57.

Che i festeggiamenti abbiano inizio. Ci ho messo un po’ a scrivere questo post perchè non sapevo bene da dove incominciare.
Come sempre, la cosa migliore è partire dall’inizio.

I primi festeggiamenti pre matrimoniali partono da Barcellona con amici italiani, spagnoli, in generale cittadini del mondo. Un aperitivo italiano a regola d’arte con focaccia alle cipolle, nodini di mozzarella, pizza con i pomodorini, verdure al forno, torta mimosa e 5 kg in più per tutti sulla bilancia. Che meraviglia! Quando si dice che il cibo unisce, non può essere più vero.

Poi il fine settimana è proseguito con il mio addio al nubilato, camminata in montagna (ah! La montagna) neve, tanta neve inaspettata, una mangiata degna di un rifugio, tante risate, le amiche di una vita e altro squittissimo cibo.

Sono stati giorni intensi, speciali. L’affetto delle persone che conosciamo da poco, quello delle persone che conosciamo da sempre. Un abbraccio che in questo caso davvero attraversa i confini.

Anche i libri hanno un ruolo importante in questo fine settimana. Ho ricevuto infatti in dono un libro, uno per ogni amica, con una dedica speciale. Ogni libro ha rappresentato qualcosa per la persona che me l’ha regalato: una fase di vita, un insegnamento, un ricordo speciale, che adesso è passato nelle mie mani e mi sento improvvisamente detentrice di un tesoro incredibile da custodire gelosamente.

Vorrei dire tante cose rispetto a questi giorni pre matrimoniali, ma mi sembrano tutte poco appropriate e alcune ve lo assicuro, lo sono sicuramente, tipo quella riguardo a quegli…. va bè dai lo tengo per me.

Il succo è che ci sono tante cose che fanno un evento, e altrettante che ti fanno perdere il senso di quello che sta per succedere. Ci si focalizza sui dettagli, che certo sono importanti, ma non sono tutto. Pazienza se i confetti a tutti i gusti più uno che ho ordinato non piacciono a tutti, vorrà dire che li mangerò tutti io, e se quel nome non è scritto su due file ma su una non è importante, avremo contribuito a salvare in minima parte una cellula di albero, e se la zia Giovanna non ha trovato le scarpe in tinta con il camauro, ce ne faremo una ragione, io sicuramente, lei col tempo forse anche.

Di questi giorni, una cosa mi è rimasta addosso come una piacevole sensazione: le attenzioni delle persone che ho incontrato, di quelle che non vedevo da tanto e di quelle che hanno voluto essere presenti nonostante non parliamo neanche la stessa lingua.
Poi ecco, se il mio futuro marito si presenta all’altare in pijama, bè ecco forse dovrò rivalutare la mia posizione circa i dettagli.

 

 

56.

Cosa sarebbe la vita senza caffè?
Personalmente non fumo, non bevo e non mi drogo, ma se dovessi catalogare dei vizi o delle dipendenze nella mia quotidianità, il primo della lista sarebbe sicuramente il caffè.

Purtroppo, mi trovo in un grande bilico esistenziale che mette a dura prova il mio vizio. Poco dopo che mi sono trasferita a Barcellona ho ricevuto in dono (non smetterò mai di ringraziare abbastanza) una moka. Di cui ho fatto ampissimo uso fino a pochissimo tempo fa, quando con la casa nuova è arrivata una macchina del caffè con le cialde.

Una vecchia conoscenza di cui ho fatto uso e abuso nei miei anni da studentessa prima e da giovane impiegata poi. Inutile dire che il mio affetto nei confronti della macchina è spiccato.

Il motivo principale, non me ne vogliano i puristi della “napoletana” è che l’espresso si sposa meglio con il mio dna. In casa, tutti caffeinomani dai tempi dei miei avi, abbiamo sempre avuto una macchina del caffè che rende tutto quel tanto più strong.
Ad ogni modo in questo riassetto domestico e non solo, abbiamo deciso di farci portavoci di buone abitudini con la raccolta differenziata fatta per bene e tutto l’occorrente per essere dei buoni cittadini. Ecco che l’ambiente con le cialde fa proprio a cazzotti.

Quindi adesso mi trovo ad aver appena fatto un acquisto cumulativo di 96 cialde ad un prezzo irrisorio e mi sento in colpa ogni volta che prendo un caffè perchè sto inquinando, le balene muoiono perchè si riempiono lo stomaco di plastica, i trichechi si lanciano dalle scogliere per la diminuzione dei ghiacci e i nostri figli vivranno nell’immondizia.

Ecco, insomma uno dovrebbe vivere il suo rapporto con la tazzina in maniera serena, distesa, una pausa di piacere non un abisso di angoscia.
Premetto, per spezzare una lancia a mio favore, che svuoto il caffè dalle cialde e butto il contenitore nella plastica e il caffè nell’umido, quindi apprezziamo il gesto almeno di provarci.

Ad ogni modo ho deciso che farò così: rispolvero la moka, e le alterno, un giorno la moka e un giorno le cialde. In questo modo le capsule dureranno di più, riduco il tempo di inquinamento e a esaurimento scorte cialde acquisterò quelle ricaricabili in alluminio. Mi chiedo se il gusto del caffè sarà buono altrettanto.
Avevo anche pensato di ridurre i caffè giornalieri ma non mi sembra una strada percorribile.

 

55.

L’altro giorno ho partecipato ad un evento o meglio ho organizzato un evento che prevedeva la presenza di due testimonial, personaggi del mondo della tv in questo caso, amatissime dai teenagers di tutta Italia.
I soggetti in questione hanno orde di fans, soprattutto ragazze, in piena crisi adolescenziale: poco più che bambine disposte a passare ore sedute davanti a delle transenne pur di poter scattare per prime le foto con i loro idoli, pianti isterici davanti a genitori al limite della sopportazione perchè “mamma ti prego fammi fare un altro giro, voglio rifare la foto con xx” … e genitori accondiscendenti ad aspettare 3 ore (e non è uno scherzo) per un’autografo su una cartolina pre stampata.

Ogni ragazza si presentava al cospetto dei noti beniamini con ogni sorta di dono: braccialetti, trucchi, lettere, cartelloni, pensieri pensati strappati dal diario segreto, scritti di apprezzamento sentiti… insomma emozioni di un dodicenne probabilmente eccessive ma pur degne di rispetto.
Finché i testimonial sono stati sul palco era amore in ogni dove, abbracci, baci, grazie, grazie lanciati con la mano verso l’orizzonte e buste che si riempivano ad ogni secondo piene di affetto e scritte indelebili con il pennarello rosa.

Ma poi…

Appena l’evento è finito i testimonial si sono ritirati tra i capelli strappati dei piccoli fan, un salto in camerino per cambiarsi e poi via verso nuovi lidi e nuove facce bambinesche da baciare.
Peccato che purtroppo ci sia chi lavora dietro le quinte e abbia l’ingrato compito spente le luci di andare a visionare il camerino e trovare indovinate un po’? Tutte le buste, le lettere, i manifesti, i diari segreti buttati nel cestino più vicino all’uscita.

Che tristezza infinita. Avete presente Kung Fu Panda quando si trova davanti “all’urna dei guerrieri sussurranti” , ci sbatte contro e sente tutti gli “uuu” degli avi uscire dal vaso… ecco il medesimo effetto tristezza.
Ogni tanto basterebbe così poco per essere delle persone migliori.

 

 

 

 

 

54.

Ho rubato questa foto online da un post di un negozio che vende abbigliamento sportivo, penso che a sua volta lui l’abbia rubata a qualcuno che l’ha rubata a qualcun altro che l’ha caricata su una banca dati.

Ad ogni modo sono rimasta rapita dall’immagine, non so se perché vorrei essere quel soggetto che si vede dietro la foto sfocato a piedi scalzi immerso nella natura o perché mi ricorda tanta strada in montagna, con quei fiori gialli che crescono a bizzeffe e quelli rosa, che se togli i petali e succhi sanno di zucchero.

Non consiglio di provarci perché come per la storia della foto, quella del petalo potrebbe essere il classico esempio di “un mio amico mi ha detto, che un suo amico gli ha detto, che il padre gli ha spiegato…”

Ad ogni modo oggi vorrei essere lì con i piedi a mollo nell’acqua ghiacciata dopo un cammino immerso nella natura e invece ho appena rotto due scatole di tonno e ovviamente non posseggo un apriscatole. Non ancora. Avevo pensato di provare con un coltello, poi mi sono detta che anche questa poteva essere la classica situazione in cui non sai bene come ma ad un certo punto ti trovi al pronto soccorso con una falange in meno o un taglio che attraversa tutta la linea della vita sul palmo della mano.

Quindi per evitare di arrivare al matrimonio senza dito in cui inserire la fede ho deciso, che oggi niente tonno, insalata verde insipida andrà benissimo!

 

53.

Tra i miei propositi di quest’anno a cui non sto assolutamente tenendo fede, c’è anche la meditazione. Uno degli ultimi libri che ho letto è Silenzio di Kagge, speravo che in qualche modo mi fornisse una risposta rispetto ad una domanda che mi faccio sempre quando vedo la gente ad occhi chiusi che medita: a cosa pensa?

Ovviamente, neanche a dirlo, il libro parlava della difficoltà dell’uomo a stare da solo con se stesso. Anzi, cosa che a me succede in continuazione, l’incapacità di controllare i pensieri quando ci si trova a tu per tu con il proprio io. Che giro di parole?!

A me capita sempre. Quando chiudo gli occhi è che come se contestualmente aprissero i rubinetti del cervello e vengo inondata da talmente tanti impulsi e domande che trovare la pace mi sembra impossibile. Per questo mi attira così tanto la meditazione, credo. Perchè ci deve essere senza dubbio qualcosa che gli altri capiscono e che a me sfugge su dove incanalare questi stimoli interni. Oppure sono tutti molto bravi a sembrare concentrati mentre pensano a cosa cucinare per cena.

E’ chiaro che per quanto io la stia sottovalutando, la meditazione è una pratica che va allenata come qualunque altra disciplina e che ci va tempo e dedizione per farla in maniera corretta e producente. Non basta ovviamente mettersi a gambe incrociate e occhi chiusi per meditare, sarebbe come dire che per dormire basta mettersi sdraiati e palpebre serrate. Chiedetelo agli insonni.

Qualche anno fa, un giovanissimo frate domenicano mi aveva raccontato che il suo noviziato era consistito nello stare in silenzio per mesi. Erano concessi pochissimi strappi alle regole, la domenica 1 ora e in occasione del pranzo. Il suo racconto a posteriori era di vera gratitudine nei confronti di quell’esperienza, pur non negando che all’inizio aveva fatto fatica ad abituarsi al silenzio, una volta assunta la pratica era irrinunciabile e che anzi avrebbe voluto avere molto più tempo da dedicargli.

Non so. e’ assurdo dirlo ma il pensiero più vicino che ho alla meditazione è la fatica estrema. Credo mi sia capitato in poche circostanze di fare una fatica sovrumana, ma me le ricordo tutte, e la sensazione più nidiata che ho, forse per puro spirito di sopravvivenza è che la mia testa si sia staccata da quello che stava facendo per vagare altrove e mandare il corpo avanti meccanicamente.

Che sia così? Vorrei leggere qualcosa sull’argomento, suggerimenti? Consigli?
Intanto io davvero vado a pensare a cosa cucinare per cena.

52.

Mangiare secondo natura, molte volte è una moda credo. C’è il periodo della dieta al limone, quella delle sole verdure verdi e altri immaginifici percorsi alimentari dai risultati, dicono, miracolosi.

Ieri sera avevo voglia di mangiare del cibo crudo, complice sicuramente la necessità di entrare nel vestito da sposa tra 2 mesi, non posso tendere troppo la mano ai tanto soddisfacenti carboidrati e ho letto che masticare aiuta a far passare la fame.
Così mi sono detta che ruminare vegetali poteva essere una buona soluzione. Ho preparato una signora cena di cui allego un’immagine esaustiva:natura

trovo che, in maniera diversa da come cantava De Andrè, “più che l’amor potè il digiuno”, qui più che il gusto è il colore che rende tutto più appetibile.

Ad ogni modo in questo mix di vegetali: carote, peperoni, ravanelli, asparagi, fave la cosa che mi ha sorpreso di più è l’acqua di asparago.

Ovviamente non l’avevo mai bevuta prima ma ho letto, che bere l’acqua di cottura degli asparagi avrebbe dei poteri depurativi molto potenti.

Ho creduto che potesse valere la pena fare un tentativo. Bè mi è piaciuta moltissimo! Rispetto ai poter depurativi non ne ho la più pallida idea, l’antipatico effetto collaterale della “pipì che puzza” è assolutamente mantenuto, altro non so dirvi. Ma crediamo al celeberrimo “puliti dentro e belli fuori”, anche se ho preso sonno molto tardi e mi sono svegliata 5 minuti prima di iniziare a lavorare, quindi sul “belli fuori” oggi avrei qualcosa da ridire.

Tornado alla natura per un momento, penso che non ci sia giorno migliore di mangiare cruditè se non il primo giorno di primavera. Tutto è così potente, che mangiare una bistecca o una pasta al pomodoro sembra un insulto al creato. Credo che lo sappiano bene i verdurieri, o almeno quello sotto casa mia sicuramente, che vende i kiwi a 6 € al kg!

Diciamo, che oggi è il giorno delle frasi fatte: se bella vuoi apparire, un po’ devi soffrire… economicamente sicuramente!

 

51.

Bene. Tra un mese e pochi giorni inizierà l’ottava e ultima stagione di Game of Thrones.
Parliamoci chiaro è quello che tutti stiamo aspettando da un anno e mezzo. La conclusione finale  di una delle serie televisive più fortunate, più attese e con più suspance che la tv abbia mai sfornato.

Sono giorni di ripasso generale questi: vanno a ruba i riepiloghi su YouTube delle ultime 7 stagioni in 10 minuti o il ripasso di tutte le puntate fino ad oggi, i pronostici peggio degli exit poll di chi sarà il famoso erede al trono di spade o anche solo chi sarà il prossimo cadavere.

Insomma c’è trepidazione nell’aria per questo 14 aprile, giorno in cui in America verrà trasmesso il primo episodio per poi essere piratamente scaricato da tutto il mondo poche ore più tardi. Non si può aspettare più di un giorno per vedere lo show, altrimenti lo spoiler è assicurato e il divertimento sfumato.

Due anni fa, in agosto stavo tornado da Barcellona a Genova in bus, e durante le vacanze non ero riuscita a vedere gli ultimi due episodi che mi stavo comodamente godendo lungo un interminabile tragitto notturno. Alla fine del viaggio avevo permesso a mezzo autobus di scaricare gli episodi tramite chiavetta e all’altra metà imprestato il computer perchè potesse godersi lo spettacolo.

Insomma Game of Thrones unisce. Come la pasta, meno calorico.

 

50.

Ho iniziato un libro in spagnolo. Un altro. Si chiama Salvaje. E’ tratto dal film Wild, interpretato da Reese Witherspoon che ho visto qualche anno fa.

E’ la storia di una ragazza che dopo diverse vicissitudini personali, decide di partire per un viaggio a piedi di 2000 km. Ho letto 30 pagine, al momento è tristissimo.
Un po’ un contro senso in queste giornate di anticipo di primavera, sole, caldo, uscite senza giacca e gatti che dormono sulla poltrona.

Dovrebbe esserci un libro personalizzato per ogni momento climatico. Un po’ come con le canzoni.

Avevo in mente di fare un post dedicato allo shopping, ma come al solito divago, divago…

 

49.

E’ primavera. Diciamocelo. Fuori fa caldissimo, il sole acceca e si sta bene senza giacca. E’ senza dubbio primavera.

Solitamente queste affermazioni sono seguite da una giornata di neve, freddo e temperature polari il giorno dopo che vengono pronunciate. Comunque oggi, per pensare al presente, a Barcellona ci sono 21 gradi.

Così, in questo clima di benessere generale e tepore si rifanno vivi i celeberrimi buoni propositi e le ventate di aria fresca, che a quanto mi sembra di presagire quest’anno saranno veri e propri tifoni.
Il primo cambiamento sostanziale arriva dal basso, nel senso che finalmente è arrivato un materasso su cui potrò dormire.
Ma soprattutto ho ultimato il trasloco e finito una volta per tutte la spola quotidiana con le valige da valle a monte e vice versa. Nonostante persino stamattina sia riuscita a riempire l’ultima valigia a tappo con i resti dei miei averi dell’appartamento.

Mi rendo conto adesso scrivendo, che ho dimenticato il merluzzo surgelato nel frigorifero. Tanto per dire.

Comunque oggi per omaggiare il primo sole, ho mangiato una cofanata di verdure crude: un pinzimonio di finocchi, peperoni, carote e ravanelli colorato e bello da vedere quanto buono da mangiare, perchè le verdure (invece delle schifezze), si sa, sono al primo posto nel podio dei buoni propositi.
Al secondo gradino troviamo lo sport, che non pratico da tre settimane, a meno che il trascinamento del trolley in salita non sia rientrato nelle discipline olimpiche e non credo, quindi stasera torno a yoga.

Insomma, sperando che domani non ci siano – 2 gradi e che tutti soldi spesi per il materasso siano direttamente proporzionali alla sua comodità, non vedo l’ora che sia sera per andare a dormire!

 

 

48.

Come l’asino cotto.

L’annoso problema dei calzini, ne sono certa mette a dura prova anche le massaie più integerrime e devote.
Mi trovo a raccogliere il bucato e ad avere finalmente uno spazio dove riporre tutte le cose, è ovvio che su questa scia di immacolaggine (?) e novità anche tutti i vestiti vogliono essere riposti in maniera ordinata, in scala di colori, in abbinamento di materiali. Lo so, durerà 3 giorni, però la vita è anche fatta di attimi infondo e quando la prossima settimana guarderò un ammasso di cose riposte a caso dirò… bè c’è stato un tempo in cui tutto era perfetto poi.. fu sera e fu mattina e fu il caos, la storia la conosciamo.

Ad ogni modo i calzini mi mettono in difficoltà, perchè sono molti, non si sa mai come metterli e si perdono sempre. Per ovviare, ho adottato una tecnica che a casa mia era assolutamente bandita: quella di inserire un calzino dentro l’altro facendo una specie di palla. Mia mamma direbbe che così si rovinano tutti gli elastici, sì mamma, lo so che lo stai pensando, però mi sono detta che il tempo di vita di un calzino giustifica la sua collocazione.
Adesso praticamente nel cassetto abbiamo delle bombe a mano a forma di calzetto, tanto brutte da vedere quanto comode, mi auguro da indossare.

Non siamo riusciti a sfuggire allo spaiamento, ho trovato come sempre un calzino solitario, come sia possibile non lo, ma succede sempre. Ho pensato di metterlo lo stesso a “bombetta” per amplificare l’effetto sorpresa, sono sicura che in uno dei prossimi lavaggi avremo un altro singol da appaiare.
Cosa usi la lavatrice per digerire tutti i calzini che ingerisce è un mistero che nemmeno Piero Angela è ancora riuscito a svelare.

 

47.

La camera da letto.

Gli omini di Ikea di “ini” non avevano proprio nulla e neanche di svedese, piuttosto assomigliavano ad energumeni latino americani dai modi gentili.

Sono arrivati in 3, hanno monopolizzato la casa, posizionandosi ciascuno in uno spazio diverso e in meno di due ore hanno confezionato la camera da letto. Io assistevo dal mio trespolo della cucina a questo spettacolo da cantiere con personaggi che a ciclo continuo mi passavano davanti portando oggetti di scena una volta un letto, una volta una cassettiera, poi le porte dell’armadio…il tutto infarcito da colpi vigorosi di martellate, avvitatori, trapani.

Il montatore vicino alla cucina, per rendere più piacevole il suo lavoro, aveva deciso di mettere in sottofondo della musica latina a tutto volume. Ho evitato di dirgli che il mio lavoro consiste nello stare al telefono e cercare di interloquire con soggetti che stanno dall’altro capo della cornetta. Ho pensato che contraddire un omone di 150 kg e 1.90 m di altezza con un cacciavite in mano non fosse una buona idea.

Ad ogni modo il risultato finale è di assoluta soddisfazione.

Abbiamo un armadio, che effettivamente sembra poter accogliere tutta la nostra roba nonostante non ci siano, ameno a prima vista, porticine che conducono in luoghi ameni pieni di borse e vestiti invisibili agli occhi.
Una cassettiera che ci sta giusta giusta e un letto di quelli che si alzano e che possono contenere sotto il materasso l’equivalente di un armadio a due ante ma in orizzontale o un sarcofago, dipende dall’uso che uno vuole farne.

Insomma ci siamo. E’ tutto molto bianco, molto immacolato, molto intonso. Ma sembra una stanza simpatica così a prima vista.
Ora non ci rimane che iniziare la grande migrazione dei vestiti e degli oggetti. L’ho già detto vero quando sono felice che i libri siano in formato digitale vero?

 

46.

Mia nonna aveva appesa in cucina una targhetta di ceramica su cui c’era scritta una poesia dedicata alla casa che diceva:

Casa mia, casa mia
per piccina che tu sia 
resti sempre casa mia

Da pochissimi giorni abbiamo preso possesso di questa nuova dimora, bellissima e vuota. C’è un senso di devozione nell’entrare nelle case sgombre, quasi un timore dovuto alla scarsa conoscenza reciproca. Così appena metto piede in ingresso saluto le stanze in attesa di mobilio. Non mi risponde nessuno, sarebbe preoccupante il contrario, ma mi sembra un atto dovuto.

Sono qui che attendo forzuti omini Ikea che vengano a incastrare, montare, avvitare, pezzi di legno tra loro per fare sembrare quello che al momento sono 4 muri da circa 12 mq in una camera da letto. Sono molto curiosa del risultato finale che abbiamo solo fantasticato tra una tirata di metro e l’altra.

Mi dicono tutti che le case vuote sembrano molto più piccole e che poi arredate non si sa come la roba ci sta.
Io non ho mai avuto una predilezione per i numeri e le misure non fanno differenza, tuttavia so quelle due o tre nozioni che mi sono sufficienti per capire che l’armadio che volevo io di 250 cm sicuramente non ci sta, però chissà può essere che gli operai svedesi esperti in arredamento minimal, che tra l’altro hanno suonato proprio adesso alla porta, mi facciano cambiare idea e che improvvisamente da dentro l’armadio si apra una porticina come in Alice nel Paese delle meraviglie e si moltiplichi di spazio… Ah sarebbe bellissimo!

Vi aggiorno.

 

 

 

45.

Sono giorni di cambiamento e di confusione. Più di confusione a dire la verità. Devo prendere delle decisioni in fretta, che puntualmente vengono smentite 5 minuti dopo con nuovi scenari e sorbirmi qualcuno che col fiato sul collo in continuazione mi dice “io non ti voglio dare un consiglio perchè non c’entro niente, però farei così”…

Una di quelle classiche cose che ti fa salire il sangue al cervello portato soprattutto da questa instabilità momentanea.
Per farla breve sono agitata, sotto pressione e di umore altalenante. Quindi mangio. Qualunque cosa mi capiti a tiro.

Lo so che avevo fatto grandi elogi sulla Dieta non dieta, e continuo ad esserne convinta, ma mi hanno regalato biscotti doppio strato di cioccolato e geleè alla mela cotogna fatta in casa. Niente le ho finite tra un momento di sconforto e un altro.
Non paga di questo sono più maldestra del solito. Metto piede nella casa nuova, intonsa, mai toccata e vuota, per la prima volta con le chiavi in mano consegnate dal proprietario il giorno prima e… bam tiro su la tapparella con la forza di Hulk e disintegro la persiana che ovviamente rimane incastrata nel suo vano e non ne vuole sapere di scendere.
Nel tempo record di 1 minuto avevo già fatto il primo danno.

Comunque diamo delle certezze in questa confusione diffusa: oggi inizia il Festival di San Remo.
Eh lo so, lo so che a non tutti piace, lo so che la tv è scadente, che Claudio Bisio ha una giacca orrenda che riluce, che Loredana Bertè ha 200 anni e tutto il resto, ma il Festiva di San Remo, lo trasmettono anche in streaming e anche a Barcellona. E’ una cosa che fa parte della nostra cultura e dannazione sono felice di commentarlo con le mie amiche dall’Italia come se stessimo in una stessa stanza davanti alla stessa tv con il cartellone fatto a mano del televoto nella nostra settimana votata al Festival. Perchè lo sanno tutti che San Remo è San Remo.

44.

Come i gatti.

Ho finalmente portato a compimento la recensione del libro Dime quién soy di Julia Navarro e mi sento come se avessi fatto una maratona di 200 km: affaticata e soddisfatta. E come ogni corsa che si rispetti al traguardo non senti la fatica e guardi già al prossimo obiettivo.
Io e i cactus stiamo ispezionando la rete alla ricerca dell’ispirazione giusta per il prossimo “acquista con un click”.

Credo che farò un’eccezione e leggerò un paio di libri cartacei che alloggiano sulla mia mensola.
Intanto il mondo dell’editoria continua a sfornare testi che mi solleticano l’appetito che chissà quando riuscirò a leggere, ma non disperiamo, può essere che da qui a qualche mese abbia molto tempo libero.

Avrei voglia di buttarmi su un classico, forse un autore americano, di quelli che vengono sempre citati nei film per dare enfasi alla scena: Lawrence, Virginia Woolf, Eliot, Conrad, uno di quei tomi da spuntare nella lista mentale delle cose da leggere almeno una volta nella vita.

Però certo i titoli non è che mi facciano gola più di tanto:

  • Figli ed amanti
  • L’amante di Lady Chatterley
  • Donne innamorate
  • La ragazza perduta
  • Il serpente spiumato
  • Via dalla pazza folla
  • La terra desolata

Va bè dai, facciamo che ci penso un attimo.

 

 

 

La mia latitanza deriva essenzialmente dal fatto che mi sono ostinata a finire il libro in spagnolo Dime quei soy di Jullia Navarro, la verità è che non mi immaginavo che fosse così lungo.

Avevo letto che erano 1000+ pagine e per essere il primo libro che leggo in lingua originale, diciamo che forse i Tre Porcellini potevano bastare, invece no. Mi sono detta che ne valeva la pena, e adesso sono al 66% e non riesco a leggere nient’altro. Motivo per cui la sezione recensione è ferma ai primi giorni di gennaio.

Ma sono ostinata e concluderò questa impresa iberica di lettura. Che comunque sono felice di aver intrapreso perché il libro è molto bello. Gli amanti dello spionaggio, della Guerra Civile e Mondiale lo troveranno sicuramente di grande interesse.

La mia prof di spagnolo, mi ha suggerito di leggere, dopo questo, La cattedrale del mare, ma sono altre 1000 pagine e mi sono convinta che forse posso aspettare un attimo prima di immergermi nuovamente in un tomo.

Se è vero al 100% che le donne a differenza del genere maschile sono multitasking, devo ammettere che con la lettura ho delle difficoltà a far confluire nello stesso periodo più libri. Mi piace che ogni storia dica la sua con i suoi tempi senza avere il fiato sul collo che ne so di Cesare Pavese, per dirne uno, La Luna e i falò possono aspettare.

Il consiglio per porre fine alla latitanza di cui sopra, è terminare quanto prima e poi ovviamente aprire in un’altra avventura, più breve forse, giusto il tempo di una pausa?

 

42.

La nostra ricerca di casa continua. Al momento dal vivo ne abbiamo viste circa 12. Online almeno 200.
Posso affermare senza ombra di dubbio che cercare casa è un lavoro a tutti gli effetti.

Sarà che a Barcellona la domanda è altissima e la quantità di brutture altrettanto ma trovare l’appartamento non dico perfetto, ma almeno adeguato è tutt’altro che un gioco da ragazzi, come ingenuamente pensavo io.
L’altro giorno siamo andati a vedere una casa che in 85 mq è riuscita a far stare 4 camere da letto, 1 cucina, 2 bagni e 1 sala.

A questo punto la mia testa ha escogitato 3 diverse risposte rispetto agli abitanti locali:

  1. non dormono
  2. sono dei lillipuziani
  3. dormono in piedi

Siccome, almeno la media delle persone che incontro è più alta di me e ci vuol poco, l’unica soluzione plausibile è che questi iberici dormano in posizione eretta.

Ci sono poi altre stravaganze a cui faccio fatica ad abituarmi:

le cucine sono minuscole e per minuscole intendo dire che quando va bene hanno due piani d’appoggio uno parallelo all’altro e un corridoio in mezzo formato taglia 42. Il fatto è che poi le sale sono per la maggior parte rettangolari lunghe e strette quindi è difficile incastrare un tavolo da pranzo, una tv, un divano, chennesò, cose che generalmente stanno in una sala.

Quindi ancora una volta mi trovo a rispondermi che oltre a dormire, i barcellonesi mangiano anche in piedi, perché la verità è che un tavolo di una misura superiore a 2 persone in sala non ci sta, e non credete di poter allora prendere una delle 4 camere da letto e trasformala in una sala da pranzo, perché in 2×2 un tavolo da 6 ci sta, ma i commensali una volta incastrati non si possono più muovere.
Dio benedica i buffet dunque!

Devo dire, che forse gioca a nostro sfavore l’occhio clinico tutte queste case vuote sembrano piccole e poi magicamente, convinciamoci che sia così, come in una valigia di Mary Poppins ogni cosa troverà la sua posizione.

Oppure…occorrerà considerare l’ipotesi di acquistare dei costosi sarcofagi da appoggiare al muro.

 

 


41.

Che giornate!! Venerdì cena a due con tanto di fiori in un posto meraviglioso e buonissimo e dopo udite, udite, siamo andati a vedere il Ritorno di Mary Poppins, simpatico, delicato, assolutamente consigliato a tutti gli amanti del genere e a chi abbia voglia di fare un tuffo nel passato tra le favole sempre verdi.
Sabato ho ricevuto un cappello a forma di torta con tanto di scritto Feliz Cumpleaños assolutamente inaspettato e ho espresso il famoso desiderio soffiando su 3 candeline posizionate su una fetta di pane.
Domenica una festa a sorpresa, una festa a sorpresa, lo ridico, una festa a sorpresa!
Ho ricevuto in dono un cerchietto con altre candeline, e soprattutto un sacco di gadget riscaldanti: coperta, calzettoni da nanna e una tazza che merita una menzione speciale di cui allego una diapositiva:

cactus

è un cactus che si colora quando riceve dell’acqua calda. Mi sono già innamorata e solo per vederlo cambiare colore ho già bevuto 4 tisane, praticamente un 6recensito da bere! Meraviglioso.

Sono stati 3 giorni davvero belli, pieni di attenzioni e sorprese.
Non è un mistero che per chi si trasferisce ci siano delle mancanze, le più disparate: gli amici, gli affetti, il bar sotto casa, la palestra, la strada per andare al lavoro, il paesaggio quando si aprono gli scuri al mattino.

Eppure poi accade, perché succede sempre, che anche “fuori” si stringono legami, che nascono amicizie, si creano piccole famiglie felici forse ancora più forti perché accumunati tutti dalla stessa distanza da casa, dallo stesso “estero”, dagli stessi malumori ma anche dalla stessa voglia di stare insieme.

Sulla scia di questa gratitudine che colora anche il mio cactus, non posso che dare ragione a Robert Lee Frost (vincitore di 4 premi Pulitzer) quando dice:

La casa è quel posto dove, quando ci andate, vi accolgono sempre.

 

 

 

 

40.

Quaranta numero pieno per questo giorno 11 gennaio che è anche poi il mio compleanno.
Gli anni scorsi non avevo mai voglia di festeggiare, non so, il segno del tempo che passa più che gioia mi metteva tristezza. Un altro anno, un altro anno senza granché da dire, senza grandi novità.

Ma quest’anno è diverso e sono felice di aggiungere una candelina sulla mia torta tutto grassi che non dovrei sicuramente mangiare. Soprattutto ho concretato la certezza che vale la pena godersi ogni momento. Vedere gli anni che scorrono è una benedizione per cui ringraziare ogni giorno, perché non tutti possono vantare la stessa fortuna, quindi ben vengano le rughe e i capelli bianchi (sigh!)

Bob Hope, morto centenario, sosteneva che esiste un preciso momento in cui ci si accorge d’essere irrimediabilmente vecchi: è quando le candeline costano più della torta di compleanno.

Ad ogni modo l’unica perplessità che mi rimane da sciogliere rispetto a questo giorno è quello dei desideri.
Fino all’anno scorso esprimevo sempre lo stesso in ogni circostanza: candeline sulla torta, primo frutto dell’anno, stelle cadenti. Quando anche gli astri si sono stancati della mia perseveranza e monotonia hanno fatto si che questo si avverasse così adesso non ho ancora concretamente pensato a niente.
E mi sono già fatta sfuggire più occasioni: il primo mandarino dell’anno, le prime castagne. Per questa sera devo assolutamente rimediare.
Direi che ho l’imbarazzo della scelta ma comunque voglio meditare bene ed essere molto dettagliata: vorrei leggere molto non basta, vorrei trovare un lavoro neanche, metti che poi mi chiamano come addestratrice di volatili per carità non sfidiamo la sorte.

Ad ogni modo ho ancora qualche ora di tempo per affinare la mia scelta.

Il regalo più bello che ho ricevuto è un albero. La mia amica Francesca ha piantato per me un banano che si chiama Bob in Camerun tramite la piattaforma Treedom, un’idea molto bella per aiutare l’ambiente e l’economia dei paesi più poveri.
Bob al momento è un piccolo germoglio ma ci sono mani sapienti a prendersi cura di lui, e presto diventerà un albero con tanto di foglie e frutti! Per fortuna, sopratutto di Bob, lo posso monitorare online e non in loco perché le mie competenze agrarie al riguardo non gli garantirebbero in alcun modo di crescere.
Sono molto fiera del mio dono e non vedo l’ora di vedere le sue prime immagini, potrò poi sempre dire in futuro che per il mio compleanno ho contribuito a creare una foresta.
Il premio nobel si avvicina!
Ecco il mio desiderio… troppo?

39.

Le statistiche, che per me equivalgono più o meno a leggere un libro in urdu, mi suggeriscono di scrivere più recensioni.
A quanto pare dopo la home page, è la sezione più cliccata.

Questo da un lato mi fa un gran piacere perché vuol dire che i miei pochi ma buoni follower hanno voglia di spulciare tra le mie letture per trovare quello che fa al caso loro o anche solo per curiosità.
(Bravi, grazie, continuate a farlo, ditelo a tutti!)
Dall’altro però scava ulteriormente i miei sensi di colpa per un’attività che possono fare solo nei ritagli di tempo.

Mi sento molto come l’orso nell’immagine, che cerca di non far cascare niente di quello che ha in mano, continuando a tenere tutto in rotazione costante senza variare la velocità e cercando di rimanere saldo nel suo equilibrio precario, però sorride felice.

Ho letto che alcuni blogger, di successo, hanno un calendario rigidissimo per le loro pubblicazioni, hanno rubriche con uscite scadenzate il 10 di ogni mese, gli articoli sembrano sempre attualissimi e sono presenti sui social più volte al giorno raccontando cose che non centrano assolutamente niente con il loro sito di riferimento.
Anche io voglio un blogger planner!

A voi che leggete, una magra consolazione, domani e l’11 e oltre ad essere un numero fortunato, come detto qui è anche il giorno della newsletter mensile di 6recensito. Cosa vi racconto questa volta?
Aspettatevi senza dubbio gatti e yoga, per il resto…dovete guardare la vostra casella di posta domani!

Io vado a vedere le statistiche…

 

38.

Quanto vado fiera della nuova cover del sito?! Da uno a 10, almeno 150!

Super ispirata e sulla scia del cambiamento che più che altro mi travolge, mi sono detta che anche il blog, che è un po’ lo specchio del mio umore, meritava una ventata d’aria fresca. E quindi signorine che fanno yoga e gatti innamorati in ogni dove, sfondo gialli e libri, tanti libri da leggere davanti agli occhi!

Oggi ho ricevuto una sorpresa, inaspettata e graditissima, un lego matrimonio! Sí, i classici omino e omina lego vestiti da cerimonia con tanto di vestito nuziale, torta a strati e sfondo per la celebrazione del rito. Meravigliosi. Per i curiosi, rimando alla pagina Instagram qui    che descrive anche visivamente il mio prezioso dono.

La cosa bella, è che è un regalo giunto da lontano, pensato e ricco di affetto! Una di quelle scatole magiche che fanno bene al cuore e risollevano l’umore! #grazieGiulia ci mettiamo un bell’ hashtag che fa sempre la sua figura internazionale.

E ora a nanna, sognando gatti che fanno yoga, libri a cuoricino e ginnastiche postulerali proibitive!

 

37.

Riprendiamo con le vecchie abitudini. Ristabiliamo i ritmi editoriali precedenti, dopo 17 giorni di vacanze anche questo blog ha risentito dei pranzi, delle cene e in generali del tempo dedicato ad altro.
Il 2019 si è aperto con un grande punto interrogativo sulla mia vita lavorativa, così grande da prendere in mano la famosa lista di cui parlavo qui e farsi delle domande serie sul proprio futuro.

Una cosa è certa, se aspettavo uno stimolo a cambiare, mi è arrivano uno scossone talmente significativo che modificarsi è diventata un’imposizione.
Il mondo è pieno di opportunità, e questo è vero, che si chiude una porta e si apre un portone e altrettanto positivo e che a tutto c’è un motivo, completa il terzetto delle frasi fatte.
A questo punto davanti a questo oceano di possibilità, sono un po’ disorientata e certo non posso lasciarmi trasportare dalla corrente.

Faccio appello al mio buon senso,

alla voglia di cambiare e alla speranza di non cadere dalla famosa padella alla ben più ustionante brace. Oggi ho terminato un libro di una giovane autrice, ad un certo punto la protagonista scrive una lettera che segna un punto di svolta nella sua vita e da quel momento in poi inizia per lei un nuovo capitolo. O almeno l’entusiasmo è quello.
Allora ben vengano le epistole, scrivo una lettera a me stessa come monito per imprimere nero su bianco quello che penso in questo momento

Cara te,  
in tutti i sensi, perché in questo momento cara te hai una bella bega per le mani e cara te perché a te ci tengo.
C’è un tempo per cambiare, prendere in mano la vita e far di testa propria. E’ questo.
Ben venga quel che non sai e che dovrai imparare, i tuttologi non sono mai richiesti. Che sia ben accetto un cambiamento, quant’aria nuova può entrare dalla finestra?
Che sia propizio il fatto di non saper dove sbattere la testa, come dice la mia amica Giulia, il Buon Dio scrive dritto sulle righe storte. Dietro all’impensabile si può nascondere un’opportunità.
Che finalmente abbia il tempo per capire cosa voglio fare da grande. Non per comodità ma per convinzione.
Che possibilmente mi paghino, gioverebbe al mio umore. Possibilmente tanto, migliorerebbe ulteriormente la mia attitudine positiva alla vita.
Che questo tempo di ricerca non sia un tempo sprecato. Il tempo per sé non è mai buttato.
Coraggio pure!

Ecco!

 

36.

Giorni strani quelli delle feste. Rumorosi, familiari, pensierosi, silenziosi, meditativi, viaggianti.

Per me, quest’anno soprattutto itineranti. In 11 giorni, ho percorso in macchina 2000 km giusti giusti, posso solo vantarmi di aver passato più ore alla guida che seduta a tavola a magiare. Non che questo sia servito a tenermi lontana dal cibo, perché i ritagli di tempo sono passati tra agnolotti, salami, torroni, salmoni, pizze, tartine, maionese, panettoni, non necessariamente in quest’ordine.

Avrei voluto scrivere molto, leggere moltissimo e recuperare il sonno perduto. Ovviamente inutile dire che tutti i miei buoni propositi sono andati in fumo. Ma l’anno è appena cominciato, ho altri 365 giorni per rifarmi.
Il mio libro in spagnolo, neanche a dirlo è lì dormiente dal 21 dicembre, più o meno come il mio idioma, si è assopito prima del cenone e aspetta ancora di ricevere degli stimoli iberici per rinsavire, ma al momento di iberico il mio palato si deve accontentare solo del prosciutto… ultimi giorni italici, godiamoceli!

Gennaio da sempre vuol dire molte cose: oltre ai fallimenti dei propositi vecchi e nuovi, è anche il periodo del rinnovamento, della famosa “lista” delle priorità, del mio compleanno, e del “tutto può succedere”, devo dire che dopo il catastrofico 2018 mi accontenterei anche solo di un “che vada tutto bene”.

Tra le cose che vorrei fare nel nuovo anno me ne vengono in mente di getto 3:

  1. Andare a vedere il ritorno di Mary Poppins
  2. Comprare un vestito verde (perché verde poi?)
  3. Trovare una casa enorme, con un terrazzo e una cucina giganteschi, economica e con il riscaldamento a gas.

Troppo dite?

Mah.. gennaio è il mese 1 occorre partire con alte aspettative! Sarà un anno meraviglioso!

35.

Questo post si chiama “35” ma avrei voluto chiamarlo 13esima. Che fu.
Ebbene sì, ieri come promesso ho acquistato tutti i regali di Natale con un tempo record di circa 6 ore.
Ho acquistato libri? Certamente, pensati, mirati e con una dedica ad hoc.
Vi starete chiedendo se ho tenuto fede ai miei propositi comprando anche calze e mutande…no. Nè gli uni né gli atri.

Ho anche fatto il presepe, guidato per 400 km, risposto alle solite 80 telefonate, e sta mattina mi sono svegliata contattata niente po po di meno che da Babbo Natale. Lo giuro.
Ho risposto al telefono e ho detto: << Pronto?>>, risposta << Buon giorno, sono Babbo Natale! >> , momento prolungato di silenzio da parte mia seguito da domanda di rito poco intelligente, << in che senso? >>; a mia discolpa dico che erano le 8 del mattino e sono andata a letto alle 2:30 per fare il presepio di cui sopra.

Comunque Babbo in realtà voleva istruzioni dettagliate per il suo appuntamento di domani all’evento, mi chiedeva orientamento gps preciso e dove poteva parcheggiare le renne.
Ha insistito anche sul fatto che lui, costume o meno è Babbo Natale tutto l’anno, merito a quanto pare della sua barba che arriva fino all’ombelico.
Rassicurata sulle potenzialità del mio uomo, ho chiuso la telefonata tra l’incerto e il surreale non troppo convinta che la conversazione si fosse realmente effettuata, ma piuttosto certa di aver parlato con il vero Babbo Natale…

Cronaca di una giornata normale l’antivigilia di Natale.

34.

Il tempo. Sotto Natale, tutti dicono che bisogna dedicare del tempo a qualcuno. Trovare il tempo per parlare con un amico che non si vede da un po’, passare delle ore in famiglia, ritagliarsi dei momenti per stare con gli altri.

Ma il tempo per stare con se stessi arriva mai, mi chiedo?

Mi accorgo involontariamente di soffermarmi sempre a leggere articoli di gente che ha mollato tutto per cambiare radicalmente, e con successo, il suo stile di vita. Da un lato provo un forte senso di invidia per un coraggio che io credo non avrò mai, ma dall’altra mi interrogo su come abbiano fatto a trovare la risposta a una domanda che io mi faccio sempre più spesso.

Se mollassi tutto, cosa farei?

Guardo Linkedin con abbastanza frequenza e ogni volta mi sento smarrita. 3/4 dei lavori che leggo non li comprendo. L’altro giorno ho letto un annuncio per un’agenzia di servizi in Milano che ricercava un Senior Home Cleaning. Ora, con tutto il dovuto rispetto alla categoria che ha tutta la mia stima, mi ci sono voluti 30 secondi per capire che la richiesta era per una donna/uomo delle pulizie con esperienza.

La mia difficoltà più grande è quella di incasellarmi in una categoria. Senior, Junior, Account, Junior Manager, Junior Specialist? Per non parlare della decifrazione delle richieste che compaiono nelle descrizioni dei lavori, cito:

  • Conoscenza di tool di analytics per il monitoring della presenza digital del Bran
  • Conoscenze di Crisis Management e capacità coordinamento con il cliente per la gestione delle crisi;

Ma che crisi? Ma cosa vuol dire? Diamo uno sguardo alle skills, se non metti parole a caso in inglese nel mondo del lavoro sei fuori, mi sembra ovvio:

  • orientamento al cliente
  • attitudine al multitasking
  • spiccate capacità organizzative
  • precisione
  • problem solving
  • predisposizione al coordinamento di altre persone
  • proattività
  • spirito di squadra
  • flessibilita’
  • tolleranza allo stress

Taglia 42, non suscettibile a sbalzi di umore, possibilmente vegana non lo mettiamo?

Quello che volevo dire

con tutto questo sproloquio sul lavoro in realtà era un riferimento al tempo. Non credo, consapevolmente, di essermi mai soffermata più di tanto su quello che davvero volevo fare nella vita. Quand’ero all’Università lavoravo perché volevo avere la mia indipendenza economica, ho fatto un po’ di tutto come tutti: barista, consegne a domicilio, baby sitter, poi ho preso al volo un tirocinio proposto dal mio prof. di Marketing e al termine di quello mi hanno chiamato per una prova in un’agenzia; ci lavoro da 8 anni.
Sono capitate cose, non ho fatto niente per arrestare la corsa e niente per invertire il passare del tempo mi sono lasciata coinvolgere da quello che succedeva per inerzia, ma anche per comodità.

Eppure nei rari momenti in cui potrei dedicarmi a pensare a cosa fare nella vita, ho talmente tanti pensieri accumulati nella testa che i miei neuroni fanno effetto centrifuga e il risultato è un frullato Tuttigusti+1. Per Natale vorrei in dono del tempo e un organizzatore di cassetti della mente.

So che non sono brava a coltivare le piante, che ho la fobia dei pennuti e che non mi piace immergermi sott’acqua per paura di incontrare uno squalo o un pesce più grande di Nemo. Quindi escluderei a priori addestratrice di animali a Marineland o agricoltore per esempio, so anche che non mi piace toccare la gente quindi no infermiera né parrucchiera, o simili. Con gli animali… belli da lontano, alcuni carini e coccoloni da vicino purché non abbiamo le piume, il becco e le zampe da uccello, ma quando stanno male scappo, quindi no veterinaria o cat/dog sitter.

Il mio impegno per il prossimo Natale è ritagliarsi 2 ore di tempo per fare una lista delle cose che mi piacciono e di quelle che proprio non potrei fare. Sono abbastanza sicura che ne uscirà una risultato che potrebbe assomigliare a: guida alpina bibliotecaria, ristoratore a richiesta, organizzatrice di cose a caso. In Inglese potrebbe essere Senior Relaxing Operation Specialist.

Che dite?

 

33.

Attenzione all’uomo col cappello.

Sopravvissuta al weenkend inteso mi appresto, come tutti all’ultima settimana prima di Natale.  Persevero purtroppo ancora nello sciopero da acquisto regali anche se sabato ci siamo ricavati una breve parentesi per andare a vedere due negozi nei quali non abbiamo trovato assolutamente niente.

Poco male, mi ridurrò all’ultimo, cioè a sabato. Ho già pronti i parastinchi e le polsiere per spingere la coda verso la cassa di altri individui come me ritardatari cronici natalizi. L’unico vero problema di comprare i regali all’ultimo è l’uomo con il cappello!

Si perché anche a piedi, l’uomo con il cappello che prende la macchia solo sabato e guida ai 4 all’ora, non sa parcheggiare, mette la freccia a destra e gira a sinistra, taglia la rotonda contro mano, c’è sempre. Magari non è al volante, ma è sicuramente fermo in mezzo alla corsia con il suo carrello di traverso ad impedire il passaggio oppure fermo in cassa indeciso se acquistare anche la penna di corredo al diario oppure no.

A Biella c’è un negozio, un’antica drogheria molto bella, di quelle vere dove ci sono ancora i saponi fatti a mano, le spezie, e la frutta secca. E’ il classico posto che profuma di Natale: persino i commessi sembrano degli elfi, quindi come è normale che sia, è preso d’assalto. Fuori dal negozio in semi ibernazione ci sono, di solito, delle ragazze che distribuiscono il vinbrulè un modo per allietare la gioia dell’attesa.

Mia nonna ogni anno mi spediva a comprare la frutta secca per le feste, sacconi da 1 kg traboccanti di zucchero e colore, una gioia per gli occhi. Mi ricordo che il 23 dicembre ho passato circa 2 ore in coda perché il signore con il cappello davanti a me, che doveva comprare 3 sacchetti da 200 g di frutta secca non sapeva decidersi se mettere, o meno, il cocco, per dirne uno, nella confezione. Ad ogni ingrediente proposto chiamava la moglie al telefono per confermare la sua scelta. Persino la frutta secca aveva ripreso vita tanto era lunga la conversazione. Ad un certo punto siccome non era soddisfatto al 100% della sua scelta ha detto che ci pensava e se n’è andato senza comprare niente.

E qui persino l’elfo negoziate ha avuto un cedimento, ha rimesso tutto nelle pirofile sbattuto con energia la sua paletta e ripreso a servire con la sopracciglia tremolante il prossimo cliente cioè io. Le ho garantito subito che:

A) Faccia lei, per me va bene tutto purché sia 1 kg

B) il pacchetto va benissimo, quant’è? Avendo cura di sventolare i gettoni della nonna in faccia all’elfo per garantire che avrei pagato il servizio.

Quindi, se siete indecisi sull’abbigliamento, a costo di un’ otite, rimanete natur 🙂


32.

Qualche giorno fa, era la Giornata Internazionale della Montagna. Ci sono dei libri meravigliosi che raccontano la storia di uomini che hanno speso la loro vita tra le vette, Walter Bonatti per esempio, ma anche Mauro Corona, Nico Valsesia, degli specie di Iron man delle rocce.

Ieri è uscito un bell’articolo su Il libraio con una raccolta di scritti che parlano di montagna, dove gli appassionati potranno senza dubbio placare il loro appetito di ascesa almeno attraverso la lettura.

Nella mia famiglia la montagna è sempre stata un’occasione. Andavamo a camminare regolarmente e con qualunque tempo tutte le domeniche, ognuno con il suo zaino, con il suo pranzo al sacco e l’immancabile cioccolata.
Non siamo mai stati particolarmente bravi con le parole in casa, d’altronde siamo abbastanza montanari e quindi un po’ orsi. Ma salire verso la vetta ci ha sempre fornito l’opportunità di confrontarci su tutti i temi che ci stavano a cuore: la scuola, i compiti, l’università, la casa, nel modo che ci era più familiare, camminando.

Quando non riesco a dormire

invece che contare le pecore, percorro mentalmente tutta la strada dal Carameletto a Oropa, di solito alla casa della Celeste prendo sonno. Sono parole che a voi che leggete, non dicono nulla, ma è talmente radicata nella mia mente quella strada che è come muoversi al buio in casa propria.
Andare a camminare con quello stato d’animo, in famiglia, con quella regolarità è una delle cose che mi manca di più da quando vivo fuori casa.
Mi è sempre sembrato strano che la maggior parte delle persone che conosco dovesse prendere ferie e lasciare tutto per una settimana o più per andare in montagna, per noi è sempre stata una consuetudine, ha sempre fatto parte delle nostre vite. Ricordo che una volta mio padre, sul balcone della casa al mare, seduto sullo sedia con il cavalletto, stava facendo un dipinto, e davanti a quella distesa d’acqua lui dipingeva il Monte Mucrone in primavera. Come dicevo, la montagna per noi ha sempre rappresentato una parte di famiglia che valeva sempre la pena portarsi dietro.

Per me è una grande maestra, un’amica che ho sempre voglia di vedere, alle volte mi ha fatto penare ma quale rapporto sincero non prevede la fatica per rimanere in piedi?

Poi in certi rari giorni di vento, in autunno o in primavera, in fondo ai viali di Milano comparivano le montagne. Succedeva dopo una curva, sopra un cavalcavia, all’improvviso, e gli occhi dei miei genitori, senza bisogno che uno indicasse all’altra, correvano subito lì. Le cime erano bianche, il cielo insolitamente azzurro, una sensazione di miracolo.
(Paolo Cognetti)

 

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31.

Che fatica arrivare in fondo a questa settimana, che ovviamente non è ancora finita e se possibile il weekend si prospetta ancora più impegnativo degli altri 5 giorni che l’hanno preceduto.

Sono stata latitante, però mi sono detta che infondo questo progetto si chiama “360 post fanno un libro?” non ho, intelligentemente perché mi conoscono, esplicitato in quanto tempo…

Non ho avuto molto tempo per leggere, solo un libro, Il piano inferiore, di giovane autore di cui ho fatto la recensione proprio ieri.
Mi sono però lanciata in un’acquisto molto audace sotto consiglio della mia prof. di Spagnolo, di comprare un libro in lingua.
Ho optato per un romanzo giallo di Julia Navarro che si chiama Dime quién soy, sono oltre 1000 pagine, ovviamente questo è un dato che non avevo calcolato, ma suppongo che questo piccolo investimento potrà risultare molto utile al mio spagnolo ancora un po’ claudicante, per quanto migliorato.

Ovviamente sono rimasta indietro su tutta la tabella di marcia per quanto riguarda i regali di Natale.
Non ne ho ancora comprato uno. Pensavo di fare un bel biglietto con scritto “il regalo più bello è il pensiero, ti ricordo spesso”. Ma pare brutto.

Ah sabato porta consiglio! Comunque se posso suggerire, un libro in lingua è un ottimo regalo!

 

30.

E’ uscita la sestina finalista del Premio Wondy per la letteratura resiliente. Il riconoscimento, dedicato alla giornalista Francesca Del Rosso, vede in lizza tra gli altri, due libri che ho avuto il piacere di leggere e recensire: Resto qui e Le stanze dell’addio.

La resilienza, come dice la Treccani, è la capacità di reagire di fronte ai traumi, alle difficoltà e allora oggi
la storia ricorda la strage di Piazza Fontana del 1969, sembra ancora più azzeccata la canzone di De Gregori:

Viva l’Italia […]
L’Italia del 12 dicembre
L’Italia con le bandiere
L’Italia nuda come sempre
L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste
Viva l’Italia
L’Italia che resiste.
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29.

Ho letto una notizia su Repubblica che mi ha lasciato sgomenta. Faccio riferimento alla circolare del Ministro dell’Istruzione contro i compiti durante le vacanze di Natale perché cito, “gravano sugli impegni delle famiglie”.
Pare addirittura che secondo il Moige, la pausa natalizia sia un periodo di assenza da scuola talmente breve, che gli alunni non corrono il rischio di dimenticarsi quanto fatto sui banchi.

Eeeee???

La scusa dietro a tutto questo è che a quanto pare, i temutissimi compiti, sottraggano tempo alle giovani menti per stare con i parenti.
Infatti il figlio adolescente senza compiti per 17 giorni sicuramente reggerà il gomitolo alla madre nottetempo per permettergli di finire il tanto agognato maglione fatto in casa. O forse, no dico forse, passerà le sue ore con gli amici al baretto o sulla panchina insieme ad altri come lui, per i quali non regge neanche più l’ammonimento urlato dal balcone “torna a casa che devi fare i compiti”.

Quali siano le competenze per fare il Ministro non lo so, ma credo che almeno dare uno sguardo ai numeri potrebbe essere utile. Il 57% degli Italiani con un’età superiore ai 6 anni non ha letto nemmeno 1 libro in un anno. Stiamo parlando di 33 milioni di persone e nella fascia 11 – 14 anni la percentuale tocca il 46,8% !

Cito solo a favor di cronaca che esiste un movimento nominato “basta compiti” secondo il quale i lavori a casa degli alunni sono una pratica “dannosa e inutile”, che ha già toccato le 32.000 firme con la sua petizione. Ci sono petizioni serie dedicate all’ambiente, alla salvaguardia degli animali, ai diritti umani che non superano le 1000 adesioni.
Sono dati preoccupanti. Non solo perché trasmettiamo alle generazioni un’ignoranza radicata, ma perché ancora una volta viene insabbiato il ruolo degli insegnanti e della scuola in generale. Un luogo che dovrebbe essere di stimolo e di aiuto a sviluppare le abilità dell’individuo.

Quando andavo alle elementari, avevo un compagno che non era proprio una cima, e i suoi genitori sostenevano ardentemente ad ogni consiglio di classe che le insegnanti dovessero darci meno compiti. Le madri degli altri, figlie di una generazione in cui esisteva ancora il rispetto del docente, erano tutte schierate con le maestre non solo a sostenere l’importanza del lavoro a casa, ma la necessità dei bambini di essere responsabili nei confronti dei loro doveri e dei loro impegni quotidiani.

Non voglio banalizzare dicendo che una volta era meglio, è troppo facile, e non è vero. Una volta si stava peggio per tante cose, ma c’erano dei valori e della battaglie per cui valeva la pena schierarsi. Ma firmare una petizione contro i compiti??

Io, lo ripeto sono basita e non lo nascondo, molto preoccupata.

Umberto Eco, pensaci tu:

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.

 

 

28.

Consiglio a tutti un viaggio in treno o in aeroporto una volta ogni tanto. Per rendersi conto dell’umanità che c’è qui fuori. C’è un mondo davvero.

Oggi ho preso nell’ordine 3 treni e sto aspettando davanti al gate del mio volo. Mi sono seduta davanti ad un bellissimo bambino africano con la sua mamma che per tutto il tragitto ha cercato di mangiarsi i piedi, poi vicino ad un signore belga che mi ha preso e ridato la valigia senza che io glielo chiedessi e con un gran sorriso mi ha detto “molce graccie” e un signore pelato con la testa lucidissima che pretendeva che qualcuno si sedesse sulle sue 4 valige.
Adesso ho davanti a me due ragazzi, 30 anni in due, lui maglietta della nasa ciuffo e anelli, lei apparecchio, coda di cavallo frisè masticano un big babol… mi guardano strano, forse perché sto osservando con fare indagatore tutti i presenti o forse perché sto mangiando una puzzolentissima insalata di tonno e ho appena tirato fuori dalla valigia un’arancia.
La signora dietro di me fa i compiti per telefono con il figlio, stanno cercando di capire quanto misurano gli angoli di un triangolo se uno è il 3/7 dell’altro… non sono sicura di aver capito bene, alla parola angolo retto il mio cervello si è sconnesso. La risposta è fenicottero,sicuramente.
Lo dicevo che c’è un mondo qui fuori. I due mangiatori di big babol si sorridono e si scoppiano le bolle a vicenda, c’è un mondo qui. Variegato e bellissimo.

 

27.

Da stamattina alle 8:26 a stasera alle 21:07 ho ricevuto 56 telefonate!
56 chiamate di lavoro, di ansie gettate addosso, di problemi, di risoluzioni, di fastidi altrui, per farla breve di beghe.
E domani nuovo round.

Odio il suono del mio telefono aziendale. Non lo sopporto, sono anni che per rifiuto ho tolto completamente la suoneria, è un rumore che generalmente è associato all’agitazione e a problemi da risolvere, che se potessi lo nasconderei sotto il materasso per essere certa di ignorarlo. Eppure non posso, se non suona lo cerco, perché non suona? Perché non mi risponde? perché non chiamano?

Ho sonno, ma sono rimasta in debito di tante cose oggi, di chiacchiere con la mia famiglia, di frasi da completare, di 10 minuti consecutivi senza interruzioni. Dov’è si è nascosto tutto quel sapore di natale che ho aspettato tanto? E il profumo di cannella?

In questi 6 minuti che mi separano alle 00:00 del 9 dicembre, mentre il mio gatto russa sulla sedia acciambellato mi accorgo per la prima volta che sono a casa.
Ecco forse alla fine il senso anche oggi di questa giornata. Sono a casa.

 

26.

Se, come dicevamo ieri, si apre ufficialmente la stagione di “cosa regali a”, è altrettanto vero che dicembre è il mese per eccellenza dedicato alle rimpatriate.

Tutti vogliono fare cene per rivedere vecchi amici, vanno per la maggiore almeno nel mio caso, le cene di classe, dall’elementari alle superiori si alternano gruppi di whatsapp e messagger per proporre date e organizzare mangiate conviviali al suono di “ti ricordi quella volta che..”

Devo dire che non sono mai stata un’accanita sostenitrice del rimpianto, ma ho scoperto che queste occasioni sono estremamente piacevoli, spensierate. E solitamente rimango sorpresa nello scoprire quanto siamo cambiati nel corso degli anni, la maggior parte in meglio, pur mantenendo infondo la nostra identità. La cena di classe è lo specchio della vecchiaia.

Questa, almeno oggi mi sembra così, è una di quelle cose che fa tanto Natale, che sa di buona abitudine, di casa.

25.

Da sabato 8 dicembre ufficialmente si apre la stagione “cosa regali a…?” Quest’anno per ovviare il problema ho deciso che mi focalizzo su due oggetti, che potrebbero diventare 3 se sono ispirata:

  1. libri
  2. mutande
  3. calze

diciamo che tutti e tre si possono indossare in tutte le stagioni, si prestano all’utilizzo quotidiano e non ce ne sono mai abbastanza. Non so voi, ma io di solito alla decima lavatrice ho già spaiato per sempre la coppia dei calzetti.

Stavo pensando, per movimentare un po’ la faccenda, di regalare un calzino a una persona e il secondo ad un altro in modo che i due si possano incontrare e scoprirsi “gemelli di filo di scozia”, così per vedere cosa succede. Ma forse abbandonerò l’idea social in favore della proprietà privata dei possessori di piedi.

Le mutande hanno il grande vantaggio di essere indivisibili e già suddivise per genere, quindi non mi resta che scegliere il modello e possibilmente la taglia giusta, che poi…,scusa utilizzata per tutte le mutande ricevute di dimensione errata o semplicemente orrende, c’è l’elastico e non le vede nessuno.

I libri vanno scelti con molta più attenzione sulla base del futuro possessore. E soprattutto, se posso consigliare, se fate una dedicata molto sentita di accompagnamento, abbiate l’accortezza di aver letto il libro che regalate o almeno di sapere di cosa parla. Giusto per evitare di regalare al vostro miglior amico La metamorfosi, con parole tipo

Quando ho letto questo libro ho pensato: è fatto apposta per te!
Mi è piaciuto moltissimo e ti auguro la stessa fortuna capitata al protagonista.

Buon Natale.

Per chi non lo sapesse, è la storia di un ragazzo che il mattino si sveglia trasformato in una blatta, tutta la famiglia lo schifa e lui muore di stenti, non prima di aver ricevuto una sonora ciabattata.
E, altro consiglio spassionato, se ve l’hanno regalato e volete farvi portatori dell’economia circolare, assicuratevi di aver tolto il vecchio biglietto di accompagnamento. Mia madre l’anno scorso ha ricevuto un vaso orrendo e nella nota c’era scritto: Cara Giovanna, buon Natale a te e famiglia. Peccato che mia mamma non si chiami Giovanna…

Se volete ispirarvi sui libri da regalare a vostri cari potete prendere spunto dall’Oroscopo del Cactus!

 

24.

Mi accorgo che non è facile avere sempre qualcosa da dire. Trovare un argomento interessante o qualcosa che ti ha colpito al punto di volerlo condivider con la rete.

Il trucco, mi dicono, per creare un blog di successo è creare contenuti validi e pubblicare tutti i giorni. Io lavoro da casa, il che implica che il movimento più significativo che faccio dopo essermi alzata dal letto e  aver fatto colazione è quello di mettermi alla scrivania e stare sulla sedia per 8 ore finché non finisco di lavorare.

Indubbiamente la mia vita è molto meno movimentata di quella di Michelle Obama, e anche meno rischiosa. Io posso andare al supermercato senza scorta e anche affacciarmi alla finestra. L’unico rischio reale è rappresentato dal cane mio dirimpettaio che abbaia ad ogni sguardo.

La mia invidia va a tutti quei siti che hanno la capacità di dare news intelligenti e pensate ogni giorno, che con un articolo divertente trovano l’occasione per strapparti 5 minuti e lasciarti qualcosa di utile fosse anche solo uno spunto. Ma come fanno?

Direte voi, e mi dico io per darmi una giustificazione, lo fanno per mestiere. Vorrei copiare i loro link e metterli nel mio blog spacciandoli come miei, ma c’è una cosa chiamata etica che me lo impedisce.
Il mio mestiere assomiglia più alla gestione di Animali Fantastici dove trovarli e come gestirli nella maggior parte dei casi. Si sostituisca “animali fantastici” con una parola qualunque, oggi per esempio sono nella fase “associazioni”, ieri “cori” e anche “volontari”… sono una specie di Ispettore Gadget dei poveri praticamente.

Nel frattempo mentre penso a come fare per diventare famosa, se siete interessati a sapere in quanto differisce la vostra vita da quella di Michelle Obama potete leggere la mia recensione di Becoming uscita proprio oggi nella sezione recensioni.

 

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23.

Ho dormito poco, pochissimo e adesso non so come fare a scrollarmi di dosso questo senso di nullafacenza. Vorrei essere operativa o come va tanto di moda dire “proattiva” ma la verità è che ho un sonno che mi si porta via…

Fino ad un certo punto della notte ho dormito, un paio d’ore credo. Poi sono andata dietro ad un pensiero nel dormiveglia e non c’è stato più niente da fare. Mi dava fastidio tutto; da prima i pantaloni del pijama, poi le lenzuola, il piumone, troppo caldo, troppo freddo, le lenzuola che si arrotolano e vorresti tirare fuori le mani ma non riesci perché hai creato un bozzolo indistricabile.

Stamattina avevo uno strano ciuffo in testa che rispettava perfettamente il mio stato d’animo: confuso e altalenante.
Non so se avete letto le tre del mattino, un bel libro di Carofiglio che racconta la storia di un ragazzo affetto da una singolare forma di epilessia che è costretto a rimanere sveglio 3 giorni di fila per verificare se la terapia a cui si è sottoposto ha fatto effetto. Ecco lo stato di alienazione è più o meno lo stesso.

Voi che rimedi usate contro l’insonnia?

Io le ho provate tutte, tranne i rimedi chimici, ho tentato con la camomilla che funziona fino a quando non devi andare a far pipì alle 3 di notte perché hai bevuto prima di andare a letto.
Ho provato con lo sport durante il giorno, ma se ho fatto un movimento audace mi viene mal di schiena ed è peggio ancora.
Ho provato con la meditazione guidata, ma quando finisce di parlare mi viene l’ansia che non dormo e mi agito oppure ha una voce fastidiosa e non riesco a concentrarmi.
Una volta ho provato ASMR per chi non lo sa, si tratta di gente che simula dei suoni che dovrebbero rilassare: leccare delle cose per esempio, ma l’immagine di questa tizia che lecca degli auricolari per simulare il suono mi ha letteralmente disgustato.
Se ve lo state chiedendo, no, non c’era niente di ambiguo o volgare era una tizia che leccava degli auricolari.
Credo che il panorama sia molto più variegato di quello che ho ascoltato io, ma la mia esperienza nasce e muore con l’indigestione del microfono e sicuramente l’effetto e stato tutto tranne che rilassante.

Mah!

 

22.

Un lunedì di grandi soddisfazioni: il mio pomodoro autonomo sta crescendo a vista d’occhio. E’ ancora molto verde ma rimango fiduciosa sulle sue possibilità di arrossire in tempi rapidi. Se volete vederlo con i vostri occhi vi invito a farlo cliccando qui.

Ho deciso che quando sarà il momento ne farò una bruschetta! Speriamo non si congeli nel frattempo, che sarebbe poi anche giusto considerando che la stagione dei pomodori va da giugno a settembre. Poi dicono che i cambiamenti climatici sono un’invenzione degli attivisti.

Intermezzo semiserio- semi di parte

Qualche giorno fa, a questo proposito ho letto un articolo che trovate qui dedicato ai 10 romanzi sui cambiamenti climatici, che sembrano molto interessanti.
Il clima, il riciclo dei materiali, la dispersione nell’ambiente di materiale plastico, sono argomenti che ci devono importare almeno quanto ci interessa quello che mangiamo e il fatto che non interessi ai leader politici non deve essere un deterrente per chiudere gli occhi.
Lo dico prima di tutto a me stessa perché mi affatica il solo pensare di dividere ogni cosa in settori e andare alla ricerca del bidone giusto dove inserire cose sgocciolanti dal dubbio profumo, ma quando leggo che nello stomaco di una balena la scorsa settimana sono stati trovati:

  • 115 bicchieri di plastica
  • 25 borse di plastica
  • 4 bottiglie di plastica
  • 2 paia di infradito
  • oltre 1000 pezzi non identificati di plastica

mi viene il voltastomaco. Anche perché l’altro ieri ho mangiato salmone e mi chiedo disgustata cos’ho ingerito insieme alla sua carne?

E’ faticoso avere un atteggiamento corretto, lo è sempre anche quando non si parla di ambiente. Anche evitare di mandare a quel paese il tuo capo tutti i giorni richiede una buona dose di self-control, e un respiro profondo allo stesso modo che allungare il tuo passo di 10 metri e mettere i rifiuti nel giusto contenitore. Mia madre direbbe che è tutto questione di educazione.
Motivo per cui, almeno al momento, non sono ancora disoccupata.

Comunque non è normale che un pomodoro cresca a dicembre anche se è tanto carino!!

Fine pippone semi serio.

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21.

Prima domenica di avvento, prima candela di quattro accese.

Dicembre si è aperto con la conclusione della biografia che stavo leggendo, un polpettone buonissimo, e un pranzo di Natale pieno di bambini in una bellissima casa di campagna. Un fantastico modo di festeggiare l’ultimo mese dell’anno.

Ho anche comprato una nuova agenda del 2019 su cui ho già annotato le cose importanti: estetista 4 febbraio, per esempio.

Sono appena ripartita da Bologna su volo low-cost per tornare a Barcellona, e questo momento esprime perfettamente il mio stato d’animo: sospeso.

E nelle orecchie fin troppo azzeccata:

Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio e occhi bendati su un cielo girato di spalle, la pazienza a casa nostra il coraggio, il tuo conforto ha che fare con te.

Bologna addobbata a Natale è bellissima. Elegante, viva e piena di panettoni e biscotti in ogni vetrina.

Una volta ho parlato con una ragazza spagnola che ha fatto l’Erasmus a Bologna, diceva di essere diventata improvvisamente un’integralista nei confronti del suo paese e di aver mangiato molto più Jamon Serrano in Italia di quanto non ne avesse mai mangiato in Spagna.

Quanto la capisco.

Mi sembra che solo gli italiani sappiano cucinare, il pane con l’olio esiste in tutto il mondo, ma vuoi mettere con l’olio toscano? La pasta la puoi fare anche a Barcellona, ma vuoi mettere con quella della zia? Il polpettone non lo vendono anche in Spagna? Eh! Ma la carne non è mica buona come quella italiana!

Tutte cose a cui ovviamente non avrei mai dato peso 2 anni fa. Eppure, ho imparato che le cose di casa hanno un sapore diverso che va molto oltre gli ingredienti in senso stretto è un retrogusto di nostalgia che rende anche i cavolfiori più saporiti.

Stasera per vincere l’idea del ritorno in “terra straniera” e che domani è lunedì cederó a una pizza surgelata ai 4 formaggi! Chiodo scaccia chiodo!

20.

Avete visto l‘oroscopo del Cactus? Sono le 00:07 tecnicamente oggi non ho pubblicato un post vero e proprio e sarebbe già anche domenica ma tutto sommato l’Oroscopo del Cactus può essere considerato tale! Quindi aggiungo un altro giorno al mio calendario!

19.

Il venerdì mi regala un viaggio. Un ritorno più che altro, non a casa, ma quasi. Un passaggio lungo quanto un fine settimana a Bologna a festeggiare con anticipo il Natale, ma come diceva Renato Pozzetto nella pubblicità del Pandoro Melegatti: Il Natale quando arriva arriva…

Sono molto felice che sia finalmente dicembre, sopratutto perché poi c’è gennaio e possiamo archiviare la parentesi del 2018 e iniziare un foglio immacolato scrivendo una storia che al momento si prospetta molto avvincente.

A proposito di storie, l’altra sera che non c’era verso di prendere sonno, stavo parlando da sola, come la protagonista di Settembre può aspettare. Complice anche la biografia che sto leggendo, stavo facendo la mia.
Sono nata il … a…. e poi mi sono trasferita a… buffo perché pensavo come se stessi leggendo la mia storia, dosando le parole, facendo attenzione ai doppioni e devo dire che il risultato era assolutamente soddisfacente.

Mi sono accorta contestualmente di essere troppo giovane, per poter scrivere un biografia a meno di non imbastire il libro Storie di una che ha vissuto ancora poco. Ma così di primo acchito non mi sembra un best seller.
Comunque mi sono svegliata la mattina con la sensazione di aver fatto un viaggio lunghissimo e di essermi addormentata sulla mia esperienza alla maratona di New York perché ero già spossata ancora prima di iniziare la giornata.

Ad ogni modo vi assicuro, che se volete iniziare bene questo dicembre che ci apre le porte, non potete perdervi per niente al mondo il mio post di domani, non vi anticipo niente, ma voi passate di qui.

18.

Diciotto è il numero della maturità.
Quando ero piccola e pensavo sempre al 2000, mi sembrava un limite lontano e di cambiamento totale, il momento in cui avremmo vissuto come Ritorno al futuro, fluttuanti nell’aria sui nostri skateboard con case domotiche e macchine aree.
Nello specifico pensavo che avrei avuto un cane che avrei chiamato Snoopy dotato di parola, che avrei vissuto in grattacielo con giardino sul tetto e che per andare in palestra avrei utilizzato il teletrasporto. Possibilmente avrei imparato le tabelline per osmosi da quel secchione di mio fratello.

Ovviamente

non ho mai avuto un cane, né vissuto in una casa con giardino, in palestra ci sono andata a piedi macinando km quotidiani da scuola o da casa e le tabelline mi è toccato impararle a suon di imprecazioni. Che mi risulti la macchina dei miei genitori è sempre stata ben ancorata al suolo ad eccezione di una volta in cui, tamponati, finimmo a bordo strada ma non credo si possa definire fluttuare…

La verità è che non mi sembra che la vita sia cambiata granché rispetto alla fine degli anni ’80 e non mi sembra di essere stata testimone di un qualche cambiamento epocale, come lo era stata mia nonna per esempio: due guerre mondiali, la fame, il boom economico, dall’andare a lavare i panni con la gerla al fiume alla lavatrice, il telefono, il riscaldamento a gas!

Una volta

con mia madre avevamo elucubrato una teoria, veramente io ero andata dietro alla sua, secondo la quale in realtà avremmo già vissuto questa stessa epoca in cui ci troviamo adesso nel passato. Semplicemente ad un certo punto era successo qualcosa che aveva cancellato tutto e la vita era ripartita da zero un’altra volta.
Mio papà faceva una polenta concia da urlo, può essere che quella che volta avessimo mangiato pesante e il burro ci avesse dato alla testa. Ma ora che ci penso, Ritorno al Futuro in questo’ ottica è un titolo estremamente azzeccato!

Ad ogni modo avevo detto 18 anni, maturità… era partito tutto da lì. L’avevo detto che mi piace divagare?