix vincente in cui rivedo tanto: Io uccido, ma anche Il ritratto di Dorian Gray e perché no anche un po’ di Harry Potter nei momenti di suspance di incontro con Valdemortot.

Ho pensato per diverse pagine che questo libro potrebbe essere un bellissimo film, il personaggio cattivo con l’impermeabile armato di cordino per disegnare la sua arte a suon di strangolamenti, quello buono sottomesso e spaventato che combatte con tutte le sue forze per contrastare la parte cattiva. Mai come in questo caso calza a pennello il detto ” la prima sfida è con se stessi”.

Molto azzeccate anche le poesie che accompagnano in cima ad ogni pagina i capitoli, e introducono all’argomento, come quella del prologo di Bukowski

Il vero passo avanti è capire le donne e l’amore. O forse il passo avanti era saper uccidere con indifferenza.

Incuriositi? E’ un libro da leggere anche perché è di un giovane autore che merita di emergere.

Il libro è acquistabile qui, buona lettura!

Sete di vendetta ne abbiamo?

Tutti conosciamo Il Conte di Montecristo e la vicenda di Edmond Dantes che si snoda nel capolavoro di Dumas. Pochi, credo, conoscano invece questo romanzo che è la rivisitazione in chiave moderna del libro del 1844.

La trama, è molto simile ma traslata ai tempi nostri: il giovane Edmon Dantes invece di essere un marinaio prossimo alla promozione a capitano, è un giovane impiegato di una casa di spedizioni di Livorno. Inviato a Londra per lavoro viene coinvolto in un incidente sapientemente architettato dalla principale azienda spedizioniera concorrente. Il ragazzo rimane in coma 3 anni e al suo risveglio prepara la sua vendetta.

Non manca ovviamente il tesoro, infatti Michele, questo il nome del protagonista, conosce in ospedale un vecchio colonnello tunisino che gli rivela i suoi studi sulla ricerca del tesoro dell’erede del Conte di Montecristo. Michele, seguendo il suo istinto e unendo i pezzi del puzzle diventa l’unico proprietario di una fortuna inestinguibile nascosta in un’isola del Mediterraneo. Oramai ricchissimo il ragazzo si prende via via la sua rivincita screditando tutti i suoi nemici, mentendo sempre celata la sua identità.

Per portare a termine il suo piano si nasconde sotto mentite spoglie: Duca di Montecristo, oppure Lord Winter, o come Padre Breson o Sindbad il Marinaio. Non manca di fare delle buone azioni elargendo forti somme di denaro a chi invece si è schierato dalla sua parte.

Diciamo, non me ne voglia l’autore, che cimentarsi con un mostro sacro come Dumas e un opera universalmente riconosciuta come il Conte di Montecristo, non sarebbe stato facile per nessuno, nemmeno per scrittori ben più navigati, tanto per mantenere un paragone calzante.
Le analogie sono moltissime, a discapito dell’originalità che avrebbe aiutato a dare un differenza più marcata al testo.

Gli elementi per una storia per ben architettata ci sono tutti: vendetta spietata, soprusi e mistero. Non è sempre detto che però mischiando farina, lievito uova e zucchero venga fuori una torta. Forse per questo sono nati i plumcake.

 

 

Chi si fosse perso la mia recensione sul Conte di Montecristo la può trovare qui

Scrivo questa recensione in volo, nel tragitto aereo tra Italia e Spagna. Non so perché ma mi sembra un momento opportuno per raccontare il viaggio che narra questo libro. Un po’ sospeso nell’aria, a metà tra terra e cielo come me in questo momento.
La storia ruota attorno al personaggio di Helena, che conosciamo poco più che bambina nella steppa della Mongolia nel 1850, figlia di una famiglia aristocratica, predestinata a sposare un uomo molto più vecchio di lei e a rimenare segregata in una prigione dorata per il resto dei suoi giorni.
Helena capisce ben presto di essere chiamata ad un vita diversa e trova conferma nelle sue visioni di Spiriti misteriosi che le indicano la strada da seguire per incontrare il suo destino di predestinata per cambiare le sorti del mondo. Così Helena, nella versione femminile di Atreyu de “La Storia infinita”, scappa in sella al suo cavallo alla ricerca del suo futuro… Falcor, ve lo dico subito, non c’è.
La prima tappa della sua nuova vita è Londra, Helena si imbarca su un mercantile, scortata da un giovane Sir William Spacer , angelo custode muto e paziente, che incontriamo sulla banchina del porto per la prima volta ai confini dell’Asia e ci portiamo dietro in sporadiche ma quanto mai propizie apparizioni fino a pagina 363.
Londra nel 1870 si rivela un crocevia di vite e di umanità, un tassello importante per la protagonista per prendere consapevolezza della sua nuova vita, delle proiezioni della suo futuro, ma il percorso non è ancora completo, Helena si imbarca nuovamente verso il Canada, spinta ancora una volta dalla sete di conoscenza del mondo circostante e dei suoi equilibri. Dopo mesi di navigazione approdiamo nelle terre sconfinate del Nord America e facciamo la conoscenza degli Uomini Rossi, gli Indiani, portatori di conoscenze ancestrali sull’Universo e i suo equilibri.
Qui Helena nella sua versione PRO, entra in contatto con Madre Terra e tutti i suoi elementi e vive a pieno la sua libertà in spirito anima e corpo prima di tornare al duro impatto con la realtà che non tarderà a manifestarsi.

E’ un libro per il quale, ammetto, occorre essere un po’ predisposti, aver già assaggiato i temi mistici e avere una buona apertura mentale, penso che solo così si possa comprendere a pieno il messaggio del libro che parla di un cambiamento interiore che parte da noi stessi.
Io personalmente non ho esperienze sensoriali vissute e per fortuna non mi sono mai apparsi spiriti ad indicarmi la via, anche perché credo sarei morta sul colpo o immediatamente diretta a fare un tac al cervello ma credo che questo libro nasconda un messaggio molto significativo che ci sfugge nella quotidianità carica di sovrastrutture.

Chiudo con parole non mie quello che penso di aver capito che trovo racchiuso nella preghiera della Serenità:

[…] concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare;
la forza ed il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare;
e la saggezza di conoscerne la differenza.[..]

Nel frattempo sono atterrata e dal basso della mia umanità accetto di essere arrivata in ritardo di solo 2 ore…

P:S. Ringrazio davvero Patrizia per la fiducia che mi ha concesso nel recensire sul suo libro.
Chi fosse interessato all’acquisto di Londra 1870 può richiederlo a questo indirizzo: patti.u@libero.it e riceverlo a casa in un paio di giorni! Prezzo 15 €.
Buona lettura!

Storia di quando abbiamo perso di vista la luna.

La Burundanga è una droga che colpisce tutti gli strati sociali e gli individui senza distinzione di età, sesso, razza, etnia; in questo è molto democratica.

Il primo capitolo del romanzo ci proietta nel 2084 in un paese dell’Aspromonte in una realtà apocalittica in cui convivono essenzialmente due categorie di persone:

  • quelli che si fanno di Burundanga e stanno per diventare matti per la dipendenza
  • coloro che lo sono già, gli schizofrenici: che sentono le voci, parlano con persone inesistenti, schiavi di un circolo vizioso in cui hanno perso la loro identità.

All’estremo opposto emarginati dalla città vivono gli zombi: gli extra drogati, entità che di umano non hanno più nulla, assetati di sangue e carne, deambulano in cerca di persone di cui nutrirsi. Pericolo costante dei pochi cittadini aggrappati alla vita, vengono combattuti con qualunque mezzo: coltelli da cucina, spade giapponesi, fucili, pistole.
Il libro prosegue per i successivi 4 capitoli a ritroso ripercorrendo la vita di un padre e del figlio dal diffondersi della Burundanga fino al 2012 in un avvicendarsi costante di disperazione, agonia, droga e sangue.

Se vi state chiedendo se esiste un lieto fine, la risposta è no.

Se vi state domandando se ad un certo punto appare un barlume di speranza come un oasi nel deserto, la risposta è di nuovo negativa. Il romanzo è la quinta essenza dell’ apocalisse dall’inizio alla fine, ma non c’è nessun premio per i risorti, nessuna gioia eterna, nessuna ricompensa.
Obiettivo del libro è presentare una realtà distratta deturpata di tutto quello che rendeva la vita degna di essere vissuta, contaminata da una droga che promette esperienze paranormali ha condotto gli individui, tutti gli individui, a estraniarsi dalla vita a dimenticare i rapporti sociali, le amicizie per approdare su un non luogo di disperazione e solitudine.

Persino il linguaggio utilizzato nel testo, avvicina il lettore ad uno stato confusionale: ridondanze e ripetizioni costanti, caratterizzano ulteriormente i personaggi che tra l’altro non vengono mai chiamati per nome per aumentare il senso di distacco. Apro e chiudo una parentesi sull’editing del libro, perché se da un lato l’effetto loop delle parole è voluto, dall’altro mi viene il sospetto che il correttore di bozze si sia addormentato sul dizionario chiuso dei sinonimi o peggio ancora non l’abbia neanche aperto; sono abbastanza certa, a proposito di zombi, che i signori Devoto – Oli si siano rigirati più volte nella tomba.

Personalmente posso dire di non aver mai letto niente del genere,

da un lato perché gli zombi stanno al mio interesse più o meno come una pinguino ai Caraibi, dall’altro perché gli scenari disfattisti senza riscossa mi lasciano un senso di vuoto, io sto con i risorti, con quelli de “la fuga per la vittoria”, con Alex Zanardi (tanto per fare un nome), con Tom il costruttore della Cattedrale di Kinsbridge ( I pilastri della terra), insomma con chi ci prova anche se non vince.

Riconosco però che il libro è originale e passa un messaggio per nulla scontato: viviamo da automi, richiusi dietro ai nostri smartphone, assetati di esperienze fuori dal comune, perché quello che abbiamo non ci soddisfa, vogliamo altro fino a snaturarci completamente, fino a mangiarci, letteralmente o meno l’uno con l’altro, ai miei tempi si diceva “farsi le scarpe a vicenda” ma capisco che in questo panorama fermarsi agli arti inferiori non è sufficiente.

Forse una scia di luce in fondo al buio c’è: la luna,

appannaggio di tutti gli uomini del passato da Galileo fino ai giorni nostri ci traghetta all’ultimo capitolo del libro nel 2012, anno in cui “perdemmo di vista la luna”, forse con uno sguardo così degradato sul futuro possiamo ancora fare qualcosa per migliorare, allora riponiamo i nostri smartphone e andiamo a guardare le stelle!