Ora, ieri, domani?

Questo libro entra a pieno titolo in questa sezione, ma se avessi fatto una sotto categoria flash sarebbe entrata anche in quella.
Il tempo di lettura, dice il mio Kindle, è di massimo 30 minuti e le pagine sono 10.
Io ho contato 6 pagine e ci ho messo non più di 8 minuti a leggerlo. Quindi non è neanche il tempo di una pausa, quanto piuttosto di un caffè.

Quindi potete tenere fede a chi sostiene che leggere almeno una volta al giorno allunghi la vita e dare una svolta culturale ad una qualunque delle vostre soste quotidiane.

Stefano Benni ci fa riflettere sulla nostra ora più bella. Probabilmente il momento migliore della nostra vita è quello che non riusciamo a trovare perchè non possiamo sapere con certezza se ad un attimo felice ne seguirà un altro ancora migliore. Eppure a cospetto dei molti, tutti dobbiamo raccontare di averne avuta una. Lui ci riporta indietro nel tempo, sulla spiaggia di una colonia estiva in un momento di ribellione e libertà. Fu l’ora più bella? Chi può dirlo.

Non possediamo una misura che possa dirci che stiamo vivendo l’ora più felice, il tempo degli orologi è infinitamente più misero del tempo del nostro cuore.

Consiglio di affrontare questa breve lettura al mattino, per lasciarla decantare, tornarci sopra durante il giorno, rimescolarla nella mente.

Oceania vs Europa.

Questo libro ribalta la concezione che l’uomo bianco è migliore di altri, quindi ve lo dico subito puritani della razza questo libro non fa per voi.
Tuiavi, un Capo indigeno delle isole Samoa all’inizio del secolo (‘900) affronta un viaggio in Europa e viene in contatto con gli usi, le abitudini e i costumi dell’uomo bianco.

Il racconto che ne esce fuori è un punto di vista diverso dal quale guardiamo noi solitamente, perchè sono gli occhi di Tuiavi che ci vede come noi non potremmo mai vedere noi stessi.

Il Papalagi, l’uomo bianco, è costantemente preoccupato di coprire il suo corpo, di accumulare ricchezza, di catturare il tempo, di somigliare a Dio nel dominare gli altri o nel esercitare il potere sul prossimo, accumulare denaro.

Ecco un discorso rispetto al lavoro

Ogni signore dà sua figlia solo a un pretendente che abbia un buon mestiere. Un Papalagi senza mestiere non si può sposare. Ogni uomo bianco quindi può e deve avere un mestiere. Per questa ragione ogni Papalagi, molto prima che venga il momento di farsi tatuare, deve decidere quale lavoro vuol fare per tutta la vita. Questo lo chiamano: scegliere una professione. Si tratta di una cosa molto importante e la famiglia ne parla tanto come di ciò che vuol mangiare il giorno seguente. Se vuole iniziare il mestiere di intrecciatore di stuoie, allora il signore anziano porta il giovane signore da un uomo che non fa altro che intrecciare stuoie. Quest’uomo deve spiegare al giovane come si intreccia una stuoia. Deve insegnargli a farlo così bene da poterlo fare a occhi chiusi. Spesso per questo ci vuole molto tempo, ma non appena ha imparato il giovane lascia l’uomo, e allora si dice che ha imparato il mestiere.

Quando il Papalagi, più avanti nella vita, si avvede che preferirebbe costruire capanne invece che intrecciare stuoie, allora si dice che ha sbagliato mestiere, che in altre parole vuol dire ha mancato il bersaglio. Questo è un grande dolore, perché è contro i buoni costumi mettersi a fare un altro mestiere; è contro l’onore del buon Papalagi dire: «Questo non lo so fare, non ne ho voglia», oppure «Le mie mani non mi vogliono ubbidire».

Il Papalagi ha tanti mestieri quante sono le pietre della laguna. Di ogni cosa che si può fare, lui fa un mestiere. Se uno raccoglie le foglie avvizzite dell’albero del pane, questo è il suo mestiere. Se pulisce le stoviglie, anche questo è u n mestiere. Mestiere è tutto ciò che deve essere fatto con le mani o con la testa. Mestieri sono anche avere dei pensieri nella testa o osservare le stelle. Non c’è nulla in effetti che un uomo possa fare, di cui il Papalagi non faccia un mestiere.

Considerazione

Per capire a fondo il messaggio del libro occorre immedesimarsi in un capo tribù delle Isole Samoa che si scontra con la “altri” per la prima volta. E in cuor suo era convinto che i suoi antenati avessero commesso un gravissimo errore lasciandosi sedurre dalle luci dell’Europa.
Tuttavia leggendo il libro non si può non sentirsi presi in causa e pensare che Tuiavii ci avesse visto chiaramente e con lucidità nella nostra costante insoddisfazione.

E’ un libro che aiuta a riequilibrare il nostro super ego e che invita a riflettere non tanto sul nostro piccolo mondo da uomo bianco, quando sulla possibilità di essere felici con poco.

La vita del Papalagi assomiglia molto spesso a quella di un uomo che deve andare con la barca a Savaii e che, non appena lasciata la riva, pensa: «Quanto tempo potrò impiegare per arrivare a Savaii?» Pensa, e intanto non vede il bel paesaggio che attraversa nel corso del suo viaggio. Ora gli si presenta sulla sinistra il dorso di una montagna. Non appena il suo occhio l’ha afferrata, non può più lasciarla: «Che cosa ci può essere dietro quella montagna? Ci sarà una baia profonda oppure piccola?» E per il molto pensare dimentica di cantare le belle canzoni dei giovani navigatori, e neppure ode le parole scherzose delle fanciulle. Appena la baia e la montagna sono alle sue spalle, subito lo tormenta un nuovo pensiero: se prima di sera non verrà una tempesta. Sicuro: se verrà la tempesta. E cerca nel cielo limpido le nuvole nere. Continua a pensare alla tempesta che potrebbe venire. La tempesta non viene e lui giunge a Savaii la sera stessa senza danno. Ma per lui è come se non avesse neppure fatto il viaggio, perché i suoi pensieri per tutto il tempo sono stati lontani dal corpo e fuori dell’imbarcazione.

 

 

Potete trovare il libro anche online gratuitamente a cliccando qui

Devo dire che ho scelto questo libro per uno strano senso di brivido. Non sono un’amante dei racconti horror affatto, però rispetto alla ragazza scomparsa avevo letto questo inciso nel risvolto che mi aveva incuriosito:

Il mondo di Shirley Jackson in miniatura: tre superbi racconti, uniti dal brivido di scoprire che l’orrore di cui leggi sta capitando a te.

Faccio un passo indietro dedicando poche righe all’autrice Shirley Jackson da molti definita la  maestra di Stephen King, quando a efficacia dei personaggi, costruzione della storia e insinuazione del dubbio.
La scrittrice è tragicamente scomparsa all’età di 48 anni per un infarto, sembra causato dagli psicofarmaci che assumeva.

La ragazza scomparsa, è un libro molto smilzo, solo 78 pagine che possono essere lette facilmente in qualunque frangente di tempo. A me è durato il tempo di un volo Barcelona – Malpensa (ho fatto anche un sonnellino ad un certo punto).

Volete sapere se i tre racconti sono angosciosi? Bè un po’ sì. Più che altro hai la sensazione effettiva di essere parte della storia.
Il racconto dei tre che mi ha dato più senso di “appartenenza” se così lo vogliamo chiamare è l’ultimo che, neanche a dirlo, si chiama “incubo”.

E’ la storia di una segreteria che viene inseguita a sua insaputa da un auto che invita tutti i passanti a fermare la signora vestita di blu con un cappello rosso, detentrice di un un premio preziosissimo. A nulla valgono i tentativi della segretaria di cambiare d’abito, di camuffarsi nella folla, la macchina la insegue e invita tutti a fermare la signora vestita come lei.

Ad un certo punto persino io, ho guardato se in aeroporto c’era un passante che corrispondesse alla descrizione.
Insomma un incubo? Per la signora X abbastanza, per me più che altro un sollievo quando la storia è finita.

Se avete voglia di una pausa alternativa è un libro che consiglio molto: dinamico, alternativo, preciso.
Niente male. Diverso dal solito.

La sinfonia più bella di Beethoven

Ho passato la mia pausa pranzo in compagnia di questo brevissimo testo, scritto niente po-po di meno che dal Premio Nobel Nadine Gordimer. Nobel + letteratura mi sembrava un bel mix che si sposava bene con il mio risotto.

La storia parte da un annuncio alla radio dove un presentatore per attirare l’attenzione del suo pubblico dichiara che Beethoven era per un sedicesimo nero. Il protagonista, un bianco integralista accademico decide di ripercorrere la sua storia familiare per scoprire se l’assunto corrisponde a verità.

Faccio una precisazione, la storia si svolge in Sudafrica a 14 anni dalla fine dell’apartheid:

se un tempo tutti desideravano avere almeno una goccia di sangue bianco nelle vene, oggi vale l’esatto contrario, e avere almeno un sedicesimo di sangue di colore è raccomandato quasi si trattasse di un indizio di ‟nobiltà sociale”.

Un ribaltamento di prospettiva con una chiave di lettura che finalmente sembra accettare la realtà umana come miscuglio di provenienze diverse.

Beethoven era per un sedicesimo nero, non è solo una storia breve, è il titolo di una raccolta che l’autore scrive per narrare al mondo la situazione africana ,molto cara all’autrice, che da sempre si batte contro il segregazionismo e la censura a cui lei stessa è stata sottoposta.

Non è un libro facile, almeno io non l’ho trovato tale, ma se avete voglia di una pausa intellettuale che può aprire svariati capitoli di storia contemporanea, fa sicuramente al caso vostro.

 

 

Un libro in tasca

Mi sono seduta sulle scale e ho letto ad alta voce, ai miei gatti questo librino ripescato dall’armadio di appena 30 pagine.

Panda, trova in una radura dell’immondizia, delle scatolette che ritraggono nella grafica due orsi in città e inizia farsi delle domande: come sarà il mondo la fuori? Com’è fatta una città? E io come sono, un orso bianco a macchie nere o un orso nero a macchie bianche?

E così, spinto dalla sete di conoscenza inizia il suo viaggio intorno al mondo, conoscendo gente, musicisti, animali, rivolgendo a tutti la stessa domanda, come sono io?

Alla fine del suo vagare si accorgerà che ogni persona è diversa e poco importa essere bianchi o neri, ma dare un senso alla propria esistenza. Un libro per bambini, certo, ma anche un bel racconto per chi si sta cercando.

Un linguaggio semplice che riporta ad un piano comprensibile il marasma di domande che abbiamo nella testa.

Persino un piccolo Panda ci può insegnare qualcosa:

<<Allora, hai scoperti chi sei?>>,
<<Si>> rispose Panda, <<sono un viaggiatore musicista.>>
<<Assomigli al vento, allora>> disse il vecchio.
<< Ma sei bianco e nero, oppure nero e bianco?>>
<<Beh, non c’è nessuna differenza!>> rispose Panda allegramente.
E finalmente il vecchio sorrise.
<< Bella scoperta>> disse.

Mai sottovalutare i libri per i più piccoli!

Breve, divertente, dinamico.

Mi mancava l’aria di montagna, in tutti i sensi. Fisici, perché qui trovare delle altezze è difficile e mentali perché in città è più difficile liberare la testa.

Mi aiuta Marco Malvaldi con il suo libro assolutamente azzeccato, per regalare 30 minuti, non uno di più, di pura leggerezza tra gli amici del Barlume e un caso di omicidio.

La trama

I quattro anziani con le rispettive mogli sono alla vacanza organizzata dalle Poste Italiane a Ortisei, Massimo si gode la sua libertà al Barlume finalmente svecchiata dall’assenza degli agée/abitué.
Ma ovviamente la calma non può durare. E durante una partita a scacchi, la commissaria Alice riceve una telefonata da un ottuagenario del team: a Ortisei c’è stato un omicidio al supermercato. Una donna è stata strangolata.

Apparentemente il caso non è di giurisdizione di Pineta e tanto meno del commissario a cui è chiesto di non indagare affatto. Proprio per questo la squadra degli anziani, capitanata a distanza da Alice troverà il modo, del tutto personale, di risolvere il caso.

30 minuti di puro divertimento negli immancabili irriverenti dialoghi toscani. Il racconto è tratto da Vacanze in giallo: una raccolta della Sellerio in cui compaiono di più autori; Alicia Giménez-Bartlett, Antonio Manzini, Francesco Recami, Alessandro Robecchi, Gaetano Savatteri e ovviamente Marco Malvaldi.

Assolutamente consigliato agli amanti del genere e a chi ha voglia di un po’ di aria di montagna di prima mattina!

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Due vite separate da un muro sottile

Come il sole a mezzanotte è un libro che rientra nella categoria di Amazon Prime Reading e quindi è gratis.
Lo dico con pregiudizio, ma la maggior parte delle volte quando un libro è gratis negli store online o è molto vecchio o è molto brutto.

Anche leggere ha il suo peso, culturale sicuramente, ma anche economico, quindi finché non mi faranno amministratore delegato della Feltrinelli e non credo che questo succederà a breve, leggo anche quello che passa il convento, o meglio il mio abbonamento in scadenza Prime.

Ma torniamo a Come il sole a mezzanotte: la storia si snoda in una Lione degli anni 70 e i protagonisti sono due vicini di casa, separati da un muro talmente sottile che ciascuno è partecipe della vita dell’altro pur non conoscendosi.

Eliose e Jean hanno un passato fatto di sofferenza, di amori corrisposti e poi abbandonati, amori sbagliati, solitudine. Il finale non è che un nuovo inizio in cui finalmente le vite dei due dirimpettai si incontrano davanti alla finestra del loro appartamento.

E’ un libro delicato, piacevole. Sono appena 72 pagine che possono accompagnare ogni viaggio in treno, o una colazione lunga magari davanti ad una fetta di torta ai mirtilli.

Stamattina rientrando a casa ho incontrato il mio vicino in ascensore, mi sono fatta molte domande nel tragitto piano terra – 4° piano, per esempio perché nel 2018 gli uomini sui 36/40 anni usano ancora l’acqua di colonia?

Valutazione

Frasi d’effetto cercasi.

Avete presente tutte quelle volte in cui cercate qualcosa da scrivere su un biglietto, una citazione, un inciso di senso che esprime perfettamente il vostro concetto e che qualcuno certamente ha esposto meglio di voi?
Ecco. Il libro di citazioni su Shakespeare serve proprio a questo: un ottimo supporto per appuntarsi frasi pronte all’uso.
Veloce da leggere, appena 57 pagine, è un concentrato della potenza di questo autore eccezionale che travalica i secoli senza nessuna difficoltà.
Attuale, efficace, immediato.
Si legge con piacere durante una pausa pranzo.
Particolarmente apprezzata anche la fonte della citazione, vuoi mai che incuriosita dalla frase celebre ti metti a leggere tutto il Re Lear.
Capo, mi domando come, fanno i pesci a vivere nel mare
PRIMO PESCATORE: Bè, come gli uomini a terra: i grossi mangiano i piccoli.
E poi diciamocelo, ci vuole un drammaturgo di fama mondiale per affrontare il lunedì mattina!
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Quando dicono non è tutto oro quel che luccica.

A 11 anni siamo tutte brutte. Diciamocelo, è molto difficile che qualcuno riesca a scovare in noi un briciolo di bellezza che da li a pochi anni forse, non è detta, fiorirà sul viso e sul corpo di molte ragazze.

Anche Judy Jones non fa differenza

Splendidamente brutta come lo sono le ragazzine destinate a diventare dopo qualche anno di una bellezza inesprimibile e a non porre mai fine alle pene di molti uomini.

Questo racconto di appena 39 pagine  ci racconta la storia di Dexter, un caddie che a un certo punto della sua vita decide di puntare in alto e diventare artefice del suo destino:

Fece i soldi. E in modo stupefacente. Aveva solo 23 anni quando alcuni dicevano già: “Ecco, quello sì che è un ragazzo in gamba!”

Anche i ragazzi intelligenti non sono esonerati da sonori pali in faccia che gli riserva la vita, o da sbandate amorose a senso unico.
Dexter si perde in Judy Jones, nel suo modo di essere, di trattare gli uomini, di atteggiarsi, di cambiare partito appena il mal capitato diventa routine.
Forse anche Judy lo ama davvero di una passione sincera, fugace.

E’ un piacevole racconto da leggere per assaporare lo stile di Fitzgerald e prendere confidenza con un ambiente luccicante, abiti raffinati e sentimenti momentanei.

 

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Mai fidarsi delle mense aziendali

Breve, brevissimo solo 47 pagine per un momento di tutto relax in compagnia di un racconto sincero, genuino.

La giovane Matsuoka ha ordinato alla mensa aziendale del riso con il curry, ignara che il piatto fosse stato avvelenato da un ex collega in cerca di vendetta.
Dopo un ricovero in ospedale e una lavanda gastrica la vita della redattrice cerca di riprendere i ritmi di prima: la convivenza con un fidanzato, il dolce rapporto con i nonni che l’hanno cresciuta come una figlia, i meeting lavorativi.

Ma nulla è come prima, questo episodio ha scatenato una cambiamento irreversibile, una faccia nuova di un mondo ancora tutto da scoprire e che merita di essere vissuto fino in fondo, anche i ricordi dolorosi assumono un significato del tutto nuovo, più completi.

Cominciai a pensare che questo era il tipo di vita che volevo fare. Una vita che mi faceva desiderare, senza una particolare ragione, di andare semplicemente avanti così ogni giorno, con quella sensazione di pace e stabilità.

Da leggere tutto d’un fiato anche prima di andare a dormire… cullati dai sogni degli altri.
E poi, che non guasta, è un libro gratis per Amazon Unlimited e 0,99 € per il pubblico, anche questo è un sogno gentile!

 

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Corto, cortissimo eppure così forte.

Frate Zitto è un monaco che all’età di 42 anni decide di non parlare più. Succede e basta.

Da prima i suoi superiori lo implorano, lo esortano perché riprenda l’uso della parola. Ma lui niente, continua nel suo mutismo anche quando gli rovesciano addosso una pentola bollente sui sandali, quando lo derubano e lo malmenano.

Il padre priore dapprima mi volle dissuadere. Disse che il voto del silenzio è una pratica seria, che non nasce da un istante. Aggiunse anche che il mio inspiegabile sapere metteva in difficoltà i confratelli, che non potevo essere così egoista e superbo, lingua e parola sono doni di Dio. Dio è verbo. Mi lesse la Bibbia. Mi scongiurò quasi piangendo. Poi si rassegnò.

Poi successe. In una giornata di pioggia lei entrò in convento e gli sciolse la lingua.

Siamo noi le parole.

Il libro, tratto da La Grammatica di Dio è brevissimo, se di solito inserisco questa tipologia di lettura nella sezione il tempo di una pausa mi sento di dire che questo lo si legge mentre si aspetta che la moka erutti… però è così delicato, sensibile e forte che anche solo 13 pagine fanno spessore.
Consigliassimo a chi vuole iniziare la mattinata con profondità!

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Nessuno è profeta in patria.

José Saramago, Premio Nobel per la letteratura, ci intrattiene per 79 pagine con la vicenda dello sfortunato poeta Luis Vaz de Camoes.
La storia si svolge nel 1570 alla corte del re D.Sebastiao. Lo scrittore, rientrato a Lisbona dopo 17 anni passati in India e Mozambico, povero in canna più o meno come quando è partito, decide di scrivere un libro sulle gesta dei portoghesi a cui partecipò il famoso Vasco de Gama.

Ma la corte sembra sorda alle richieste del poeta, che sono grazie alla protezione della bella Francesca di Aragona, riuscirà in parte a migliorare la sua sorte.

Quando il tuo libro sarà pubblicato, forse il re ti concederà un vitalizio. Quando… forse… sono scarpe di defunto che non servono ai piedi di chi è ancora vivo in questo mondo.

Faccio fatica a leggere i libri sotto forma di pièce teatrale: non mi ricordo chi sono i personaggi e devo sempre tornare alla pagina di presentazione, è tutto un dialogo, è pieno di atti, bisogna essere predisposti.

Lo inserisco tra i libri lunghi quanto una pausa un po’ a fatica, perché è breve ma un po’ impegnativo.
Per onestà confesso che mi sono addormentata 2 volte, però avevo appena finito di mangiare..
Non sono stata folgorata ecco tutto. Gli amanti di Saramago sicuramente mi smentiranno e avrebbero ragione perché infondo a un Premio Nobel per la letteratura, che gli vuoi dire?

 

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Storia di un biglietto da visita, un finto morto e un meccanico.

Daniel Pennac ci racconta come al solito una storia. Questa volta il protagonista è un giovane medico il dott. Galvan, figlio di medici, fidanzato con una donna proveniente da una dinastia di medici, con l’idea di dar vita in un prossimo futuro ad altri medici.

La mia famiglia (tutti medici sin dall’epoca di Molìer, la medicina è la più diffusa malattia ereditaria) mi trovava esemplare.

La sua ossessione più che la professione è il biglietto da visita. Sì, quel cartoncino bianco che si tiene tra i polpastrelli, si presenta al prossimo e in poche efficaci frasi identifica il tuo stato sociale.

Una domenica notte al pronto soccorso, tra i malati di ogni genere e specie, mentre Galvan è intendo a progettare il suo biglietto da visita, che secondo la sua idea dovrebbe citare : “Mago della medicina interna”, appare nel corridoio un signore che non riesce a pronunciare altro che la frase “non mi sento bene” e stramazza al suolo come corpo morto cade.

Da qui in poi si susseguono rocamboleschi cambi di diagnosi snocciolate ogni volta da uno specialista diverso interpellato a risolvere l’enigma. Quando sembra che sia chiara la causa del malore dell’uomo e la terapia da adottare, cambia il sintomo: occlusione intestinale, esplosione della vescica, attacco epilettico, attacco cardiaco.
Quasi al termine della notte lasciamo il giovane Gerard addormentato al capezzale del paziente, ormai dato da tutti per spacciato.
Al mattino dopo, il malato non c’è più.
Nessuno sa il suo nome, nessuno l’ha visto uscire, nessuno sa come cercarlo.

‘Giovanotti, la lezione si annuncia istruttiva, i vostri quasi colleghi mi invitano a fare la lezione di anatomia a Rembrandt, ma su un letto vuoto’.

Ecco così che nel bel mezzo della riunione indetta dal luminare dell’ospedale per definire lo stupefacente caso clinico l’uomo riappare in tutto il suo splendore: vivo, vegeto, sano.

E qui una battuta finale prima dell’epilogo chiude un bellissimo racconto scritto magnificamente, in cui tutte le parole sono scelte con cura, tutto il contesto compare per magia dal libro e i personaggi prendono vita in un palcoscenico immaginario.
Consigliassimo per la pausa pranzo è lungo 77 pagine, divertente e ben costruito vi strapperà il sorriso persino di lunedì mattina!

 

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24 pagine, il tempo necessario per entrare nella vita di un uomo che ritorna a Napoli dopo diversi anni passati al Nord, tra il lavoro in fabbrica, gli scioperi e le contestazioni operaie.
Ricompare nella sua città, per amore, come manovale, nel percorso casa/lavoro/casa legge un libro ormai consunto: Viaggio al termine della notte, che accompagna anche noi fino a quando le ultime pagine esauste del tran tran quotidiano si staccano dalla copertina.
Nelle poche facciate che formano questo racconto c’è tutta la vita di chi è partito, ha lasciato il nido e poi torna dopo una lunga pausa e tutto è diverso anche se il Vesuvio è sempre lì:

In altre città ero stato uno di Napoli, bastava agli altri e a me quella provenienza. A Napoli non mi era accreditata. Tra gli operai della mia lingua ero accolto come un forestiero.

Come dire: è breve ma intenso, e come ho letto in un commento di un ragazzo: “è pieno di frasi memorabili”, è vero, è uno di quei libri da sottolineare. Ogni tanto personalmente inseguo la bellezza del pensiero scritto e mi perdo il ragionamento, ma credo che faccia parte dello stile dell’autore.
E poi infondo perché porre un limite alla poesia.. lasciamo che scorra, possiamo sempre tornare indietro e rileggerlo: 24 pagine durano il tempo di un caffè lungo!

 

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Una storia semplice è un racconto complesso di 66 pagine, che scorre veloce e accompagna perfettamente quel tempo che va da quando hai finito di mangiare a quando arriva l’ora di andare a dormire. Un dopo cena che fa meglio del digestivo, al fegato di certo.
Il protagonista è un brigadiere, che trova un cadavere in un villino di campagna abbandonato da anni, la risoluzione del caso è del tutto inaspettata e nasconde senza mai citarla l’ombra della mafia siciliana.
E’ un libro in cui anche la seconda di copertina con la dedica è importante per darne un senso in più visto la ristrettezza delle pagine, particolarità che ho apprezzato molto:

Ancora una volta voglio scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano della giustizia.*

E se di giustizia si parla, purtroppo questa ci fa una magra figura sopratutto nelle persone che dovrebbero incarnarla che per convenienza, per timore o tornaconto personale provvedono al meglio per raggirarla:

<< L’italiano non è l’italiano: è il ragionare >> disse il professore. << Con meno italiano, lei sarebbe forse ancora più in alto >>. La battuta era feroce. Il magistrato impallidì. E passò a un duro interrogatorio.

Una storia semplice sì, ma vecchia come il mondo.

*DURRENMATT, Giustizia

 

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