cambiamenti climatici

69.

I cambiamenti climatici: che ansia. Sono suscettibile, come le persone di buon senso credo, ai crescenti allarmi sull’ambiente.
Il quadro che emerge dai bollettini giornalistici è pressoché apocalittico:deforestazione, incendi, clima fuori controllo, uragani, piogge incessanti, temperature fino al 53° in India, inondazioni, devastazioni, morti e feriti, plastica nei mari, contaminazione, siccità.
Insomma, non dobbiamo neanche più aspettare le trombe celesti e l’apertura dei cieli, andremo nell’altro mondo scavandoci la fossa da soli.

cambiamenti climaticiIn preda ad un giusto bombardamento mediatico sull’esigenza di agire subito, ho provato a fare una ricerca in rete per verificare l’esistenza di aspetti positivi nei cambiamenti climatici. Non so degli esempi virtuosi, delle iniezioni di fiducia che confermassero l’emergenza ma che potessero allo stesso tempo dire che già molte precauzioni sono state prese in favore della salvaguardia della Terra.

Niente.

L’unica cosa che ho trovato è un articolo scritto da Stefano Cesarini, di ARPA Lombardia, il cui incipit mi sembrava vincente:

Capita spesso, alla fine di una conferenza sui cambiamenti climatici, la richiesta di raccontare qualcosa di positivo [..] Col tempo mi sono accorto che la domanda di positività arriva soprattutto dai giovani, da chi non ha intenzione di sfuggire alle proprie responsabilità; arriva perché chi cerca una via d’uscita ne ha bisogno per trovare nuove motivazioni ed energie. In fondo, la spinta per un cambiamento non può derivare solo dal riconoscere una minaccia, un pericolo, ma dal riuscire a scorgere un altro futuro possibile. La minaccia senza la speranza in una via d’uscita ha effetti ridotti e controproducenti: porta a un pessimismo cupo che rende difficile la scoperta, l’analisi e il sostegno alle alternative possibili.

Dai, mi sono detta è quello giusto.

Se non che

La prima buona notizia, stando al ricercatore, è che il Pianeta non è in pericolo. Esiste da più di 4 miliardi di anni, sotto diverse sembianze di palla informe grigia e fredda prima, a palla rossa e calda dopo, fino ad arrivare a come la conosciamo noi solo 100 milioni di anni fa. Ad ogni modo la Terra non era in pericolo ai tempi della Pangea, né quando l’asteroide ha sterminato il 75% delle specie viventi. Siamo ancora qui.

Ad essere in pericolo non è la Terra, ma il pianeta come noi lo conosciamo.
Il “nostro mondo” farebbe a meno di noi come ha fatto a meno dei Mammut e dei dinosauri.
La vita umana è arrivata inaspettata come prodotto di circostanze fortuite.

La conclusione dell’articolo, quello che doveva infondere fiducia, chiosa così:

Per chi preferisce il mondo del reale, il pianeta non è in pericolo. Lo sono la specie umana e gli altri esseri viventi che lo popolano. Lo sappiamo e sappiamo perché. E anche questa è una buona notizia.

Ecco.

Ora io personalmente, che sono positiva di natura e cerco sempre di guardare il bicchiere mezzo pieno anche quando non c’è acqua, se fossi stata tutti orecchi per ricevere dal mentore finalmente un’infusione di fiducia e mi avessero risposto così, me la sarei data a gambe e mi sarei chiusa in un armadio tappandomi le orecchie. Ma dove sta la positività? la motivazione all’agire?

Probabilmente ed è un’affermazione con cui occorre fare i conti ogni volta che buttiamo un rifiuto nell’immondizia, non c’è niente di positivo nei confronti dei cambiamenti climatici. Non si può spegnere un pulsante e il giorno dopo vivere improvvisamente in un mondo pulito. Non lo possiamo fare, e se anche lo facessimo ci vorrebbero centinaia d’anni prima di disperdere tutti gas tossici accumulati nell’atmosfera e forse, chissà non sarebbe abbastanza.
Quindi siamo spacciati.

Forse però

Non volendo rinunciare alla gonna a cui attaccarsi nei momenti di panico, vivere nell’ansia ci aiuterà ad essere accorti, a valutare con rigore le nostre scelte alimentari, di trasporto, in generale di vita. Non possiamo invertire una rotta ma possiamo rallentare la caduta nell’attesa di costruire un materasso che ci permetta di atterrare sul morbido. Forse, ha ragione Cesarini quando dice: lo sappiamo e sappiamo il perchè. Questa è una buona notizia.

Per chi è curioso c’è anche un libro, scritto dal sopracitato, Il clima è (già) cambiato.

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